Nella bacinella c’era un piccolo bambino rosso perfettamente formato

Ho 35 anni, non mi sono mai sposata. Diciassette anni fa rimasi incinta di uno fra due uomini. Non parlai loro della gravidanza visto che non ero in stretto contatto con nessuno dei due. La mia promiscuità ed instabilità mentale mi avevano messo in un pasticcio. Vivevo con i miei genitori, siamo sempre stati una famiglia cattolica pro-life. Mamma accettò la mia gravidanza e disse che avremmo tirato su il bambino.
Ebbi un esaurimento nervoso a circa tre mesi di gestazione. Fui ricoverata e messa sotto terapia medica. Sembrava che non migliorassi.
Lo psichiatra aiutò la mia salute. Voleva aumentare la terapia per farmi stare bene. Poiché ero incinta, aveva paura di aumentare il mio dosaggio perché avrebbe nuociuto al mio bambino non ancora nato. Cercò di convincere la mia famiglia che l’aborto era la miglior soluzione. Io non volevo sentire.
Finalmente, a 4-5 mesi di gravidanza, cedetti. Nei momenti in cui mi supplicavano cambiai idea. Avevo grande amore e rispetto per il mio psichiatra che allora si mostrava amichevole con la mia famiglia.
Fui ammessa all’ospedale militare, che effettuava aborti allora. Mi misero la flebo. Fu messo un ago nel mio addome e cominciò l’avvelenamento salino. Dopo mezz’ora chiesi all’infermiera se fosse troppo tardi per cambiare idea. Disse che era troppo tardi. Più tardi cominciai a sentire i crampi e mi misero in una stanzetta. Ricordo che giacevo su un freddo tavolo metallico. Ma sorella e mia madre entrarono qualche volta, ma perlopiù ero sola. I crampi cominciavano a far male. Sentivo il bisogno di andar di corpo. L’infermiera mi portò una bacinella. Spinsi. Guardai e gridai: “È il mio bambino!”. Nella bacinella c’era un piccolo bambino rosso [il colore è dovuto alle bruciature causate dal sale] perfettamente formato. L’infermiera lo portò in fretta via da me. Le chiesi che cos’era. Disse che era un maschietto.
Poi fui messa in una stanza. Il medico controllò il mio utero. Non furono dette molte parole.
Avevo emozioni contrastanti immediatamente dopo. Sollevata da una parte, pietrificata dall’altra, triste e con sensi di colpa. Nel mio 19° anno mi sentivo morta dentro. Dopo l’aborto fui presto dimessa dall’ospedale. Mi sembrava di essere uno zombie con tutte quelle medicine che prendevo. Mamma mi aiutò a smettere.
Cominciai a vedere uno psichiatra con frequenza settimanale. Era molto gentile e piuttosto sciapo; non parlò mai dell’aborto.
La mia famiglia non parlava mai dell’aborto. C’era della tristezza. La mia promiscuità continuava. Lasciavo che gli uomini usassero il mio corpo, non sapevo dire “no”. Nel profondo avevo bisogno di essere amata e volevo un fidanzato.
Alla fine andai a confessarmi. [Anni dopo,] fui battezzata nello Spirito Santo. Un amico pregava con me interpretando i ricordi. Cominciai ad aprirmi agli incontri di Preghiera Carismatica e pregavo anche in piccoli gruppi per lodare il Signore ed essere sanata.
Un anno e mezzo fa ho cominciato a far volontariato una volta alla settimana in un centro di assistenza alla gravidanza. Do consigli alle donne che stanno pensando all’aborto e offro consolazione alle donne che hanno abortito.
Ho chiamato il mio medico abortista un anno fa per dirgli quanto l’aborto mi abbia causato più dolore di ogni altra cosa nella mia vita. Fa ancora aborti, e dice che sono la prima persona ad essersi lamentata. Gli ho detto solo che pregherò per lui, e che l’avevo perdonato.
[L’aborto] mi ha avvicinata a Dio. Tutti quelli di cui mi fidavo o che amavo mi hanno abbandonata. Nessuno ha cercato di dissuadermi dall’aborto. Ma sento che Dio era al centro del mio dolore. Si è proteso verso di me per offrirmi amore, compassione e perdono.
La mia vita non sarà mai più la stessa. Andy è il mio unico figlio. Non mi sono mai sposata. Forse un giorno lo farà, chi lo sa? Faccio l’infermiera per professione e la mia ultima occupazione è stata nel travaglio e nel parto. È bellissimo provare la gioia di un bambino che nasce.
Oggi sono assistente scolastica con bambini handicappati. Questi bambini appaiono diversi all’esterno, ma nei loro occhi c’è la luce di Cristo.
Essere una vittima dell’aborto mi ha insegnato a non stare mai zitta quando parlo apertamente della verità.

http://www.priestsforlife.org/postabortion/casestudyproject/casestudy1075.htm
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