Bugie e delitti

28 gennaio 2009
Ciò che accomuna tutta la propaganda abortista è l’accurata elusione di ogni riferimento al vero “oggetto” dell’aborto: un piccolo e indifeso essere umano. Quando non taciuto, il piccolo cucciolo d’uomo viene spacciato per “qualcosa”: un tessuto, un ammasso informe. Ciò è molto evidente nella propaganda commerciale delle cliniche abortiste dei paesi dove l’aborto viene eseguito anche in cliniche private, come gli USA. Molti siti abortisti definiscono false o esagerate le immagini dei bambini abortiti diffuse dai siti pro-life. Eppure, basta andare in un qualunque sito che tratti lo sviluppo fetale per rendersi conto che le immagini sono pienamente coerenti con lo sviluppo fetale. Qui di seguito alcuni esempi molto, molto eloquenti. Mai come nel caso dell’aborto è chiaro il legame che vi è tra omicidio e menzogna (cf. Gv 8,44).

Dal sito di Liberty Women’s Health Care (riguardo agli aborti nel primo trimestre)

Un ginecologo con particolare perizia in aborti esegue la procedura con un metodo noto come dilatazione e raschiamento tramite aspirazione (D&C). Usiamo solo strumenti sterilizzati. Durante questa procedura il canale cervicale viene dilatato molto delicatamente con dilatatori sterili ed il contenuto uterino viene delicatamente aspirato via con curette uterine monouso di plastica.

Lo stesso sito parla poi della procedura D&E che viene utilizzata nel secondo trimestre. Chissà perché non dice assolutamente in cosa consista, ma solo che nella loro clinica

per aumentare la sicurezza per le nostre pazienti, usiamo sempre la guida dell’ecografo durante gli aborti all’inizio del secondo trimestre, piuttosto che effettuare l’aborto alla cieca.

Non viene detto che l’aborto in questo caso consiste nell’usare un forcipe per fare a brandelli il bambino e poi estrarlo pezzo per pezzo.

Nel sito di American Women’s Services, un aborto del primo trimestre è descritto così:

La procedura comincia con l’apertura graduale e dolce della cervice per mezzo di una serie di aste affusolate chiamate dilatatori. Il medico poi inserisce nell’utero un piccolo tubo di plastica che è collegato ad una macchina aspiratrice, simile a quello che i dentisti usano per pulire la bocca dalla saliva. Il tubo viene mosso dentro l’utero per un minuto o due per rimuovere tutto il tessuto della gravidanza con una delicata aspirazione. Durante l’aspirazione potresti provare crampi simili a forti crampi mestruali.

La stessa clinica descrive un aborto tardivo come segue:

Aborto chirurgico tra 14 e 24 settimane:
Se sei incinta tra 14 e 24 settimane, la tua procedura impiegherà due o tre giorni per essere eseguita… Quando si è raggiunta una dilatazione adeguata, la laminaria verrà tolta ed il tuo utero svuotato con la tecnica che il medico pensa sia meglio per te. Tutte le pazienti che vengono sottoposte alla procedura abortiva nel secondo trimestre vengono poste in stato di sopore. Questa medicina ti rilasserà, diminuirà il disagio che potresti sentire e potrà inibire la formazione della memoria.

Questa clinica non dà alcuna informazione sulla procedura di ‘rimozione’. Il loro sito web dice semplicemente:

A Choice for Women è specializzata in aborti del secondo trimestre dopo le 12 settimane di gravidanza. In generale questo richiede una visita di due giorni alla nostra clinica. Nel primo giorno il primo giorno consisterà in un’ecografia, assistenza psicologica, valutazione da parte del medico, ed un dilatatore cervicale verrà inserito nella cervice. Ritornerai alla clinica il giorno dopo per la procedura di interruzione. Ti verrà fatta l’anestesia generale e non sentirai per niente la procedura.

Un medico abortista descrive l’aborto prima delle dodici settimane in questo modo:

Quando la cervice è stata adeguatamente dilatata, il prodotto del concepimento viene rimosso inserendo un tubo cavo di plastica chiamato “vacurette” e applicando pressione negativa (aspirazione / vuoto). In genere la vacurette viene mossa con una serie di colpi dentro e fuori o ruotata per migliorare le forze di trazione nella punta della vacurette. A volte questo è seguito dal curettaggio (raschiamento) delle pareti dell’utero per assicurarsi che non ci siano tessuti rimasti che potrebbero causare problemi in seguito.

Al South Jersey Women’s Center, l’aborto è descritto come segue:

Dopo avere completato le formalità, una breve sessione di consulenza informativa, analisi di laboratorio ed ecografia, la donna verrà sottoposta alla procedura abortiva. La procedura D&E è eseguita attraverso la vagina e comporta la delicata dilatazione ed apertura della cervice della donna, che è la piccola apertura in cima alla vagina, e poi utilizzando uno strumento che esercita una aspirazione per rimuovere il contenuto dell’utero. Non è necessario alcun taglio o incisione e la procedura dura solo da 5 a 7 minuti.

Descrizione dell’aborto di 5-16 settimane a The Allentown Women’s Center:

Quando l’apertura cervicale è abbastanza grande, un tubo dalla punta smussata (una cannula) viene inserito nell’utero. La cannula è attaccata ad un aspiratore ed una delicata aspirazione rimuove il tessuto della gravidanza dall’utero. Uno strumento a forma di cucchiaio (una curette) può essere usato per la pulizia finale del rivestimento uterino.

L’Austin Women’s Center pubblicizza i suoi aborti del primo trimestre come segue:

L’aborto chirurgico del primo trimestre è una procedura che si esegue in studio. La tua cervice verrà aperta gradualmente ed il contenuto dell’utero verrà rimosso con una delicata aspirazione. Durante i 5 minuti della procedura abbiamo preparato per te un CD di rilassamento guidato da ascoltare, così come l’illuminazione riposante nelle stanze degli esami. Un’accompagnatrice può stare con te durante la procedura.

Questo è ciò che The Center for Women’s Health dice sulla procedura D&E

La procedura D&E richiede molta più abilità da parte del chirurgo, ed è un’estensione del metodo di aspirazione. Per effettuarlo, il medico esegue un’aspirazione come nelle procedure per il primo trimestre, ma deve anche usare il forcipe per rimuovere il tessuto troppo grande per passare attraverso il tubo aspirante.

Forse a nessuno piacerebbe sentirsi dire che il tessuto che viene rimosso in realtà consiste di braccia, gambe, costole, organi e teste?

Sul sito di Early Options, si vede subito la faccia di una donna sorridente con la didascalia: “Non pensavo che potesse essere così semplice!”. La clinica pubblicizza una procedura chiamata estrazione mestruale o, come la chiamano, procedura di aspirazione, in cui viene usato un dispositivo a pompa manuale invece di una macchina aspiratrice. Il metodo è pubblicizzato per gravidanze fino a dieci settimane.

La procedura di aspirazione è una procedura semplice e naturale per terminare una gravidanza ai primi stadi.
Il medico inserisce un tubo sottile nell’utero attraverso la cervice (l’apertura dell’utero). Viene applicata una delicata pressione con uno strumento manuale. Il contenuto dell’utero va nello strumento di plastica…
Un embrione non può essere visto fino a quando hai perso due cicli. A quel punto l’embrione è grande come un pisello, e non è formato.

Per la cronaca dopo due cicli persi il bambino ha attorno alle sei settimane, il suo cuore pulsa a 150 battiti al minuto, è grande 20-24 millimetri e ha questo aspetto.

Sul suo sito nazionale, Planned Parenthood avverte che:

Centinaia di cosiddetti “centri di aiuto alla gravidanza” spaventano le donne riguardo all’aborto. Mentono sugli effetti medici ed emotivi dell’aborto.
L’aspirazione svuota l’utero con la delicata aspirazione di una siringa manuale o con aspirazione effettuata da una macchina.
La D&E è un’operazione in due parti. La cervice viene aperta lentamente. La procedura viene completata svuotando l’utero usando una combinazione di aspirazione e strumenti medici

Insomma, tutte queste aziende che fanno soldi con l’aborto cercano di occultare accuratamente e completamente ciò che avviene in un aborto, descritto come una “rimozione”, “delicata aspirazione” del “prodotto del concepimento” o del “contenuto dell’utero”, del “tessuto della gravidanza”.
Questi mercanti di morte sanno bene che tante donne rinuncerebbero all’aborto se sapessero che cosa esso comporta in realtà. Ma occultando la realtà, fanno davvero il “bene” delle donne? davvero ne “promuovono i diritti” ?

Ecco alcuni siti di neonatologia (neutri riguardo all’aborto) con immagini dello sviluppo intrauterino: è da tenere presente che alcuni datano la gravidanza a partire dalle ultime mestruazioni anziché dal concepimento ed in tali casi quindi l’età del bambino è di due settimane circa inferiore a quella che trovate indicata vicino alle figure.

I bambini (o cosiddetti “tessuti”) che si vedono nei siti sopra riportati, in Italia sono abortibili su richiesta della madre. A quelle creature, in quasi tutti i paesi europei, in USA e in Canada ed in molti altri paesi del mondo “civilizzato” non viene riconosciuto il basilare diritto alla vita.

E per chi abbia voglia di vedere fino in fondo in cosa consiste la “rimozione del tessuto”, segnalo il sito di CBR con immagini di bambini abortiti, certificate da un medico (qui la certifica con traduzione) che in passato ha eseguito più di mille aborti (il dott. Anthony Levantino). Vi avverto: non è un bello spettacolo.
http://www.abortionNO.org/Resources/pictures.html

Fonte principale di questo post:
http://www.clinicquotes.com/clinics describe.htm

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Quando la morte svela la vita

17 gennaio 2009
Quella che segue è la – lunga, ma interessantissima – testimonianza del dottor Anthony Levantino di Troy (stato di New York) tenuta ad un convegno della Pro-Life Action League. Il dottor Levantino ha praticato aborti per diversi anni fino a quando…
Con il permesso di Pro-life Action League di Chicago

Buongiorno, sono relativamente nuovo nel movimento pro-vita. Anche mia moglie Cecelia è qui, e viviamo ad Albany, nello stato di New York. Siamo attivi nei Pro-Life circa da un anno e mezzo.
Una persona molto attiva nei Pro-Life di Albany, un uomo di nome Dennis Walterding (che è la persona più scrupolosa che avete mai visto) mi avvisò quando mi unii per la prima volta al gruppo locale e cominciò a dirmi che sarei diventato molto ben conosciuto molto rapidamente. Ne dubitavo allora, ma poco tempo dopo mi trovai a Chicago, ed aveva ragione.
Mia moglie mi precisò che avevo incontrato il dott. Randall per la prima volta due anni fa alla New York State Right-to-Life Convention, e non avevo compreso fino ad oggi che si era anche laureato all’Albany Medical Center ad Albany, New York. Penserete che ogni abortista del paese faccia tirocinio lì, ma non è vero.
Ho esercitato ostetricia e ginecologia privatamente dal 1980. Il mio tirocinio cominciò nel 1976, feci quattro anni di tirocinio fino al 1980 e poi cominciai l’attività privata, prima in Florida per un anno e poi nello stato di New York. Come parte del mio tirocinio, mi insegnarono ad effettuare aborti.
Ho sentito dire cose diverse dalle persone sui loro programmi di tirocinio. Molti mi hanno chiesto: Sei stato costretto a effettuare aborti? Hai subito pressioni per effettuare aborti durante il tuo tirocinio? E la risposta è no. Avendo parlato ad altra gente, ho scoperto che questa non è la situazione di diversi istituti. Evidentemente, molti tirocinanti di ostetricia e ginecologia subiscono molte, molte pressioni per effettuare aborti, ma questo non è stato il caso quando ho fatto tirocinio io. Nel nostro gruppo di sette, solo uno non voleva effettuare aborti e non li fece. Attualmente esercita a Boston.
A differenza di alcuni altri oratori, non sono mai stato coinvolto con una fabbrica di aborti su vasta scala, un affare (ed è un affare, non prendetevi in giro) che è stato messo su con il solo intento di effettuare aborti. Le mie esperienze sono forse un po’ più universali in termini di ostetrici e ginecologi del paese che sono stati addestrati ad eseguire aborti durante i loro tirocini e poi hanno continuato a farli come parte della propria pratica privata, ma neanche la parte più consistente. Certamente non è mai stato il maggior aspetto della nostra pratica privata.
Il mio socio ed io, comunque, eravamo relativamente importanti nella zona di Albany per un fatto famigerato, del quale tuttora mi rammarico. Il nostro gruppo era quasi l’unico gruppo che eseguiva aborti tardivi, procedure D&E, Dilatation and Evacuation [dilatazione e svuotamento]. E ci venivano inviate pazienti da tutta l’area della nostra parte dello stato non solo dai medici di Albany e Schenectady, ma anche da contee vicine distanti da 70 a 80 miglia [110-130 chilometri]. Avevamo tante pazienti.
Non li ho mai contati veramente. Sono lieto di non poter dire di essere responsabile di più di 50’000 aborti, ma so di avere effettuato centinaia di procedure con un coinvolgimento manuale diretto, come ha detto Scheidler, con il forcipe in mano, andando dentro l’utero di qualcuno e facendo a pezzi un bambino.
La gente chiede: Perché i medici eseguono aborti? Molte ragioni sono già venute fuori, ed io le amplificherò. È redditizio, c’è molto denaro! Un modo per rendere l’aborto meno disponibile è renderlo non redditizio, e ci sono probabilmente tanti modi per farlo.
Sono curioso di parlare con alcuni degli altri oratori riguardo al tema dell’assicurazione di responsabilità. Non so come sono le leggi da qualche altra parte, ed è un interessante punto da seguire. Ma nello stato di New York non c’è alcuna sanzione di assicurazione per nulla. Si paga una tariffa fissa; vi posso dire che è una tariffa alta. Ma paghi una tariffa alta per l’assicurazione e poi puoi fare ogni cosa. Puoi fare chirurgia radicale per il cancro; puoi fare parti; puoi fare aborti finché non ti escono dalle orecchio. Non c’è alcuna sanzione da parte dell’assicurazione nello stato di New York.
Perché i medici eseguono aborti? Perche io eseguivo aborti? C’è una cosa filosofica che viene per prima. Come mi piace dire alla gente – se sei pro-choice o, come molta gente ama dire, moralmente neutra sull’argomento (se esiste una cosa simile, e non penso veramente che esista) – se sei pro-choice e ti capita di essere un ginecologo, sta a te prendere gli strumenti in mano e d eseguire attivamente un aborto. È l’associazione più naturale del mondo. E lo fai come parte del tuo addestramento. C’è molto da imparare dall’aborto. Sembra terribile, ma è vero. C’è un mucchio di cose mediche che puoi imparare facendo aborti che si traspongono anche nel resto della tua pratica… come fare un buon D&C [Dilatation & Curettage, dilatazione e raschiamento], come fare un buon D&C in circostanze difficili. Un D&C durante l’aborto è più pericoloso di un D&C fatto per un qualsiasi altro scopo. Mi insegnarono ad effettuare aborti salini durante il mio tirocinio. Assumerò che la maggior parte della gente qui sia abbastanza sofisticata e sappia che cosa comportano queste procedure. Quando tengo discorsi nella mia città, ho una serie di slide perché molta gente non sa che cosa sia l’aborto. Non sanno che cosa venga abortito, e non sanno come viene fatto. Ma fare un aborto salino ti insegna come fare bene l’amniocentesi. Penso di fare le migliori amniocentesi in città, e l’ho imparato facendo aborti.
In ogni caso, se sei convinto che, sì, le donne hanno la possibilità di scegliere; e si ti hanno venduto questa bufala e ci credi, e sei un ginecologo, allora li fai.
Lungo la strada scopri che fai tanti soldi facendo effettuando aborti. Ora, puoi fare tanti soldi facendo comunque il medico, e non cercherò di fregarvi e dire che non è vero. Guadagno molto bene. Spero che sia sempre così. Ma non voglio guadagnare un centesimo effettuando un aborto! Non ne vale la pena per me.
C’è una discrepanza molto grande nei tipi di onorario che i medici guadagnano. Non sono sempre calcolati in un qualche modo logico. Vi darò un esempio. Quando devo far partorire un bambino, avrò quella donna nel mio ufficio per sette-otto mesi; lei avrò un numero illimitato di visite in studio. Ricevo chiamate in tutte le ore del giorno e della notte. Più spesso che no, mi alzo nel cuore della notte. Nella parte orientale di New York vi posso dire che, in questo periodo dell’anno, non è una cosa particolarmente divertente da fare. Uscire in mezzo alla bufera ed andare in auto all’ospedale, sedere presso un letto per ore osservando una donna che ha le doglie, facendo svolgere il parto, pregando Dio che tutto vada bene, come di solito avviene. E poi seguirla dopo; le visite di controllo nello studio. E poi aspetti e ti aspetti che tutto sia finito. In genere è finito, ma a volte no. Sei o sette anni dopo improvvisamente ricevi la richiesta di un avvocato che vuole le cartelle cliniche perché il bambino ha un problema di un certo tipo. Questo non vuol dire che ne sei responsabile, ma questa nazione è fatta in modo che le famiglie, se hanno un bambino deforme o non sano, e i costi delle cure sono quelli che sono, quando hai un figlio disabile (chiunque qui che ne abbia uno ve lo può dire), le tue spese mediche saranno facilmente dell’ordine dei decine di migliaia di dollari, e possono salire a cifre molto elevate. Non hai rifugio; non hai altra fonte di soldi che andare a far causa alle persone che hanno effettuato il parto, in primo luogo. È una grande responsabilità. Potrei fare l’oftalmologo ed eseguire una cataratta; mi ci vorrebbero 30 minuti e ci guadagnerei 2000 dollari. Ci sono discrepanze nel modo in cui questi onorari vengono calcolati.
O posso eseguire un aborto. Posso lavorare in una clinica per aborti, dalle 9 alle 17. Non mi seccano mai di notte; non devo andare fuori nei weekend; faccio più denaro dei miei fratelli ostetrici. E non devo affrontare la responsabilità. Questo è un grande fattore, un enorme vantaggio.
Nella mia pratica, facevamo in media tra i 250 ed i 500 dollari ad aborto, ed era denaro contante. Questo è proprio il caso in cui come medico puoi dire: o mi paghi subito o non mi prenderò cura di te. È del tutto facoltativo. Quando una donna viene da me ed è incinta, e suo marito ha perso il lavoro e forse la loro assicurazione non è in corso di validità, non la mandiamo via. Ma quando una donna vuole abortire, è una procedura facoltativa. O hai il denaro o non lo fai, e loro se lo procurano.
Puoi entrare di lunedì mattina, fare tre o quattro aborti (la procedura in sé non dura più di cinque o sei minuti), rimettere a posto la stanza, lasciare spazio per la prossima paziente, farla entrare. Uscirò da lì dopo due ore; sarò a casa in tempo per il pranzo; nessuno mi chiamerà di notte; e non dovrò mai, mai preoccuparmi che il suo avvocato possa mai seccarmi. E farò la stessa quantità di soldi che farei con un parto con tutti quei mesi di lavoro. Ora, chi è lo sciocco? L’ostetrico pro-life o quello abortista?
Ci sono altri motivi che forse non sono meno importanti. Ho sentito dire tante volte da altri ostetrici: Beh, non sono proprio pro-aborto, sono pro-donna. Quante volte l’avete sentito dire? I gruppi di donne in questo paese, non sono i soli, ma hanno fatto davvero un buon lavoro di dare a bere alla popolazione questa bufala. Che talvolta distruggere la vita è essere pro-donna, ma tanti ostetrici usano questa giustificazione con loro stessi e vi dico che tanti di loro ci credono. Anch’io ci credevo. Non è difficile convincersene.
Vado spesso ai gruppi. Quando fai questi discorsi, chiunque ve lo può dire, rendi un’assemblea o amichevole od ostile. Questa è un’assemblea amichevole. In verità, preferisco le assemblee ostili; sono più divertenti. Ma quando vai ad un’assemblea ostile – ho fatto un dibattito con una giovane donna che lavorava da Planned Parenthood alla State University of New York ad Albany – senti gli stessi argomenti. L’argomento pro-donna viene sempre fuori; che in qualche modo rifiutando di effettuare aborti reprimo le donne. Mi dicono che costringo le donne a fare le incubatrici. Non l’ho costretta ad essere incinta. Non ero da nessuna parte della stanza! Ma senti queste cose tutte le volte. Un argomento che potete usare (è molto semplice e lo uso tutte le volte, e almeno le ferma per due secondi) è: ehi, lavorate sodo per sostenere i diritti delle donne. Cosa mi dite delle 750’000 donne che muoiono a causa della procedura abortiva ogni anno? Perché le dimenticate? È molto difficile rispondere a questa domanda.
Molti medici non si sentono poi tanto a loro agio a fare aborti. Ancora, non conosco le esperienze di tanti medici. Non mi sono mai guadagnato da vivere solo facendo aborti. Questo sarebbe un po’ difficile se tu fai diverse centinaia di migliaia di dollari all’anno, e posso dirvi che è ben dentro l’ambito delle possibilità. O Cielo, se una che lavora in una clinica può guadagnare 150’000 dollari all’anno e non è nemmeno medico, immaginatevi solo ciò che guadagna il medico. È molto difficile se l’intero reddito dipende dall’aborto, ma quando non è così (e i medici che eseguono aborti sono la maggioranza in questo paese), loro non dipendono dall’aborto per il loro reddito. È un entrata facile, ma non ne dipendono. Tanti medici non si sentono molto a loro agio.
Come ho detto, una buona parte del mio discorso è la mia presentazione a slide, ed è molto semplice perché consiste nel mostrare slide di feti da 24 settimane in giù. Come sapete, la sentenza Roe v. Wade consente l’aborto per tutta la gravidanza, in un qualunque periodo della gravidanza. Tecnicamente, gli ultimi tre mesi sono per motivi di “salute”, che non è definita nella legge. Ma si può abortire fino a sei mesi anche senza nessun motivo, solo perché lo si vuole. Così comincio allo stadio di sei mesi e vado indietro nella mia presentazione, e la gente è sorpresa di vedere che, eccetto la grandezza, non c’è poi tanta differenza tra un feto di 24 settimane ed uno di 8 settimane, ed io li faccio tornare indietro.
Sapete, con i medici è diverso. Loro lo sanno. Non posso fare questo discorso ai medici. Glielo fanno al primo anno di studi di medicina. Si chiama embriologia; tutti la studiamo. E sanno dannatamente bene che aspetto ha un feto di 6 settimane, e uno di 8 e uno di 10. E sanno che questi bambini sono formati. Posso dirvi (almeno riguardo alla mia esperienza con la gente con cui ho lavorato), molti di loro sono un bel po’ a disagio con l’aborto. Non è qualcosa che amino fare particolarmente. Dirò che in questi casi (non parlo delle grandi cliniche per aborti; lì c’è un problema reale e devi lavorarci sodo), ma per il medico medio delle vostre comunità, e potrebbe non essere così difficile farli smettere. Come dico sempre, ci è voluto un quattro e quattr’otto nella mia testa per farmi smettere, e ne parlerò tra breve. Potrebbe non essere così difficile perché scoprirete che probabilmente non amano particolarmente farli. È sciatto. È sporco. Loro lo sanno.
In ogni caso, ci sono tanti motivi per cui i medici li fanno, e nel caso almeno di un medico come me, che non ricava una parte sostanziale del suo reddito dal fare aborti, potete arrivarci. Non è così difficile, ma richiede uno sforzo.
Eseguii aborti nel mio studio e all’ospedale, inclusi aborti D&E nella pratica privata, nell’area di Detroit dal 1981 al 1985. Le mie esperienze non sono per niente uniche. Non ero tanto a mio agio con gli aborti. Avevo alcune ragioni personali per cui non ero a mio agio.
Cominciando il mio tirocinio, stavo imparando il mestiere di ostetricia e ginecologia. È un’abilità che si sviluppa. È come qualsiasi altra cosa: impari soprattutto con la pratica e più fai più diventi bravo. Andavamo alla clinica per aborti all’Albany Medical Center una volta alla settimana. Lasciatemi dire: era piena. Erano prenotati per mesi. Infatti facevano continuamente entrare donne come casi d’emergenza perché stavano andando così avanti che non sarebbero state più in grado di abortire. Prenotavamo un mucchio di pazienti, su base settimanale, attraverso quella clinica per aborti D&E e per aborti salini e per aborti con prostaglandine.
Durante il mio tirocinio, tra il 1976 ed il 1980, non c’erano ancora gli aborti D&E. Dovevano ancora venire. So che veniva fatto in pochi posti, ma era una procedura difficile che poche persone avevano appreso, certamente nessuno nella mia zona. Infatti era veramente grigia perché se qualcuna veniva dopo 12 settimane ma non ancora 16, in genere le facevamo aspettare un mese finché il bambino fosse abbastanza grande per fare un aborto salino, che era la procedura standard.
Almeno una volta alla settimana – a volte due – era il medico interno che aveva l’incarico di sedersi e fare i quattro, cinque o sei aborti D&C per aspirazione quel mattino. Quando si finisce un aborto D&C per aspirazione, il medico deve aprire un piccolo sacchetto e deve letteralmente riassemblare il bambino. Bisogna farlo per essere sicuri che non abbia lasciato niente dentro.
Ho avuto complicazioni, come chiunque altro. Ho perforato uteri. Ho avuto tutti i tipi di problemi: sanguinamenti, infezioni, Dio sa quante di quelle donne sono sterili ora. Ricordo di essere stato chiamato nel mio ufficio di direttore perché una giovane donna a cui avevo praticato un aborto si era fatta visitare a Troy – stato di New York – (dove ora lavoro) e l’aborto era stato incompleto. Non avevo fatto bene il mio lavoro, e le erano usciti un braccio ed una gamba ed era uscita di testa perché non capiva che cosa fosse successo.
Il mio disagio venne fuori a quel punto, perché c’era questo tremendo conflitto che proseguiva dentro di me. Stavo facendo i miei D&C, cinque-sei alla settimana, e facevo aborti salini di notte ogni qualvolta mi chiamavano. Il medico interno di turno ha il compito di fare gli aborti salini e ce n’erano abitualmente due tre di questi, ed erano orribili perché si vedeva un bambino intatto, integro che nasceva, ed a volte erano vivi. Questo era molto, molto spaventoso. Era un tipo di esistenza da dare il voltastomaco. Però lo facevo ed allo stesso tempo mia moglie ed io cercavamo di avere un bambino, ed avevamo delle difficoltà. Eravamo sposati da un paio d’anni e ancora nessun bambino. Improvvisamente capimmo che avevamo un problema di sterilità. Continuavo a fare aborti, non smisi. Ma era difficile. Stavamo diventando matti cercando un bambino da adottare, ed io li gettavo nella spazzatura al ritmo di 9-10 alla settimana. Mi capitò di pensare: vorrei che una di queste persone mi lasciasse avere il suo bambino. Ma non funziona così. Così il conflitto era lì. Ci sono altri conflitti che rendono scomoda la routine di un ostetrico-ginecologo.
La maggior parte del nostro lavoro non si svolgeva facendo aborti, ma fornendo cure ostetriche per persone che volevano i loro bambini. Il vostro ostetrico ha comunemente una macchina per ecografie. Scommetto che la maggioranza degli ostetrici ora ha macchine per ecografie in studio. Usiamo quotidianamente la macchina per ecografie. Come medico, tu sai che questi sono bambini. Vedi che sono esseri umani con braccia e gambe e teste e si muovono in giro e sono molto attivi. Questo te lo ricorda: ogni volta che metti la sonda sull’utero di una donna te lo ricorda. Perché vedi il bambino lì dentro, il cuore che batte, le braccia che si muovono. Ci divertiamo con lui. È molto divertente. Due giorni fa ho mostrato ad una madre il suo bambino che si succhiava il pollice. Era così chiaro; è chiaro che cosa stava succedendo, era di 14 settimane. Li puoi vedere anche prima. Abbiamo persone che vengono con sanguinamenti e che temono di avere un aborto spontaneo: ora questa è una persona che vuole il suo bambino. Non ci sono notizie migliori per me che mettere la sonda sull’utero di una donna e fare vedere un cuore che batte e dire: Il tuo bambino è a posto. Come ostetrico lo fai per tutto il tempo. E poi, un’ora dopo, vai in sala operatoria ed esegui un aborto. È difficile. Se hai un po’ di cuore, e non penso di essere una persona particolarmente buona o morale, ma se hai un po’ di cuore, ti tocca.
Fummo fortunati. Mia moglie ed io fummo molto fortunati perché eravamo passati per tutti i soliti enti per le adozioni, per i servizi sociali e gli enti statali cercando di trovare il nostro bambino. Andavamo da una strada all’altra finché improvvisamente ebbi una brillante idea (e non so perché non ci avevo pensato prima). Conosco di persona 45 ostetrici in questa città. Non ditemi che nessuno di loro non avrà un bambino disponibile per un’adozione privata. Così, mettemmo l’annuncio. Abbiamo parlato con ogni ostetrico della città e abbiamo fatto centro. Ci vollero circa quattro mesi. Ma un giorno arrivò una telefonata. Ero in sala operatoria e non lo dimenticherò mai, stavo facendo un aborto, stavo assistendo un tirocinante. Qualcuno mi bussò dietro la spalla, mi girò e mi disse: Chiama così e così immediatamente. Questo fu tutto quello che diceva il messaggio, ma sapevo che cos’era. Per noi, fu una grande fortuna; fummo baciati dalla fortuna. Tre giorni dopo adottammo una piccola bambina sana. La chiamammo Heather.
Dopo la laurea, andai in Florida per un anno. Bel tempo, ma non era un posto per una giovane coppia con una figlia piccola, almeno il posto dove eravamo noi, così dopo un anno ce ne andammo. Penso che feci due aborti in tutto l’anno e questo perché c’era una popolazione più anziana lì. Non c’era molta richiesta, almeno nell’area dov’ero.
Mi ritrovai nell’area di Albany. Tornammo lì perché era lì che c’erano le nostre radici. Il mio socio faceva aborti D&E. Infatti era il centro dove indirizzavano gli aborti D&E della zona. Feci solo un aborto D&E come medico interno, e fu con lui perché all’epoca stava solo valutando l’idea di farlo. Normalmente gli interni non assistevano i medici mentre facevano gli aborti. Dissi: Ehi Bill, mi piacerebbe vedere anche solo una di quelle cose. Mi disse: Beh, perché non lo fai e ti faccio vedere come funziona, perché è diverso, non è come gli altri aborti, è molto diverso. Mai più l’aborto salino. Si va da un tipo di brutalità all’altra. Vi dirò una cosa sull’aborto D&E, non dovete mai preoccuparvi che un bambino possa nascere vivo. Questo è un suo aspetto positivo – se volete metterla in questo modo. Se nessuno di voi sa che cosa sia un D&E, non ne descriverò altro se non dicendo, come medico, che ci si siede a strappare – e voglio dire strappare, devi avere molta forza per farlo – le braccia e le gambe dai bambini e a metterle in una catasta sopra il tavolo. Se nessuno di voi sa com’è, vi invito caldamente a guardare il film del dott. Nathanson, Eclipse of Reason. Penso che sia un opera assolutamente superba, e quando quel film sarà finito voi saprete che cos’è un D&E.
Come interno ho fatto un D&E con il mio futuro socio. Non avevo idea che saremmo stati soci negli anni a venire. Cominciai la procedura. Seguii le sue istruzioni e in tre minuti perforai l’utero. Fu molto facile da fare. Riuscimmo a completare il D&E e, a parte l’infezione che le venne dopo, lei fu a posto. Credo che quella donna abbia avuto alcuni figli dopo, e di questo sono contento. Fu la mia prima esperienza di D&E.
Così imparai a fare aborti D&E. Ora avevo una famiglia per conto mio, e non c’era più nessuna pressione per adottare un figlio. Come spesso accade, anche se i libri dicono che non dovrebbe (non che non dovrebbe ma che statisticamente non fa alcuna differenza), dopo che avevamo adottato un figlio, dopo anni di tentativi, avemmo un figlio per conto nostro. Così avevamo un figlio ed una figlia, e ne eravamo perfettamente felici.
Possiamo parlare del perché i medici fanno aborti, e penso che i motivi tendono ad essere più o meno universali. Ma perché i medici cambino idea, almeno secondo me, è molto personale. È diverso da un medico ad un altro. Tutti noi siamo sottoposti a diversi tipi di pressione. Il nostro ufficio era picchettato. Il nostro ospedale era picchettato. È molto sgradevole avere gente che gira intorno per tutto il tempo e sai che lo rivolgono a te. Non sono carini come il signor Scheidler. Non mettevano i nostri nomi su striscioni od altro. Questo l’avrebbe reso peggiore. Era abbastanza brutto. È una seccatura guidare la tua Mercury lungo una fila di gente che ti porge volantini dal finestrino. Ma ce la facevamo. C’era una chiesa fondamentalista lungo la strada che aveva organizzato questa cosa ed erano lì ogni santo giorno: pioggia, sole, freddo, neve, loro c’erano. Andavano all’ospedale per fermare gli aborti. Vi do un suggerimento. Avevano un amministratore che era compassionevole. Ma andavano anche dalle infermiere nella sala operatorio. Sapete, un medico non può fare un aborto in sala operatoria senza un assistente, e quando raggiungevano tutte le assistenti, e facevano sì che tutte le donne nella sala operatoria che non volevano farlo più dicessero “non voglio farlo più”, non c’erano più assistenti. Ergo niente aborti. L’ospedale non fece più aborti. Riuscirono a questo riguardo, ma portammo semplicemente la nostra attività un po’ più in là. Devi bloccarli tutti in una volta. È difficile.
In questa atmosfera, andammo avanti felici e contenti per diversi anni. Come ho detto, le mie motivazioni per smettere furono molto personali, ma forse, spero, potrete ricavarne qualcosa.
La vita era bella fino al 23 giugno 1984. Quel giorno ero di turno, ma ero a casa in quel momento, e avevamo alcuni amici e i nostri figli stavano giocando nel retro del giardino. Alle 19,25 udimmo uno scricchiolio di freni davanti alla nostra casa. Corremmo fuori e Heather giaceva sulla strada. Facemmo tutto ciò che potevamo, e lei morì. (Vi prego di scusarmi, non ne ho mai parlato prima in una conferenza).
Sono andato ad un’assemblea cattolica nel Connecticut alcune settimane fa. Feci il mio solito discorso e non andai dentro ai perché, ed uno dei vescovi venne da me dopo. Mi disse: Non mi ha detto perché ha smesso. L’ho come evitato. Gli ho parlato, e lui mi ha incoraggiato dicendomi di raccontare la storia. Dovresti farlo sapere alla gente.
Fatemi dire una cosa. Quando perdi un figlio, tuo figlio, è molto diverso. Tutto cambia. Tutto di un colpo, l’idea della vita di una persona diventa molto reale. Non è più un corso di embriologia. Non è un paio di centinaia di dollari. È la realtà. È tuo figlio che hai sepolto. I vecchi disagi ritornano alla carica. Non potevo più neanche pensare ad un aborto D&E. In nessun modo. Io ho come portato avanti l’attività come sempre perché cerchi di andare avanti normalmente con la vita quando muore qualcuno, ed io ho eseguito aborti per alcuni mesi.
Mia moglie ha detto molte volte che vorrebbe avere delle videocassette di me in quel tempo. Eravamo abbastanza sotto sforzo, ma sapevo di avere un aborto programmato in studio il giorno dopo. Divenni molto scontroso. Era difficile esserci. Stavo diventando molto, molto brusco con il personale del nostro studio. Ogni volta che qualcuno veniva da me e diceva: “ho una paziente che ha bisogno di abortire. Puoi farglielo giovedì mattina?” mi arrabbiavo molto. Iniziai a sentire che la gente mi stava facendo qualcosa. Era ridicolo, lo stavo facendo io a me stesso. Dopo alcuni mesi così, cominci a capire che è il figlio di qualcuno. Ho perso mia figlia che mi era molto cara. E ora so che sto prendendo il figlio di qualcuno e lo sto strappando fuori proprio dal suo utero. Sto uccidendo il figlio di qualcuno.
Questo è ciò che mi occorse per cambiare. Il mio senso di autostima andò a terra. Cominciai a sentirmi un assassino prezzolato. È esattamente ciò che ero. Guardi i film; qualcuno va da qualcun altro, gli dà del denaro per uccidere qualcuno. È esattamente ciò che facevo. E quando il mio senso di autostima andò giù in cantina, questo fu tutto ciò che ci volle.
È vero che “le vecchie abitudini sono dure a morire”. Ma arrivai ad un punto, e Cic ed io ne parlammo insieme, che non ne valeva la pena. Non ne valeva più la pena per me. Il denaro non ne valeva la pena. Non mi importa. Questo mi sta uscendo fuori dalla pelle; mi costa molto. Mi costa molto personalmente. Neanche per tutto il denaro del mondo, non farebbe alcuna differenza. Così smisi. Dormii molto meglio alla notte dopo. Fece davvero differenza.
Forse è qui la chiave. Non tutti i medici abortisti perderanno un figlio o avranno qualcosa che influenzerà profondamente le loro vite; ma qui dentro, forse, c’è la chiave. Se puoi far sì che l’aborto costi all’ostetrico-ginecologo più di ciò che ne ricava. Ciò che ne ricava è il denaro. Posso dirvi che non ne ricava nient’altro. Non ne ricaviamo nessun gran senso di realizzazione, o almeno così fu per me. Anche se credi all’argomento pro-donna, io non ho mai avuto nessun sacro fuoco perché pensavo di aiutare le donne. Tutto ciò che ne ottiene è denaro. E come medico, può fare soldi in tanti modo. Non è costretto a farli così.
Come ho detto, essere picchettato è molto sgradevole. Vanno persino sul personale. Non ho mai avuto la mia casa picchettata. Non ho mai visto il mio nome su uno striscione, ma era molto sgradevole.
Facciamo parte di un gruppo di Albany di nome Citizens Concerned for Human Life [cittadini interessati alla vita umana]. È un gruppo pro-life tradizionale, formalmente esiste da tre anni. Una cosa che il nostro gruppo sta organizzando, che altri possono prendere in considerazione, è un boicottaggio dei ginecologi locali. Puoi influenzare un ginecologo economicamente (non c’è niente che amiamo di più del nostro reddito, almeno questo è quanto la gente ci dice di solito). Ma c’è bisogno di una tattica più forte quando si parla di cliniche per aborti. Quando parli di un ginecologo tradizionale, del tipo da cui vanno probabilmente tutte le donne di questa stanza, scopri se fa aborti. È facile. Digli come ti senti. Con un po’ di sforzo – non ci vuole molto sforzo – puoi organizzare le cose come abbiamo fatto noi. Fate la lista dei ginecologi nelle vostre aree. Potete reclutare delle donne che telèfonino. È il “Pronto sono Betsy Ross. Le mie ultime mestruazioni sono state due mesi fa. Sto pensando di abortire. Il dottore esegue aborti?”. L’abbiamo fatto. Penso che ci siano state due o tre telefonate. Non ci fidiamo di una sola telefonata. Facevamo tre telefonate: persone diverse, in orari diversi, tutte chiedevano dello stesso medico ed abbiamo documentato tutto molto accuratamente perché, ovviamente, quando il boicottaggio riesce le persone si arrabbiano. Potete produrre la documentazione e dire che nella tal data quella persona ha chiamato, e che nella talaltra data quella ha chiamato, e sappiamo che dottor “X” esegue aborti.
Do questo suggerimento alle donne che abbiano la voglia di farlo. Se avete un ginecologo che conoscete e di cui vi fidate, e di cui vi fidate da anni, dovete decidere se volete lasciare questo medico perché esegue aborti. Posso dirvi che se abbastanza donne vengono da voi – e vi ho detto che ci vogliono anni per mettere su uno studio – e dite: “penso che lei sia un bravissimo medico. Siamo andati molto d’accordo, ma non posso più venire da lei perché lei esegue aborti”. Questo può avere un effetto reale. Come ho detto, per la maggior parte dei ginecologi medi, l’aborto non è una grande parte dei loro affari. Se vedono un’altra parte dei loro affari andarsene via per questo, costerà loro più di quanto ne valga la pena. È una possibilità. Dovete decidere se vi sentite a vostro agio a farlo.
Solo perché un medico non esegue aborti non vuol dire che sia un buon medico. Lo vedo ogni giorno. La gente sembra pensare: “oh, non fa aborti? lei deve essere un buon medico”. Sono un essere umano. Faccio errori. Ho complicazioni. Penso di essere un buon medico. Chiedete alle mie pazienti. Loro ve lo possono dire. Ma questo è un modo. Ci sono altri modi. Potete renderlo meno vantaggioso, influenzarlo in altri modi, specialmente economicamente, potreste essere capaci di fare la differenza.
Ci sono un sacco di persone neutrali là fuori. Non tutti gli abortisti sono tipi con il sangue che cola dai denti e che guidano una Cadillac rivestita d’oro e tutto il resto. La maggior parte di loro sono gente comune, come me. Probabilmente potete fare la differenza. Non è poi così importante per loro.
Ci sono tanti altri modi per influenzare gli abortisti. Non comincerò nemmeno. Il signor Scheidler è l’esperto su questo con il suo libro “99 modi di fermare l’aborto”. Il suo libro ha un mucchio di suggerimenti buoni, validi.
Una cosa che sottolineo che io penso sia efficace è il concetto erroneo nella gente di che cosa viene abortito. Ne sento parlare sempre. Mi fa diventare matto. “È un ammasso di tessuto”. Quante volte l’avete sentito dire? Sempre. “È un ammasso di tessuto”. Uno dei miei migliori amici è un microbiologo laureato ed è ricercatore capo di una grande compagnia farmaceutica. Non è un bambolotto. Lui conosce. Lui mi conosce bene, e non è da me stare davanti a un gruppo di persone e prendere una posizione forte, eloquente, pubblica su qualche cosa, e lui lo sa. L’anno scorso, d’improvviso, ci vede, mia moglie ed io, che lo facciamo entrambi, e gli è venuta la curiosità. Così abbiamo avuto una discussione. Non sapevo proprio che cosa ne pensasse. Hanno un paio di figli, una bella famiglia, stanno bene. Non potevo crederci: un microbiologo laureato! Dovevi sentire questo tipo parlare dei nuovi farmaci per il cancro all’orizzonte, le cose che sta sviluppando. È molto istruito ed abile. Mi sono cascate le braccia quando ha detto: “Qual è il problema? è solo un ammasso di tessuto”. Questo era un laureato in microbiologia. Che cosa credi che pensi l’uomo della strada?” La gente proprio non lo sa.
La gente di questo paese, gli americani, hanno un cuore. Ce l’hanno davvero. Non conosco nessun altro in questo mondo che dà come noi quando la gente muore di fame in Etiopia o in un qualsiasi altro posto. Abbiamo i nostri problemi, un mucchio di problemi, ed io non sono d’accordo con tutto ciò che fa il governo e penso che noi facciamo un mucchio di cose cattive, ma questo paese ha un cuore. Quando Jessica, quella bambina di Midland nel Texas cadde nel buco, il paese impazzì. Ogni volta che accendevo la TV sentivo un altro resoconto orario sulla salute di Jessica. Questo è continuato per giorni. Tutto questo sforzo, tutta questa copertura giornalistica, tutta questa simpatia per una bambina. E le altre 750’000 bambine che vengono tritate negli aspiratori ogni anno? Penso che, almeno in parte, è così perché la gente non sa.
Ho fatto una presentazione nella mia chiesa ed ho fatto vedere un feto di 24 settimane. Fatemi dire, se mettete un’immagine di un feto di 24 settimane sullo schermo nessuno ha dubbi che quello sia un bambino. Nessuno. Potete lavorare indietro fino al punto in cui una donna sa per la prima volta di essere incinta, ed appare ancora un bambino a me, e a chiunque altro. Ho provato nella mia chiesa, è un territorio molto amichevole. La prima volta nella mia chiesa, una persona, un insegnante di inglese nel locale liceo, si era fatto l’idea di essere pro-choice. È ancora pro-choice, ma specialmente da questa persona, se tu lo incontrassi, sapresti che cosa voglio dire. Fu un grande complimento per me quando venne a dirmi: “sono un pro-choice e la penso ancora così, ma non avrei mai pensato che il suo discorso mi avrebbe influenzato tanto”. Ho attaccato bottone con quella persona e continuerò a stuzzicarla. C’erano altre persone nella chiesa che erano sedute alla presentazione, non così coriacee come lui, che hanno avuto lo stesso pensiero. Erano pro-choice quando sono entrati: ora non sono tanto sicuri. Potete istruire le persone. Io cerco di dirglielo. Voglio che la gente sappia ciò che sanno i medici. Che questa è una persona. Questo è un bambino. Questo non è un qualche tipo di ammasso di tessuto e questo fa la differenza. Questa è la mia parte.
La questione dell’assicurazione è di grande interesse per me. Ho preso giù alcune note perché è una cosa nuova. Non avevo compreso che altri stati facevano pagare una sanzione per l’assicurazione. È una cosa a cui dobbiamo pensare. Non è il caso nello stato di New York. La legislatura dà accesso al nostro gruppo ad alcuni legislatori un po’ meglio di certa altra gente nello stato.
Chiedendomi di venire qui oggi, il signor Scheidler mi disse che avrebbe voluto sentire alcune parole su cosa penso che il movimento pro-life faccia bene e che cosa facciamo meglio, e forse potrei criticare alcune cose. Dirò brevemente che una delle cose più gratificanti del lavorare tra i pro-life è stata incontrare e venire a conoscere alcune persone molto fini e scrupolose che hanno tanto cuore e vogliono mettersi in gioco in una causa impopolare per fare giustizia in qualcosa che vedono essere sbagliato. È un’esperienza meravigliosa per noi.
Se dovessi scegliere una cosa di cui penso di non essere contento dei pro-life, è la disorganizzazione. È terribile. C’è almeno un po’ di coordinazione tra gli uffici, ma la mia impressione è stata, parlando ad altre persone, che c’è stata tanta disorganizzazione. C’è un grande sforzo in atto, ma penso che molto dello sforzo venga sprecato perché non lavorate coordinati. NOW [organizzazione femminista] lavora in modo coordinato e Planned Parenthood lavora in modo coordinato. Siete contro forze molto, molto potenti che sono organizzate, finanziate, molto forti e molto influenti. Dovete cominciare a coordinare i vostri sforzi o sprecherete un mucchio della vostra energia.
Un’altra cosa che vorrei menzionare è una cosa di cui mi voglio liberare perché è una cosa che voglio apprendere dalla conferenza: lo stato delle leggi sul consenso dei genitori in altre zone. Facevamo aborti, va bene, ma vorrei dare a noi stessi una piccola pacca sulle spalle. Non avremmo mai, mai toccato un minore senza il consenso dei genitori. Non si può proprio fare. Non esegui operazioni su ragazzi senza il consenso dei genitori, consenso scritto. Abbiamo mandato via tante ragazze perché avevano 15 o 16 anni; abbiamo sorpreso alcune di loro che mentivano sull’età perché conoscevano la nostra politica, ma era così. Mi spiace, ma se non hai 18 anni non posso farlo senza consenso dei genitori. Poi ho cominciato a capire che non è così che funziona. Nella città di New York puoi andare in una fabbrica di aborti a 14, 15 anni e abortire. Nessun problema. Nessun medico di questo paese, per quanto ne so, può togliere legalmente le tonsille senza consenso dei genitori, e allora perché puoi eseguire un aborto senza il consenso dei genitori? Ma c’è una grande battaglia nello stato di New York proprio ora, ed è una in cui siamo coinvolti attivamente. Mi piacerebbe sentirne parlare di più perché penso che sia un argomento molto importante per un altro motivo. Un mucchio di gente sono, come ho detto, pro-choice, pro-donna. Non mi importa come volete chiamarli. Molta di questa gente pro-choice, forse inamovibili, hanno anche loro bambini. Non mi importa quanto siano pro-choice, ma ci scommetto quello che vuoi che se tu li inchiodassi al muro, non vorrebbero che nessuno toccasse i loro figli minori senza che loro lo sappiano, che siano pro-choice o no. Per me questa è una questione trasversale. Una su cui possiamo fare in modo che la gente di entrambi gli schieramenti concordi. È un passo che penso sia importante e su cui stiamo lavorando attivamente.

Il dott. Levantino descrive la procedura abortiva D&E
Video in streaming: il dott. Levatino mostra una procedura di aborto (22:00)
Il dottor e la signora Levantino al programma radio Catholic Answers – 23 giugno 2006: ascolta o scarica (MP3).

Attraverso la sua pubblica testimonianza a favore dei nascituri, il dott. Levantino ci aiuta a sollevare la nostra società fuori dall’oscurità di cui egli stesso era un tempo era prigioniero. Ed egli conosce la grazia ed il perdono di Dio. padre Frank Pavone

http://www.priestsforlife.org/testimonies/testimony.aspx?ID=1127


Aborto eugenetico? No grazie!

8 gennaio 2009
La testimonianza che segue, presa dal sito della Quercia Millenaria, parla da sola…

Claudia venne qui, da sola, nel 1992, a 18 settimane di gravidanza e mi disse:
– “Professor Noia, varie persone mi hanno fatto il suo nome, perchè lei mi può dire se questo bambino ha i reni o no.”
– “Va bene” – rispondo – “facciamo alcuni esami”.
E lei: “Fate tutto il necessario, perché io devo decidere”.
Fatti gli esami, il risultato era chiaro:
– “I colleghi che l’hanno inviata da noi avevano ragione, la mancanza di tutti e due i reni è confermata”.
E lei: “Che sarà di questo bambino?”.
– “Crescerà dentro di lei, lei si legherà a lui col suo amore, ma il bambino, non avendo la possibilità di urinare, non svilupperà il sistema che porta alla maturazione dei polmoni. Come conseguenza, dopo la nascita il bambino vivrà solo alcune ore”.
Claudia: “Allora, se è così, vado a fare l’aborto volontario”.


Ciò che Obama finse di non sentire

11 novembre 2008
Quella che segue è la testimonianza di Jill Stanek. Essa fu ripetuta davanti ad una commissione parlamentare dell’Illinois ed a Barack Obama, allora governatore dello stato. Quest’ultimo non ne fu minimamente toccato e votò ripetutamente contro il Born Alive Infanct Protection Act, la legge che protegge i bambini nati vivi dopo un tentato aborto.

Lavoravo da un anno al Christ Hospital a Oak Lawn, nell’Illinois, come infermiera professionista nel reparto travaglio e parto, quando sentii dire che stavamo effettuando l’aborto di un bambino con sindrome di Down al secondo trimestre. Fui completamente shockata. Avevo infatti scelto specificamente di lavorare al Christ Hospital perché era un ospedale cristiano e non era implicato, così pensavo, negli aborti. Mi fece molto male sapere che il luogo dove questi aborti venivano effettuati era proprio un ospedale chiamato col nome del mio Signore e Salvatore Gesù Cristo. Fui ulteriormente addolorata dal sapere che gli affiliati religiosi dell’ospedale, la chiesa evangelica luterana d’America e la chiesa unita di Cristo, erano pro-aborto. Non pensavo proprio che una qualsiasi denominazione cristiana potesse essere pro-aborto!
Ma la cosa più sconvolgente fu conoscere il metodo che il Christ Hospital usava per gli aborti, chiamato aborto a travaglio indotto, ora chiamato anche “aborto a nascita di bambino vivo”. In questo tipo di procedura abortiva i medici non cercano di uccidere il bambino nell’utero. L’obiettivo è semplicemente far partorire un bambino che muore durante la nascita o poco dopo.
Per eseguire l’aborto a travaglio indotto, un medico inserisce un farmaco nel canale del parto della madre, vicino alla cervice. La cervice è l’apertura alla base dell’utero che normalmente rimane chiusa fino a che una madre è incinta di circa 40 settimane ed è pronta a partorire. Questo farmaco irrita la cervice e la stimola ad aprirsi precocemente. Quando questo avviene, il piccolo bambino pienamente formato del secondo o terzo trimestre cade fuori dall’utero, talvolta vivo. Per legge, se un bambino abortito nasce vivo, devono essere redatti sia i certificati di vita e di morte. Ironicamente, al Christ Hospital la causa di morte spesso indicata per i bambini abortiti vivi è “estrema prematurità”, un’ammissione da parte dei medici che sono stati loro a causare questa morte.
Non è infrequente che un bambino abortito vivo tiri avanti per un’ora o due o anche di più. Al Christ Hospital uno di questi bambini abortiti vivi sopravvisse per un intero turno di otto ore. Alcuni bambini abortiti sono sani, perché il Christ Hospital effettua aborti per la vita o per la “salute” della madre, ed anche per stupro o incesto.
Nel caso in cui un bambino abortito nasca vivo, lui o lei riceve “cure di conforto”, che consistono nel tenere il bambino al caldo in una coperta finché muore. I genitori possono tenere in braccio il bambino se lo desiderano. Se i genitori non vogliono tenere in braccio il bambino abortito mentre muore, un membro dello staff se ne prende cura finché muore. Se lo staff non ha il tempo o la voglia di prendere in braccio il bambino, questi viene portato alla nuova Stanza di Conforto del Christ Hospital che è munita di una macchina fotografica per la prima foto se i genitori vogliono immagini professionali del loro bambino abortito, di ciò che serve per il battesimo, vesti, certificati, attrezzatura per prendere le impronte dei piedini e braccialettini da bambino per ricordini, ed una sedia a dondolo. Prima che fosse istituita la Stanza di Conforto, i bambini venivano portati a morire nella Stanza Ripostiglio.
Una notte, una collega infermiera stava portando un bambino con la sindrome di Down, che era stato abortito vivo, alla nostra Stanza Ripostiglio perché i genitori non volevano tenerlo in braccio e lei non aveva tempo per tenerlo con sé. Non potevo sopportare il pensiero di questo bambino sofferente che moriva da solo in un ripostiglio, così l’ho cullato e dondolato per i 45 minuti che visse. Era tra le 21 e 22 settimane, pesava circa 250 grammi ed era lungo circa 25 centimetri. Era troppo debole per muoversi molto, ed usava ogni energia che aveva per cercare di respirare. Verso la fine era così quieto che non riuscivo a stabilire se era ancora vivo. Lo tenni verso la luce per vedere attraverso il suo petto se il cuore batteva ancora. Dopo che fu dichiarato morto, chiudemmo i suoi braccini sul petto, lo avvolgemmo in un piccolo sudario e lo portammo all’obitorio dell’ospedale dove vengono portati tutti i nostri pazienti morti.
Dopo aver tenuto in braccio quel bambino, il peso di ciò che sapevo divenne troppo grande da sopportare. Avevo due scelte. Una era di andarmene dall’ospedale ed andare a lavorare in un ospedale che non eseguisse aborti. L’altra era di tentare di cambiare la pratica abortiva del Christ Hospital. Allora lessi un brano delle Scritture che parlò direttamente a me ed alla mia situazione. Proverbi 24,11-12 dice: Libera quelli che sono condotti alla morte e salva quelli che sono trascinati al supplizio. Se dici: «Ecco, io non ne so nulla», forse colui che pesa i cuori non lo comprende? Colui che veglia sulla tua vita lo sa; egli renderà a ciascuno secondo le sue opere. Decisi che lasciare l’ospedale sarebbe stato un gesto irresponsabile e di disubbidienza verso Dio. Certo, sarei stata più a mio agio a lasciare l’ospedale, ma i bambini avrebbero continuato a morire.
Il viaggio in cui Dio mi aveva portata, da quando per la prima volta sono uscita in ubbidienza per combattere l’aborto in un ospedale chiamato col nome del Suo Figlio, è stato travolgente! Ora viaggio per tutto il paese, descrivendo ciò di cui io od altri membri del personale siamo stati testimoni. Ho testimoniato per quattro volte davanti a sottocommissioni parlamentari nazionali e dell’Illinois [ed anche davanti a Barack Obama, che non fece una piega ndT]. Si stanno varando leggi per fermare questo tipo di aborto che di fatto è un infanticidio. Il Christ Hospital e l’aborto a nascita di bambino vivo hanno ricevuto molta attenzione da parte della gente. Ora sono state fatte descrizioni di “aborti a nascita di bambino vivo” sulla televisione nazionale, alla radio, sulla stampa, e presso legislatori locali e nazionali. Tra le centinaia di esempi ci sono:

  • La trasmissione radio di Padre Frank Pavone ed il programma televisivo Difendere la vita su EWTN
  • I programmi O’Reilly Factor, Hannity and Colmes della Fox Cable News
  • Il programma radio Breakpoint di Chuck Colson
  • Il programma televisivo Dr. Laura
  • Il programma televisivo Listen America del dr. Jerry Falwell
  • Articoli ed editoriali in U.S. News and World Report, World Magazine, the Washington Times, NY Times, Newsweek, Christianity Today e Focus on the Family Citizen Magazine, per dirne alcuni.

Anche un’altra infermiera del Christ Hospital ha testimoniato con me a Washington. Allison disse di essere entrata nella Stanza Ripostiglio in due diverse occasioni e di avervi trovato bambini abortiti vivi lasciati nudi su una bilancia o su un piano metallico. Ho testimoniato riguardo ad un membro del personale che buttò via accidentalmente nella spazzatura un bambino abortito vivo. Il bambino era stato lasciato sul banco della Stanza Ripostiglio avvolto in un asciugamano usa e getta. Quando la mia collega comprese che cosa aveva fatto, cominciò ad esaminare la spazzatura per trovare il bambino ed il bambino cadde fuori dall’asciugamano sul pavimento.
Altre colleghe mi hanno raccontato tante storie sconvolgenti di bambini abortiti vivi di cui si sono prese cura. Mi hanno raccontato di un bambino abortito che si pensava avesse la spina bifida, ma fu partorito con la spina dorsale intatta. Un’altra infermiera è ossessionata dal ricordo di un bambino abortito che venne fuori e pesava più di quanto ci si aspettasse, quasi un chilo. Ne è ossessionata perché non sa se ha sbagliato a non prestare assistenza medica a quel bambino.
Altri ospedali ora hanno ammesso di effettuare aborti a nascita di bambino vivo. Evidentemente non è una forma rara di aborto. Ma il Christ Hospital è stato il primo ospedale negli USA ad essere messo pubblicamente allo scoperto perché effettuava questo tipo di aborto.
Il 31 agosto 2001, dopo una battaglia di due anni e mezzo con l’ospedale, fui licenziata. Ora sono libera di discutere apertamente degli orrori dell’aborto, avendoli visti con i miei occhi. Posso testimoniare personalmente il fatto che uno + Dio = maggioranza. Ognuno di noi ha una voce che dobbiamo usare per fermare l’atrocità dell’aborto.
C’è qualcosa di molto sbagliato in un sistema legale che dice che i medici sono obbligati a dichiarare morti dei bambini ma non sono obbligati a visitare i bambini per farli vivere e stimare le probabilità di sopravvivenza. In altri termini, le nostre leggi dicono attualmente che i bambini non hanno diritto a controllo medico fino a quando sono morti. Noi guardiamo dall’altra parte e facciamo finta che questi bambini non siano umani mentre sono vivi, ma umani solo dopo essere morti. Stiliamo per questi bambini sia il certificato di nascita e di morte, ma in realtà è solo il certificato di morte che conta. Non vi sono altri bambini in America altrettanto abbandonati come questi.
L’aborto è un cancro che sta letteralmente uccidendo l’America. È l’uccisione dei nostri figli e nel contempo l’uccisione delle nostre coscienze. È cominciato quando abbiamo messo Dio al di fuori delle nostre decisioni ed abbiamo dichiarato che i piccoli esseri che crescono dentro le donne sono “prodotti del concepimento” e non bambine e bambini. Chi dovrebbe sorprendersi del fatto che continuiamo a spostare in là il limite, così che ora abortiamo questi “prodotti del concepimento” vivi? Lavoro persino in un ospedale che si chiama “Christ” che fa proprio questa cosa! Va oltre la mia comprensione il fatto che noi stiamo facendo ciò che stiamo facendo, così non riesco neanche ad immaginare a quali maniere orribili penseremo in futuro per torturare i nostri figli.

Jill Stanek

Jill ha fornito alcune foto della “Stanza di Conforto” del Christ Hospital:

  1. ingresso della Stanza di Conforto;
  2. l’apparecchio della “Prima foto”, per foto professionali del bambino abortito;
  3. i bambini vengono dondolati fino alla morte in questa sedia;
  4. alla malvagità dell’infanticidio viene data un ornamento spirituale, con l’opzione del battesimo per il bambino che viene ucciso;
  5. la bilancia per pesare i bambini abortiti.

Video-testimonianza di Jill Stanek: «Quando ho raccontato la mia esperienza davanti ad una commissione del Senato dell’Illinois, Obama rimase impassibile.»

http://www.priestsforlife.org/testimony/jillstanektestimony.htm
http://www.priestsforlife.org/testimony/stanekbakercongress.htm
Blog di Jill Stanek


Volevo solo rimettere il bambino dentro di me

13 ottobre 2008
Mi chiamo Theresa Bonopartis e sono post-abortiva. Come molte adolescenti che si ritrovano incinte, ho nascosto la gravidanza ai miei genitori per paura. Ero al quarto mese quando alla fine ne ho parlato a loro e, anche se non me lo aspettavo, mi cacciarono fuori di casa e mi dissero di scordarmi di essere loro figlia.
Nelle settimane seguenti mi trovai senza lavoro, denaro e posto in cui vivere. Alloggiando temporaneamente da un’amica, mio padre mi faceva chiamare al telefono tutti i giorni da mia sorella per dirmi che voleva che abortissi e che avrebbe pagato lui. Giorno dopo giorno continuavo a dire “no”, ma dopo un po’, sentendomi disperata e come se non avessi nessuna scelta, cedetti alla pressione e acconsentii ad uccidere il mio bambino non ancora nato. Oggi non riesco ancora a ricordare come andai all’ospedale dove venne eseguito l’aborto. Nessuno si preoccupò di parlarmi dei fatti. Non conoscevo lo sviluppo del mio bambino. Nessuno mi parlò della procedura o di cosa stava per succedermi. Essendo adolescente, fui messa in una stanza per essere sottoposta da sola ad una procedura orribile. Una procedura che non avevo mai voluto ma che mi avevano spinto a subire.
Ricordo ancora il medico che entrava nella stanza con un sguardo sadico in volto mentre mi iniettava nell’addome la soluzione salina. Poi cominciò l’orrore. Sebbene allora non fossi consapevole di ciò che stava succedendo, sentivo il mio bambino che si dibatteva dentro di me mentre veniva bruciato a morte dalla soluzione. Cominciarono le doglie per partorire poi un bambino maschio morto, nella stanza, da sola, dopo 12 ore. Ricordo che guardavo mio figlio che giaceva nel letto vicino al mio. Vedevo i suoi piedini e le sue manine e tutto ciò che riuscivo a pensare era quanto volevo rimetterlo dentro di me. Non riuscivo a credere a ciò che avevo appena fatto o che questo fosse permesso. Chiamai l’infermiera che venne nella stanza, prelevò mio figlio e lo scaricò in un grande barattolo di plastica etichettato “3A”. La mia vita cambiò per sempre a partire da quel momento.
Da quel giorno in poi cominciai a percorrere una spirale discendente perché soffrivo di depressione, ansia ed attacchi di panico e feci innumerevoli scelte sbagliate perché non credevo di meritare niente di meglio. Sebbene cercassi aiuto, nessuno voleva parlare del mio aborto. I psicoterapeuti professionisti mi dissero ripetutamente che dovevo andare avanti con la mia vita. Lo stesso messaggio che viene dato oggi a tante donne che cercano aiuto. Per nessuno era legittima la mia pena o riconoscere ciò che era avvenuto. Avevo ucciso il mio figlio non ancora nato. Mi avevano fatto sentire matta e sola pensando che fossi l’unica che soffriva delle conseguenze dell’aborto. La verità è che ci sono innumerevoli persone che soffrono.
Per anni ho vissuto la mia vita nell’infelicità. Feci una brutta scelta come marito, uno che abusava di droga e alcool. C’erano giorni in cui non ero nemmeno capace di alzarmi. Alla fine l’aborto incideva su ogni aspetto della mia vita, mentre la società ed i professionisti continuavano a dirmi che non aveva niente a che fare con l’aborto nonostante io continuassi a dire che non era così. Persino oggi ci si dà un gran daffare per liquidare lo stress post aborto come mostra un articolo del New York Times Magazine: “Esiste la sindrome post aborto?”. Quand’è che siamo diventati una società dove uccidere il tuo figlio non ancora nato e farsene tormentare è inaccettabile e negato? Non è per niente sensato.
Passarono molti anni prima che trovassi l’aiuto che cercavo per trovare la guarigione. Attraverso la mia fede e cercando un terapeuta che trattasse i problemi del post aborto, riuscii finalmente a guarire dal mio aborto. Oggi, se l’aborto infastidisce qualcuno, la società è svelta a dare la colpa alle credenze religiose di una persona che, dicono, instilla “senso di colpa e vergogna”. La mia fede non mi instilla senso di colpa e vergogna, la mia fede mi porta la misericordia di Dio, il suo perdono e la sua guarigione: è stato l’atto di uccidere mio figlio e vederlo morto sul letto accanto a me che mi ha instillato il senso di colpa e la vergogna.
La gente protegge il diritto di abortire perché crede alle bugie di cui noi, come società, siamo stati imbevuti negli anni. La mia speranza è che le donne a cui hanno fatto credere che l’aborto è una libertà, quando in realtà è una schiavitù, arriveranno a vedere, mentre sempre più donne dicono ad alta voce la verità, che la verità è ciò che ci rende liberi.
Grazie.

Theresa Bonopartis è il contatto per lo stato di New York di Operation Outcry ed è direttrice di Lumina/Hope & Healing after abortion, un servizio di indirizzamento post aborto. Ha due figli maschi, uno dei quali sta prestando servizio come marine.

http://64304.netministry.com/images/TheresaBonapartis-Sep2007_2_.pdf


Continuavo ad essere in lutto per la perdita del bambino

28 agosto 2008
Il 28 agosto 1977 mi ritrovai faccia a faccia con il mio bambino abortito, e non sono mai più stata la stessa.
Come studentessa dell’ultimo anno del liceo, che si era diplomata con lode e giudicata la più brava della classe, ero così concentrata sugli obiettivi della mia carriera che ho semplicemente ignorato tutti i segnali della mia gravidanza. Quando smisi di negare la realtà, la mia famiglia insistette sul fatto che non avevamo i soldi per un’altra bocca da sfamare.
Quando mancava una settimana al college cominciai ad andare nel panico. Permisi a mia madre di portarmi fuori dallo stato in una clinica per aborti segnalataci dal nostro medico di famiglia. Dopo essere stata rifiutata da tre cliniche perché ero troppo avanti, fui indirizzata ad un ospedale universitario che avrebbe potuto prendersene cura.
Prima della procedura, lo staff medico mi rassicurò che non era ancora un bambino, solo “tessuto fetale”. Ma, guardando indietro, il mio cuore e la mia coscienza mi dicevano qualcos’altro. Mentre mi preparavano per l’intervento cominciai a sentirmi poco bene e dissi all’infermiera che avevo cambiato idea. Mentre cominciavo a strisciare fuori dal freddo tavolo metallico, lei mi spinse indietro e mi disse che era troppo tardi e mi fece addormentare.
Il giorno dopo mi svegliai in una stanza d’ospedale, con forti crampi. Non capivo che le iniezioni fattemi il giorno prima stavano forzando il mio corpo ad un travaglio violento e prematuro. Ero completamente impreparata a partorire un bambino morto da sola, ma anche il trauma della procedura impallidiva confrontato al rimorso immediato e profondo che provai dopo, desiderando di poter far tornare indietro il tempo e riportare indietro il mio bambino.
Per anni ho oscillato tra lo stordimento silenzioso e periodi di pianto e disperazione. Non potevo cancellare l’immagine del mio bambino dai miei ricordi, e continuavo ad essere in lutto per la sua perdita e per ciò che sarebbe potuto essere. Il mio sacrificio della sua vita per proteggere la mia dalla vergogna e dalla scomodità mi fece entrare in uno stato di stordimento emotivo che durò molti anni.
Anche se nessun altro mi condannava, il mio cuore batteva la verità: quel bambino era unico e non lo si poteva rimpiazzare. Persino la nascita di due altri figli non rimpiazzò il senso di perdita per il mio bimbo abortito. La scelta che era sembrata così semplice – uscire dalla mia difficoltà e andare avanti con la mia vita – mi consegnò invece ad una spirale depressiva che metteva a rischio la mia stessa vita.
Lottando per superare il mio dolore segreto, alla fine frequentai un ritiro di guarigione per donne post-abortive dove ricevetti una guarigione ed un perdono più profondi di quanto pensassi possibile. Dare un nome al mio figlio non nato mi ha fatto mettere a fuoco il mio dolore e riconoscerlo (il bambino), attraverso alcune semplici parole di dedica in una cerimonia in memoria, ha rotto le catene del mio dolore personale, ha portato una conclusione al mio lutto e mi ha liberata.
Attraverso la grazia di Dio, adesso non vedo l’ora di abbracciare il mio figlio abortito, un giorno in Cielo. Fino ad allora, sarò la sua voce per arrivare ad altre donne post-abortive che stanno ancora soffrendo in silenzio, per far sapere loro che non sono sole nel loro dolore e che Dio è colui che guarisce i cuori spezzati dall’aborto.
Comprendendo che mio figlio non era un errore, ma un dono di Dio, mi ha fatto comprendere che nessuno di noi è un errore. Egli ha un piano speciale per ognuno di noi.

Kathy Rutledge è referente del Kentucky per Operation Outcry. È anche presidentessa del Kentucky Memorial for the Unborn, fondato per dare un luogo sacro di conclusione e guarigione per coloro che hanno perso un nascituro, è coordinatrice regionale del Kentucky per Silent No More Awareness Campaign, e una co-facilitatrice di gruppi di sostegno della chiesa per donne che soffrono dopo l’aborto. Madre di due meravigliosi ragazzi adolescenti, è ragioniera abilitata, appassionata giocatrice di tennis e vive a Lexington nel Kentucky.

http://64304.netministry.com/images/KathyRutledge-Sep07.pdf