Quando la morte svela la vita

17 gennaio 2009
Quella che segue è la – lunga, ma interessantissima – testimonianza del dottor Anthony Levantino di Troy (stato di New York) tenuta ad un convegno della Pro-Life Action League. Il dottor Levantino ha praticato aborti per diversi anni fino a quando…
Con il permesso di Pro-life Action League di Chicago

Buongiorno, sono relativamente nuovo nel movimento pro-vita. Anche mia moglie Cecelia è qui, e viviamo ad Albany, nello stato di New York. Siamo attivi nei Pro-Life circa da un anno e mezzo.
Una persona molto attiva nei Pro-Life di Albany, un uomo di nome Dennis Walterding (che è la persona più scrupolosa che avete mai visto) mi avvisò quando mi unii per la prima volta al gruppo locale e cominciò a dirmi che sarei diventato molto ben conosciuto molto rapidamente. Ne dubitavo allora, ma poco tempo dopo mi trovai a Chicago, ed aveva ragione.
Mia moglie mi precisò che avevo incontrato il dott. Randall per la prima volta due anni fa alla New York State Right-to-Life Convention, e non avevo compreso fino ad oggi che si era anche laureato all’Albany Medical Center ad Albany, New York. Penserete che ogni abortista del paese faccia tirocinio lì, ma non è vero.
Ho esercitato ostetricia e ginecologia privatamente dal 1980. Il mio tirocinio cominciò nel 1976, feci quattro anni di tirocinio fino al 1980 e poi cominciai l’attività privata, prima in Florida per un anno e poi nello stato di New York. Come parte del mio tirocinio, mi insegnarono ad effettuare aborti.
Ho sentito dire cose diverse dalle persone sui loro programmi di tirocinio. Molti mi hanno chiesto: Sei stato costretto a effettuare aborti? Hai subito pressioni per effettuare aborti durante il tuo tirocinio? E la risposta è no. Avendo parlato ad altra gente, ho scoperto che questa non è la situazione di diversi istituti. Evidentemente, molti tirocinanti di ostetricia e ginecologia subiscono molte, molte pressioni per effettuare aborti, ma questo non è stato il caso quando ho fatto tirocinio io. Nel nostro gruppo di sette, solo uno non voleva effettuare aborti e non li fece. Attualmente esercita a Boston.
A differenza di alcuni altri oratori, non sono mai stato coinvolto con una fabbrica di aborti su vasta scala, un affare (ed è un affare, non prendetevi in giro) che è stato messo su con il solo intento di effettuare aborti. Le mie esperienze sono forse un po’ più universali in termini di ostetrici e ginecologi del paese che sono stati addestrati ad eseguire aborti durante i loro tirocini e poi hanno continuato a farli come parte della propria pratica privata, ma neanche la parte più consistente. Certamente non è mai stato il maggior aspetto della nostra pratica privata.
Il mio socio ed io, comunque, eravamo relativamente importanti nella zona di Albany per un fatto famigerato, del quale tuttora mi rammarico. Il nostro gruppo era quasi l’unico gruppo che eseguiva aborti tardivi, procedure D&E, Dilatation and Evacuation [dilatazione e svuotamento]. E ci venivano inviate pazienti da tutta l’area della nostra parte dello stato non solo dai medici di Albany e Schenectady, ma anche da contee vicine distanti da 70 a 80 miglia [110-130 chilometri]. Avevamo tante pazienti.
Non li ho mai contati veramente. Sono lieto di non poter dire di essere responsabile di più di 50’000 aborti, ma so di avere effettuato centinaia di procedure con un coinvolgimento manuale diretto, come ha detto Scheidler, con il forcipe in mano, andando dentro l’utero di qualcuno e facendo a pezzi un bambino.
La gente chiede: Perché i medici eseguono aborti? Molte ragioni sono già venute fuori, ed io le amplificherò. È redditizio, c’è molto denaro! Un modo per rendere l’aborto meno disponibile è renderlo non redditizio, e ci sono probabilmente tanti modi per farlo.
Sono curioso di parlare con alcuni degli altri oratori riguardo al tema dell’assicurazione di responsabilità. Non so come sono le leggi da qualche altra parte, ed è un interessante punto da seguire. Ma nello stato di New York non c’è alcuna sanzione di assicurazione per nulla. Si paga una tariffa fissa; vi posso dire che è una tariffa alta. Ma paghi una tariffa alta per l’assicurazione e poi puoi fare ogni cosa. Puoi fare chirurgia radicale per il cancro; puoi fare parti; puoi fare aborti finché non ti escono dalle orecchio. Non c’è alcuna sanzione da parte dell’assicurazione nello stato di New York.
Perché i medici eseguono aborti? Perche io eseguivo aborti? C’è una cosa filosofica che viene per prima. Come mi piace dire alla gente – se sei pro-choice o, come molta gente ama dire, moralmente neutra sull’argomento (se esiste una cosa simile, e non penso veramente che esista) – se sei pro-choice e ti capita di essere un ginecologo, sta a te prendere gli strumenti in mano e d eseguire attivamente un aborto. È l’associazione più naturale del mondo. E lo fai come parte del tuo addestramento. C’è molto da imparare dall’aborto. Sembra terribile, ma è vero. C’è un mucchio di cose mediche che puoi imparare facendo aborti che si traspongono anche nel resto della tua pratica… come fare un buon D&C [Dilatation & Curettage, dilatazione e raschiamento], come fare un buon D&C in circostanze difficili. Un D&C durante l’aborto è più pericoloso di un D&C fatto per un qualsiasi altro scopo. Mi insegnarono ad effettuare aborti salini durante il mio tirocinio. Assumerò che la maggior parte della gente qui sia abbastanza sofisticata e sappia che cosa comportano queste procedure. Quando tengo discorsi nella mia città, ho una serie di slide perché molta gente non sa che cosa sia l’aborto. Non sanno che cosa venga abortito, e non sanno come viene fatto. Ma fare un aborto salino ti insegna come fare bene l’amniocentesi. Penso di fare le migliori amniocentesi in città, e l’ho imparato facendo aborti.
In ogni caso, se sei convinto che, sì, le donne hanno la possibilità di scegliere; e si ti hanno venduto questa bufala e ci credi, e sei un ginecologo, allora li fai.
Lungo la strada scopri che fai tanti soldi facendo effettuando aborti. Ora, puoi fare tanti soldi facendo comunque il medico, e non cercherò di fregarvi e dire che non è vero. Guadagno molto bene. Spero che sia sempre così. Ma non voglio guadagnare un centesimo effettuando un aborto! Non ne vale la pena per me.
C’è una discrepanza molto grande nei tipi di onorario che i medici guadagnano. Non sono sempre calcolati in un qualche modo logico. Vi darò un esempio. Quando devo far partorire un bambino, avrò quella donna nel mio ufficio per sette-otto mesi; lei avrò un numero illimitato di visite in studio. Ricevo chiamate in tutte le ore del giorno e della notte. Più spesso che no, mi alzo nel cuore della notte. Nella parte orientale di New York vi posso dire che, in questo periodo dell’anno, non è una cosa particolarmente divertente da fare. Uscire in mezzo alla bufera ed andare in auto all’ospedale, sedere presso un letto per ore osservando una donna che ha le doglie, facendo svolgere il parto, pregando Dio che tutto vada bene, come di solito avviene. E poi seguirla dopo; le visite di controllo nello studio. E poi aspetti e ti aspetti che tutto sia finito. In genere è finito, ma a volte no. Sei o sette anni dopo improvvisamente ricevi la richiesta di un avvocato che vuole le cartelle cliniche perché il bambino ha un problema di un certo tipo. Questo non vuol dire che ne sei responsabile, ma questa nazione è fatta in modo che le famiglie, se hanno un bambino deforme o non sano, e i costi delle cure sono quelli che sono, quando hai un figlio disabile (chiunque qui che ne abbia uno ve lo può dire), le tue spese mediche saranno facilmente dell’ordine dei decine di migliaia di dollari, e possono salire a cifre molto elevate. Non hai rifugio; non hai altra fonte di soldi che andare a far causa alle persone che hanno effettuato il parto, in primo luogo. È una grande responsabilità. Potrei fare l’oftalmologo ed eseguire una cataratta; mi ci vorrebbero 30 minuti e ci guadagnerei 2000 dollari. Ci sono discrepanze nel modo in cui questi onorari vengono calcolati.
O posso eseguire un aborto. Posso lavorare in una clinica per aborti, dalle 9 alle 17. Non mi seccano mai di notte; non devo andare fuori nei weekend; faccio più denaro dei miei fratelli ostetrici. E non devo affrontare la responsabilità. Questo è un grande fattore, un enorme vantaggio.
Nella mia pratica, facevamo in media tra i 250 ed i 500 dollari ad aborto, ed era denaro contante. Questo è proprio il caso in cui come medico puoi dire: o mi paghi subito o non mi prenderò cura di te. È del tutto facoltativo. Quando una donna viene da me ed è incinta, e suo marito ha perso il lavoro e forse la loro assicurazione non è in corso di validità, non la mandiamo via. Ma quando una donna vuole abortire, è una procedura facoltativa. O hai il denaro o non lo fai, e loro se lo procurano.
Puoi entrare di lunedì mattina, fare tre o quattro aborti (la procedura in sé non dura più di cinque o sei minuti), rimettere a posto la stanza, lasciare spazio per la prossima paziente, farla entrare. Uscirò da lì dopo due ore; sarò a casa in tempo per il pranzo; nessuno mi chiamerà di notte; e non dovrò mai, mai preoccuparmi che il suo avvocato possa mai seccarmi. E farò la stessa quantità di soldi che farei con un parto con tutti quei mesi di lavoro. Ora, chi è lo sciocco? L’ostetrico pro-life o quello abortista?
Ci sono altri motivi che forse non sono meno importanti. Ho sentito dire tante volte da altri ostetrici: Beh, non sono proprio pro-aborto, sono pro-donna. Quante volte l’avete sentito dire? I gruppi di donne in questo paese, non sono i soli, ma hanno fatto davvero un buon lavoro di dare a bere alla popolazione questa bufala. Che talvolta distruggere la vita è essere pro-donna, ma tanti ostetrici usano questa giustificazione con loro stessi e vi dico che tanti di loro ci credono. Anch’io ci credevo. Non è difficile convincersene.
Vado spesso ai gruppi. Quando fai questi discorsi, chiunque ve lo può dire, rendi un’assemblea o amichevole od ostile. Questa è un’assemblea amichevole. In verità, preferisco le assemblee ostili; sono più divertenti. Ma quando vai ad un’assemblea ostile – ho fatto un dibattito con una giovane donna che lavorava da Planned Parenthood alla State University of New York ad Albany – senti gli stessi argomenti. L’argomento pro-donna viene sempre fuori; che in qualche modo rifiutando di effettuare aborti reprimo le donne. Mi dicono che costringo le donne a fare le incubatrici. Non l’ho costretta ad essere incinta. Non ero da nessuna parte della stanza! Ma senti queste cose tutte le volte. Un argomento che potete usare (è molto semplice e lo uso tutte le volte, e almeno le ferma per due secondi) è: ehi, lavorate sodo per sostenere i diritti delle donne. Cosa mi dite delle 750’000 donne che muoiono a causa della procedura abortiva ogni anno? Perché le dimenticate? È molto difficile rispondere a questa domanda.
Molti medici non si sentono poi tanto a loro agio a fare aborti. Ancora, non conosco le esperienze di tanti medici. Non mi sono mai guadagnato da vivere solo facendo aborti. Questo sarebbe un po’ difficile se tu fai diverse centinaia di migliaia di dollari all’anno, e posso dirvi che è ben dentro l’ambito delle possibilità. O Cielo, se una che lavora in una clinica può guadagnare 150’000 dollari all’anno e non è nemmeno medico, immaginatevi solo ciò che guadagna il medico. È molto difficile se l’intero reddito dipende dall’aborto, ma quando non è così (e i medici che eseguono aborti sono la maggioranza in questo paese), loro non dipendono dall’aborto per il loro reddito. È un entrata facile, ma non ne dipendono. Tanti medici non si sentono molto a loro agio.
Come ho detto, una buona parte del mio discorso è la mia presentazione a slide, ed è molto semplice perché consiste nel mostrare slide di feti da 24 settimane in giù. Come sapete, la sentenza Roe v. Wade consente l’aborto per tutta la gravidanza, in un qualunque periodo della gravidanza. Tecnicamente, gli ultimi tre mesi sono per motivi di “salute”, che non è definita nella legge. Ma si può abortire fino a sei mesi anche senza nessun motivo, solo perché lo si vuole. Così comincio allo stadio di sei mesi e vado indietro nella mia presentazione, e la gente è sorpresa di vedere che, eccetto la grandezza, non c’è poi tanta differenza tra un feto di 24 settimane ed uno di 8 settimane, ed io li faccio tornare indietro.
Sapete, con i medici è diverso. Loro lo sanno. Non posso fare questo discorso ai medici. Glielo fanno al primo anno di studi di medicina. Si chiama embriologia; tutti la studiamo. E sanno dannatamente bene che aspetto ha un feto di 6 settimane, e uno di 8 e uno di 10. E sanno che questi bambini sono formati. Posso dirvi (almeno riguardo alla mia esperienza con la gente con cui ho lavorato), molti di loro sono un bel po’ a disagio con l’aborto. Non è qualcosa che amino fare particolarmente. Dirò che in questi casi (non parlo delle grandi cliniche per aborti; lì c’è un problema reale e devi lavorarci sodo), ma per il medico medio delle vostre comunità, e potrebbe non essere così difficile farli smettere. Come dico sempre, ci è voluto un quattro e quattr’otto nella mia testa per farmi smettere, e ne parlerò tra breve. Potrebbe non essere così difficile perché scoprirete che probabilmente non amano particolarmente farli. È sciatto. È sporco. Loro lo sanno.
In ogni caso, ci sono tanti motivi per cui i medici li fanno, e nel caso almeno di un medico come me, che non ricava una parte sostanziale del suo reddito dal fare aborti, potete arrivarci. Non è così difficile, ma richiede uno sforzo.
Eseguii aborti nel mio studio e all’ospedale, inclusi aborti D&E nella pratica privata, nell’area di Detroit dal 1981 al 1985. Le mie esperienze non sono per niente uniche. Non ero tanto a mio agio con gli aborti. Avevo alcune ragioni personali per cui non ero a mio agio.
Cominciando il mio tirocinio, stavo imparando il mestiere di ostetricia e ginecologia. È un’abilità che si sviluppa. È come qualsiasi altra cosa: impari soprattutto con la pratica e più fai più diventi bravo. Andavamo alla clinica per aborti all’Albany Medical Center una volta alla settimana. Lasciatemi dire: era piena. Erano prenotati per mesi. Infatti facevano continuamente entrare donne come casi d’emergenza perché stavano andando così avanti che non sarebbero state più in grado di abortire. Prenotavamo un mucchio di pazienti, su base settimanale, attraverso quella clinica per aborti D&E e per aborti salini e per aborti con prostaglandine.
Durante il mio tirocinio, tra il 1976 ed il 1980, non c’erano ancora gli aborti D&E. Dovevano ancora venire. So che veniva fatto in pochi posti, ma era una procedura difficile che poche persone avevano appreso, certamente nessuno nella mia zona. Infatti era veramente grigia perché se qualcuna veniva dopo 12 settimane ma non ancora 16, in genere le facevamo aspettare un mese finché il bambino fosse abbastanza grande per fare un aborto salino, che era la procedura standard.
Almeno una volta alla settimana – a volte due – era il medico interno che aveva l’incarico di sedersi e fare i quattro, cinque o sei aborti D&C per aspirazione quel mattino. Quando si finisce un aborto D&C per aspirazione, il medico deve aprire un piccolo sacchetto e deve letteralmente riassemblare il bambino. Bisogna farlo per essere sicuri che non abbia lasciato niente dentro.
Ho avuto complicazioni, come chiunque altro. Ho perforato uteri. Ho avuto tutti i tipi di problemi: sanguinamenti, infezioni, Dio sa quante di quelle donne sono sterili ora. Ricordo di essere stato chiamato nel mio ufficio di direttore perché una giovane donna a cui avevo praticato un aborto si era fatta visitare a Troy – stato di New York – (dove ora lavoro) e l’aborto era stato incompleto. Non avevo fatto bene il mio lavoro, e le erano usciti un braccio ed una gamba ed era uscita di testa perché non capiva che cosa fosse successo.
Il mio disagio venne fuori a quel punto, perché c’era questo tremendo conflitto che proseguiva dentro di me. Stavo facendo i miei D&C, cinque-sei alla settimana, e facevo aborti salini di notte ogni qualvolta mi chiamavano. Il medico interno di turno ha il compito di fare gli aborti salini e ce n’erano abitualmente due tre di questi, ed erano orribili perché si vedeva un bambino intatto, integro che nasceva, ed a volte erano vivi. Questo era molto, molto spaventoso. Era un tipo di esistenza da dare il voltastomaco. Però lo facevo ed allo stesso tempo mia moglie ed io cercavamo di avere un bambino, ed avevamo delle difficoltà. Eravamo sposati da un paio d’anni e ancora nessun bambino. Improvvisamente capimmo che avevamo un problema di sterilità. Continuavo a fare aborti, non smisi. Ma era difficile. Stavamo diventando matti cercando un bambino da adottare, ed io li gettavo nella spazzatura al ritmo di 9-10 alla settimana. Mi capitò di pensare: vorrei che una di queste persone mi lasciasse avere il suo bambino. Ma non funziona così. Così il conflitto era lì. Ci sono altri conflitti che rendono scomoda la routine di un ostetrico-ginecologo.
La maggior parte del nostro lavoro non si svolgeva facendo aborti, ma fornendo cure ostetriche per persone che volevano i loro bambini. Il vostro ostetrico ha comunemente una macchina per ecografie. Scommetto che la maggioranza degli ostetrici ora ha macchine per ecografie in studio. Usiamo quotidianamente la macchina per ecografie. Come medico, tu sai che questi sono bambini. Vedi che sono esseri umani con braccia e gambe e teste e si muovono in giro e sono molto attivi. Questo te lo ricorda: ogni volta che metti la sonda sull’utero di una donna te lo ricorda. Perché vedi il bambino lì dentro, il cuore che batte, le braccia che si muovono. Ci divertiamo con lui. È molto divertente. Due giorni fa ho mostrato ad una madre il suo bambino che si succhiava il pollice. Era così chiaro; è chiaro che cosa stava succedendo, era di 14 settimane. Li puoi vedere anche prima. Abbiamo persone che vengono con sanguinamenti e che temono di avere un aborto spontaneo: ora questa è una persona che vuole il suo bambino. Non ci sono notizie migliori per me che mettere la sonda sull’utero di una donna e fare vedere un cuore che batte e dire: Il tuo bambino è a posto. Come ostetrico lo fai per tutto il tempo. E poi, un’ora dopo, vai in sala operatoria ed esegui un aborto. È difficile. Se hai un po’ di cuore, e non penso di essere una persona particolarmente buona o morale, ma se hai un po’ di cuore, ti tocca.
Fummo fortunati. Mia moglie ed io fummo molto fortunati perché eravamo passati per tutti i soliti enti per le adozioni, per i servizi sociali e gli enti statali cercando di trovare il nostro bambino. Andavamo da una strada all’altra finché improvvisamente ebbi una brillante idea (e non so perché non ci avevo pensato prima). Conosco di persona 45 ostetrici in questa città. Non ditemi che nessuno di loro non avrà un bambino disponibile per un’adozione privata. Così, mettemmo l’annuncio. Abbiamo parlato con ogni ostetrico della città e abbiamo fatto centro. Ci vollero circa quattro mesi. Ma un giorno arrivò una telefonata. Ero in sala operatoria e non lo dimenticherò mai, stavo facendo un aborto, stavo assistendo un tirocinante. Qualcuno mi bussò dietro la spalla, mi girò e mi disse: Chiama così e così immediatamente. Questo fu tutto quello che diceva il messaggio, ma sapevo che cos’era. Per noi, fu una grande fortuna; fummo baciati dalla fortuna. Tre giorni dopo adottammo una piccola bambina sana. La chiamammo Heather.
Dopo la laurea, andai in Florida per un anno. Bel tempo, ma non era un posto per una giovane coppia con una figlia piccola, almeno il posto dove eravamo noi, così dopo un anno ce ne andammo. Penso che feci due aborti in tutto l’anno e questo perché c’era una popolazione più anziana lì. Non c’era molta richiesta, almeno nell’area dov’ero.
Mi ritrovai nell’area di Albany. Tornammo lì perché era lì che c’erano le nostre radici. Il mio socio faceva aborti D&E. Infatti era il centro dove indirizzavano gli aborti D&E della zona. Feci solo un aborto D&E come medico interno, e fu con lui perché all’epoca stava solo valutando l’idea di farlo. Normalmente gli interni non assistevano i medici mentre facevano gli aborti. Dissi: Ehi Bill, mi piacerebbe vedere anche solo una di quelle cose. Mi disse: Beh, perché non lo fai e ti faccio vedere come funziona, perché è diverso, non è come gli altri aborti, è molto diverso. Mai più l’aborto salino. Si va da un tipo di brutalità all’altra. Vi dirò una cosa sull’aborto D&E, non dovete mai preoccuparvi che un bambino possa nascere vivo. Questo è un suo aspetto positivo – se volete metterla in questo modo. Se nessuno di voi sa che cosa sia un D&E, non ne descriverò altro se non dicendo, come medico, che ci si siede a strappare – e voglio dire strappare, devi avere molta forza per farlo – le braccia e le gambe dai bambini e a metterle in una catasta sopra il tavolo. Se nessuno di voi sa com’è, vi invito caldamente a guardare il film del dott. Nathanson, Eclipse of Reason. Penso che sia un opera assolutamente superba, e quando quel film sarà finito voi saprete che cos’è un D&E.
Come interno ho fatto un D&E con il mio futuro socio. Non avevo idea che saremmo stati soci negli anni a venire. Cominciai la procedura. Seguii le sue istruzioni e in tre minuti perforai l’utero. Fu molto facile da fare. Riuscimmo a completare il D&E e, a parte l’infezione che le venne dopo, lei fu a posto. Credo che quella donna abbia avuto alcuni figli dopo, e di questo sono contento. Fu la mia prima esperienza di D&E.
Così imparai a fare aborti D&E. Ora avevo una famiglia per conto mio, e non c’era più nessuna pressione per adottare un figlio. Come spesso accade, anche se i libri dicono che non dovrebbe (non che non dovrebbe ma che statisticamente non fa alcuna differenza), dopo che avevamo adottato un figlio, dopo anni di tentativi, avemmo un figlio per conto nostro. Così avevamo un figlio ed una figlia, e ne eravamo perfettamente felici.
Possiamo parlare del perché i medici fanno aborti, e penso che i motivi tendono ad essere più o meno universali. Ma perché i medici cambino idea, almeno secondo me, è molto personale. È diverso da un medico ad un altro. Tutti noi siamo sottoposti a diversi tipi di pressione. Il nostro ufficio era picchettato. Il nostro ospedale era picchettato. È molto sgradevole avere gente che gira intorno per tutto il tempo e sai che lo rivolgono a te. Non sono carini come il signor Scheidler. Non mettevano i nostri nomi su striscioni od altro. Questo l’avrebbe reso peggiore. Era abbastanza brutto. È una seccatura guidare la tua Mercury lungo una fila di gente che ti porge volantini dal finestrino. Ma ce la facevamo. C’era una chiesa fondamentalista lungo la strada che aveva organizzato questa cosa ed erano lì ogni santo giorno: pioggia, sole, freddo, neve, loro c’erano. Andavano all’ospedale per fermare gli aborti. Vi do un suggerimento. Avevano un amministratore che era compassionevole. Ma andavano anche dalle infermiere nella sala operatorio. Sapete, un medico non può fare un aborto in sala operatoria senza un assistente, e quando raggiungevano tutte le assistenti, e facevano sì che tutte le donne nella sala operatoria che non volevano farlo più dicessero “non voglio farlo più”, non c’erano più assistenti. Ergo niente aborti. L’ospedale non fece più aborti. Riuscirono a questo riguardo, ma portammo semplicemente la nostra attività un po’ più in là. Devi bloccarli tutti in una volta. È difficile.
In questa atmosfera, andammo avanti felici e contenti per diversi anni. Come ho detto, le mie motivazioni per smettere furono molto personali, ma forse, spero, potrete ricavarne qualcosa.
La vita era bella fino al 23 giugno 1984. Quel giorno ero di turno, ma ero a casa in quel momento, e avevamo alcuni amici e i nostri figli stavano giocando nel retro del giardino. Alle 19,25 udimmo uno scricchiolio di freni davanti alla nostra casa. Corremmo fuori e Heather giaceva sulla strada. Facemmo tutto ciò che potevamo, e lei morì. (Vi prego di scusarmi, non ne ho mai parlato prima in una conferenza).
Sono andato ad un’assemblea cattolica nel Connecticut alcune settimane fa. Feci il mio solito discorso e non andai dentro ai perché, ed uno dei vescovi venne da me dopo. Mi disse: Non mi ha detto perché ha smesso. L’ho come evitato. Gli ho parlato, e lui mi ha incoraggiato dicendomi di raccontare la storia. Dovresti farlo sapere alla gente.
Fatemi dire una cosa. Quando perdi un figlio, tuo figlio, è molto diverso. Tutto cambia. Tutto di un colpo, l’idea della vita di una persona diventa molto reale. Non è più un corso di embriologia. Non è un paio di centinaia di dollari. È la realtà. È tuo figlio che hai sepolto. I vecchi disagi ritornano alla carica. Non potevo più neanche pensare ad un aborto D&E. In nessun modo. Io ho come portato avanti l’attività come sempre perché cerchi di andare avanti normalmente con la vita quando muore qualcuno, ed io ho eseguito aborti per alcuni mesi.
Mia moglie ha detto molte volte che vorrebbe avere delle videocassette di me in quel tempo. Eravamo abbastanza sotto sforzo, ma sapevo di avere un aborto programmato in studio il giorno dopo. Divenni molto scontroso. Era difficile esserci. Stavo diventando molto, molto brusco con il personale del nostro studio. Ogni volta che qualcuno veniva da me e diceva: “ho una paziente che ha bisogno di abortire. Puoi farglielo giovedì mattina?” mi arrabbiavo molto. Iniziai a sentire che la gente mi stava facendo qualcosa. Era ridicolo, lo stavo facendo io a me stesso. Dopo alcuni mesi così, cominci a capire che è il figlio di qualcuno. Ho perso mia figlia che mi era molto cara. E ora so che sto prendendo il figlio di qualcuno e lo sto strappando fuori proprio dal suo utero. Sto uccidendo il figlio di qualcuno.
Questo è ciò che mi occorse per cambiare. Il mio senso di autostima andò a terra. Cominciai a sentirmi un assassino prezzolato. È esattamente ciò che ero. Guardi i film; qualcuno va da qualcun altro, gli dà del denaro per uccidere qualcuno. È esattamente ciò che facevo. E quando il mio senso di autostima andò giù in cantina, questo fu tutto ciò che ci volle.
È vero che “le vecchie abitudini sono dure a morire”. Ma arrivai ad un punto, e Cic ed io ne parlammo insieme, che non ne valeva la pena. Non ne valeva più la pena per me. Il denaro non ne valeva la pena. Non mi importa. Questo mi sta uscendo fuori dalla pelle; mi costa molto. Mi costa molto personalmente. Neanche per tutto il denaro del mondo, non farebbe alcuna differenza. Così smisi. Dormii molto meglio alla notte dopo. Fece davvero differenza.
Forse è qui la chiave. Non tutti i medici abortisti perderanno un figlio o avranno qualcosa che influenzerà profondamente le loro vite; ma qui dentro, forse, c’è la chiave. Se puoi far sì che l’aborto costi all’ostetrico-ginecologo più di ciò che ne ricava. Ciò che ne ricava è il denaro. Posso dirvi che non ne ricava nient’altro. Non ne ricaviamo nessun gran senso di realizzazione, o almeno così fu per me. Anche se credi all’argomento pro-donna, io non ho mai avuto nessun sacro fuoco perché pensavo di aiutare le donne. Tutto ciò che ne ottiene è denaro. E come medico, può fare soldi in tanti modo. Non è costretto a farli così.
Come ho detto, essere picchettato è molto sgradevole. Vanno persino sul personale. Non ho mai avuto la mia casa picchettata. Non ho mai visto il mio nome su uno striscione, ma era molto sgradevole.
Facciamo parte di un gruppo di Albany di nome Citizens Concerned for Human Life [cittadini interessati alla vita umana]. È un gruppo pro-life tradizionale, formalmente esiste da tre anni. Una cosa che il nostro gruppo sta organizzando, che altri possono prendere in considerazione, è un boicottaggio dei ginecologi locali. Puoi influenzare un ginecologo economicamente (non c’è niente che amiamo di più del nostro reddito, almeno questo è quanto la gente ci dice di solito). Ma c’è bisogno di una tattica più forte quando si parla di cliniche per aborti. Quando parli di un ginecologo tradizionale, del tipo da cui vanno probabilmente tutte le donne di questa stanza, scopri se fa aborti. È facile. Digli come ti senti. Con un po’ di sforzo – non ci vuole molto sforzo – puoi organizzare le cose come abbiamo fatto noi. Fate la lista dei ginecologi nelle vostre aree. Potete reclutare delle donne che telèfonino. È il “Pronto sono Betsy Ross. Le mie ultime mestruazioni sono state due mesi fa. Sto pensando di abortire. Il dottore esegue aborti?”. L’abbiamo fatto. Penso che ci siano state due o tre telefonate. Non ci fidiamo di una sola telefonata. Facevamo tre telefonate: persone diverse, in orari diversi, tutte chiedevano dello stesso medico ed abbiamo documentato tutto molto accuratamente perché, ovviamente, quando il boicottaggio riesce le persone si arrabbiano. Potete produrre la documentazione e dire che nella tal data quella persona ha chiamato, e che nella talaltra data quella ha chiamato, e sappiamo che dottor “X” esegue aborti.
Do questo suggerimento alle donne che abbiano la voglia di farlo. Se avete un ginecologo che conoscete e di cui vi fidate, e di cui vi fidate da anni, dovete decidere se volete lasciare questo medico perché esegue aborti. Posso dirvi che se abbastanza donne vengono da voi – e vi ho detto che ci vogliono anni per mettere su uno studio – e dite: “penso che lei sia un bravissimo medico. Siamo andati molto d’accordo, ma non posso più venire da lei perché lei esegue aborti”. Questo può avere un effetto reale. Come ho detto, per la maggior parte dei ginecologi medi, l’aborto non è una grande parte dei loro affari. Se vedono un’altra parte dei loro affari andarsene via per questo, costerà loro più di quanto ne valga la pena. È una possibilità. Dovete decidere se vi sentite a vostro agio a farlo.
Solo perché un medico non esegue aborti non vuol dire che sia un buon medico. Lo vedo ogni giorno. La gente sembra pensare: “oh, non fa aborti? lei deve essere un buon medico”. Sono un essere umano. Faccio errori. Ho complicazioni. Penso di essere un buon medico. Chiedete alle mie pazienti. Loro ve lo possono dire. Ma questo è un modo. Ci sono altri modi. Potete renderlo meno vantaggioso, influenzarlo in altri modi, specialmente economicamente, potreste essere capaci di fare la differenza.
Ci sono un sacco di persone neutrali là fuori. Non tutti gli abortisti sono tipi con il sangue che cola dai denti e che guidano una Cadillac rivestita d’oro e tutto il resto. La maggior parte di loro sono gente comune, come me. Probabilmente potete fare la differenza. Non è poi così importante per loro.
Ci sono tanti altri modi per influenzare gli abortisti. Non comincerò nemmeno. Il signor Scheidler è l’esperto su questo con il suo libro “99 modi di fermare l’aborto”. Il suo libro ha un mucchio di suggerimenti buoni, validi.
Una cosa che sottolineo che io penso sia efficace è il concetto erroneo nella gente di che cosa viene abortito. Ne sento parlare sempre. Mi fa diventare matto. “È un ammasso di tessuto”. Quante volte l’avete sentito dire? Sempre. “È un ammasso di tessuto”. Uno dei miei migliori amici è un microbiologo laureato ed è ricercatore capo di una grande compagnia farmaceutica. Non è un bambolotto. Lui conosce. Lui mi conosce bene, e non è da me stare davanti a un gruppo di persone e prendere una posizione forte, eloquente, pubblica su qualche cosa, e lui lo sa. L’anno scorso, d’improvviso, ci vede, mia moglie ed io, che lo facciamo entrambi, e gli è venuta la curiosità. Così abbiamo avuto una discussione. Non sapevo proprio che cosa ne pensasse. Hanno un paio di figli, una bella famiglia, stanno bene. Non potevo crederci: un microbiologo laureato! Dovevi sentire questo tipo parlare dei nuovi farmaci per il cancro all’orizzonte, le cose che sta sviluppando. È molto istruito ed abile. Mi sono cascate le braccia quando ha detto: “Qual è il problema? è solo un ammasso di tessuto”. Questo era un laureato in microbiologia. Che cosa credi che pensi l’uomo della strada?” La gente proprio non lo sa.
La gente di questo paese, gli americani, hanno un cuore. Ce l’hanno davvero. Non conosco nessun altro in questo mondo che dà come noi quando la gente muore di fame in Etiopia o in un qualsiasi altro posto. Abbiamo i nostri problemi, un mucchio di problemi, ed io non sono d’accordo con tutto ciò che fa il governo e penso che noi facciamo un mucchio di cose cattive, ma questo paese ha un cuore. Quando Jessica, quella bambina di Midland nel Texas cadde nel buco, il paese impazzì. Ogni volta che accendevo la TV sentivo un altro resoconto orario sulla salute di Jessica. Questo è continuato per giorni. Tutto questo sforzo, tutta questa copertura giornalistica, tutta questa simpatia per una bambina. E le altre 750’000 bambine che vengono tritate negli aspiratori ogni anno? Penso che, almeno in parte, è così perché la gente non sa.
Ho fatto una presentazione nella mia chiesa ed ho fatto vedere un feto di 24 settimane. Fatemi dire, se mettete un’immagine di un feto di 24 settimane sullo schermo nessuno ha dubbi che quello sia un bambino. Nessuno. Potete lavorare indietro fino al punto in cui una donna sa per la prima volta di essere incinta, ed appare ancora un bambino a me, e a chiunque altro. Ho provato nella mia chiesa, è un territorio molto amichevole. La prima volta nella mia chiesa, una persona, un insegnante di inglese nel locale liceo, si era fatto l’idea di essere pro-choice. È ancora pro-choice, ma specialmente da questa persona, se tu lo incontrassi, sapresti che cosa voglio dire. Fu un grande complimento per me quando venne a dirmi: “sono un pro-choice e la penso ancora così, ma non avrei mai pensato che il suo discorso mi avrebbe influenzato tanto”. Ho attaccato bottone con quella persona e continuerò a stuzzicarla. C’erano altre persone nella chiesa che erano sedute alla presentazione, non così coriacee come lui, che hanno avuto lo stesso pensiero. Erano pro-choice quando sono entrati: ora non sono tanto sicuri. Potete istruire le persone. Io cerco di dirglielo. Voglio che la gente sappia ciò che sanno i medici. Che questa è una persona. Questo è un bambino. Questo non è un qualche tipo di ammasso di tessuto e questo fa la differenza. Questa è la mia parte.
La questione dell’assicurazione è di grande interesse per me. Ho preso giù alcune note perché è una cosa nuova. Non avevo compreso che altri stati facevano pagare una sanzione per l’assicurazione. È una cosa a cui dobbiamo pensare. Non è il caso nello stato di New York. La legislatura dà accesso al nostro gruppo ad alcuni legislatori un po’ meglio di certa altra gente nello stato.
Chiedendomi di venire qui oggi, il signor Scheidler mi disse che avrebbe voluto sentire alcune parole su cosa penso che il movimento pro-life faccia bene e che cosa facciamo meglio, e forse potrei criticare alcune cose. Dirò brevemente che una delle cose più gratificanti del lavorare tra i pro-life è stata incontrare e venire a conoscere alcune persone molto fini e scrupolose che hanno tanto cuore e vogliono mettersi in gioco in una causa impopolare per fare giustizia in qualcosa che vedono essere sbagliato. È un’esperienza meravigliosa per noi.
Se dovessi scegliere una cosa di cui penso di non essere contento dei pro-life, è la disorganizzazione. È terribile. C’è almeno un po’ di coordinazione tra gli uffici, ma la mia impressione è stata, parlando ad altre persone, che c’è stata tanta disorganizzazione. C’è un grande sforzo in atto, ma penso che molto dello sforzo venga sprecato perché non lavorate coordinati. NOW [organizzazione femminista] lavora in modo coordinato e Planned Parenthood lavora in modo coordinato. Siete contro forze molto, molto potenti che sono organizzate, finanziate, molto forti e molto influenti. Dovete cominciare a coordinare i vostri sforzi o sprecherete un mucchio della vostra energia.
Un’altra cosa che vorrei menzionare è una cosa di cui mi voglio liberare perché è una cosa che voglio apprendere dalla conferenza: lo stato delle leggi sul consenso dei genitori in altre zone. Facevamo aborti, va bene, ma vorrei dare a noi stessi una piccola pacca sulle spalle. Non avremmo mai, mai toccato un minore senza il consenso dei genitori. Non si può proprio fare. Non esegui operazioni su ragazzi senza il consenso dei genitori, consenso scritto. Abbiamo mandato via tante ragazze perché avevano 15 o 16 anni; abbiamo sorpreso alcune di loro che mentivano sull’età perché conoscevano la nostra politica, ma era così. Mi spiace, ma se non hai 18 anni non posso farlo senza consenso dei genitori. Poi ho cominciato a capire che non è così che funziona. Nella città di New York puoi andare in una fabbrica di aborti a 14, 15 anni e abortire. Nessun problema. Nessun medico di questo paese, per quanto ne so, può togliere legalmente le tonsille senza consenso dei genitori, e allora perché puoi eseguire un aborto senza il consenso dei genitori? Ma c’è una grande battaglia nello stato di New York proprio ora, ed è una in cui siamo coinvolti attivamente. Mi piacerebbe sentirne parlare di più perché penso che sia un argomento molto importante per un altro motivo. Un mucchio di gente sono, come ho detto, pro-choice, pro-donna. Non mi importa come volete chiamarli. Molta di questa gente pro-choice, forse inamovibili, hanno anche loro bambini. Non mi importa quanto siano pro-choice, ma ci scommetto quello che vuoi che se tu li inchiodassi al muro, non vorrebbero che nessuno toccasse i loro figli minori senza che loro lo sappiano, che siano pro-choice o no. Per me questa è una questione trasversale. Una su cui possiamo fare in modo che la gente di entrambi gli schieramenti concordi. È un passo che penso sia importante e su cui stiamo lavorando attivamente.

Il dott. Levantino descrive la procedura abortiva D&E
Video in streaming: il dott. Levatino mostra una procedura di aborto (22:00)
Il dottor e la signora Levantino al programma radio Catholic Answers – 23 giugno 2006: ascolta o scarica (MP3).

Attraverso la sua pubblica testimonianza a favore dei nascituri, il dott. Levantino ci aiuta a sollevare la nostra società fuori dall’oscurità di cui egli stesso era un tempo era prigioniero. Ed egli conosce la grazia ed il perdono di Dio. padre Frank Pavone

http://www.priestsforlife.org/testimonies/testimony.aspx?ID=1127

Annunci

Volevo solo rimettere il bambino dentro di me

13 ottobre 2008
Mi chiamo Theresa Bonopartis e sono post-abortiva. Come molte adolescenti che si ritrovano incinte, ho nascosto la gravidanza ai miei genitori per paura. Ero al quarto mese quando alla fine ne ho parlato a loro e, anche se non me lo aspettavo, mi cacciarono fuori di casa e mi dissero di scordarmi di essere loro figlia.
Nelle settimane seguenti mi trovai senza lavoro, denaro e posto in cui vivere. Alloggiando temporaneamente da un’amica, mio padre mi faceva chiamare al telefono tutti i giorni da mia sorella per dirmi che voleva che abortissi e che avrebbe pagato lui. Giorno dopo giorno continuavo a dire “no”, ma dopo un po’, sentendomi disperata e come se non avessi nessuna scelta, cedetti alla pressione e acconsentii ad uccidere il mio bambino non ancora nato. Oggi non riesco ancora a ricordare come andai all’ospedale dove venne eseguito l’aborto. Nessuno si preoccupò di parlarmi dei fatti. Non conoscevo lo sviluppo del mio bambino. Nessuno mi parlò della procedura o di cosa stava per succedermi. Essendo adolescente, fui messa in una stanza per essere sottoposta da sola ad una procedura orribile. Una procedura che non avevo mai voluto ma che mi avevano spinto a subire.
Ricordo ancora il medico che entrava nella stanza con un sguardo sadico in volto mentre mi iniettava nell’addome la soluzione salina. Poi cominciò l’orrore. Sebbene allora non fossi consapevole di ciò che stava succedendo, sentivo il mio bambino che si dibatteva dentro di me mentre veniva bruciato a morte dalla soluzione. Cominciarono le doglie per partorire poi un bambino maschio morto, nella stanza, da sola, dopo 12 ore. Ricordo che guardavo mio figlio che giaceva nel letto vicino al mio. Vedevo i suoi piedini e le sue manine e tutto ciò che riuscivo a pensare era quanto volevo rimetterlo dentro di me. Non riuscivo a credere a ciò che avevo appena fatto o che questo fosse permesso. Chiamai l’infermiera che venne nella stanza, prelevò mio figlio e lo scaricò in un grande barattolo di plastica etichettato “3A”. La mia vita cambiò per sempre a partire da quel momento.
Da quel giorno in poi cominciai a percorrere una spirale discendente perché soffrivo di depressione, ansia ed attacchi di panico e feci innumerevoli scelte sbagliate perché non credevo di meritare niente di meglio. Sebbene cercassi aiuto, nessuno voleva parlare del mio aborto. I psicoterapeuti professionisti mi dissero ripetutamente che dovevo andare avanti con la mia vita. Lo stesso messaggio che viene dato oggi a tante donne che cercano aiuto. Per nessuno era legittima la mia pena o riconoscere ciò che era avvenuto. Avevo ucciso il mio figlio non ancora nato. Mi avevano fatto sentire matta e sola pensando che fossi l’unica che soffriva delle conseguenze dell’aborto. La verità è che ci sono innumerevoli persone che soffrono.
Per anni ho vissuto la mia vita nell’infelicità. Feci una brutta scelta come marito, uno che abusava di droga e alcool. C’erano giorni in cui non ero nemmeno capace di alzarmi. Alla fine l’aborto incideva su ogni aspetto della mia vita, mentre la società ed i professionisti continuavano a dirmi che non aveva niente a che fare con l’aborto nonostante io continuassi a dire che non era così. Persino oggi ci si dà un gran daffare per liquidare lo stress post aborto come mostra un articolo del New York Times Magazine: “Esiste la sindrome post aborto?”. Quand’è che siamo diventati una società dove uccidere il tuo figlio non ancora nato e farsene tormentare è inaccettabile e negato? Non è per niente sensato.
Passarono molti anni prima che trovassi l’aiuto che cercavo per trovare la guarigione. Attraverso la mia fede e cercando un terapeuta che trattasse i problemi del post aborto, riuscii finalmente a guarire dal mio aborto. Oggi, se l’aborto infastidisce qualcuno, la società è svelta a dare la colpa alle credenze religiose di una persona che, dicono, instilla “senso di colpa e vergogna”. La mia fede non mi instilla senso di colpa e vergogna, la mia fede mi porta la misericordia di Dio, il suo perdono e la sua guarigione: è stato l’atto di uccidere mio figlio e vederlo morto sul letto accanto a me che mi ha instillato il senso di colpa e la vergogna.
La gente protegge il diritto di abortire perché crede alle bugie di cui noi, come società, siamo stati imbevuti negli anni. La mia speranza è che le donne a cui hanno fatto credere che l’aborto è una libertà, quando in realtà è una schiavitù, arriveranno a vedere, mentre sempre più donne dicono ad alta voce la verità, che la verità è ciò che ci rende liberi.
Grazie.

Theresa Bonopartis è il contatto per lo stato di New York di Operation Outcry ed è direttrice di Lumina/Hope & Healing after abortion, un servizio di indirizzamento post aborto. Ha due figli maschi, uno dei quali sta prestando servizio come marine.

http://64304.netministry.com/images/TheresaBonapartis-Sep2007_2_.pdf


Non potevamo mai usare la parola “bambini”

26 luglio 2008
Anche oggi la testimonianza di un’infermiera che prestava assistenza agli aborti.
Alcune parti di quanto segue potrebbero darvi molto fastidio, leggete solo se vi sentite preparati.

Salve a tutti. Innanzitutto, vorrei dire che c’è una sola cosa sbagliata nell’aborto: è un omicidio.
Nel 1982 cominciai a lavorare in uno studio di ostetricia/ginecologia nell’area di Livonia (Michigan). Amavo molto i bambini e i neonati, e mi sembrava che il modo migliore per stare con loro fosse lavorare in uno studio di ostetricia/ginecologia. Era veramente entusiasmante vedere la crescita dei bambini da quando vengono concepiti fino al parto. In seguito vedevo i bambini quando li riportavano nello studio. Era veramente entusiasmante. Di fatto, frequentavo la Fiera del Michigan e c’era una bancarella Pro-Life e avevo comprato i miei piedini [una spilla a forma di piedini, grandi come quelli di un bambino a 10 settimane dal concepimento ndT], non comprendendo in che cosa mi stavo mettendo io stessa allora. Mostravo i piedini a tutte le donne, e non mi è mai passato per la testa che quei piedini rappresentavano i bambini morti che venivano abortiti.
Avevamo parecchie donne che passavano per le cliniche che venivano indirizzate ad abortire. Tre dei dottori con cui lavoravo in quella clinica avevano un’attività in proprio e loro avevano quattro studi in tutta l’area. Lì venivano indirizzate le donne.
Dopo un po’, volli andar via dalla clinica semplicemente perché non mi pagavano abbastanza. Un medico mi offrì un incarico in un suo studio privato a Livonia, così accettai l’incarico. Mi spiegò che effettuavano aborti ma, ancora, non ci pensai molto. Allora ero pro-choice, o pro-aborto come direi oggi, e non pensavo molto a ciò che è l’aborto. Pensavo all’aborto come qualcosa che elimina un problema, non che uccide un bambino.
Le donne che venivano allo studio venivano perlopiù per abortire. Noi soli ne effettuavamo quattro al giorno, non era come in una tipica clinica per aborti, ma ne facevamo più della nostra quota. Le donne facevano gli esami di routine del sangue e della pressione, e confermavamo la gravidanza con un test delle urine. Non ebbi esperienza di nessuna donna che abortiva che non fosse incinta, sebbene questo sarebbe potuto capitare. Non ne ero semplicemente consapevole.
Le ragioni che le donne adducevano per abortire erano completamente irreali. Ora lo capisco; ma allora il lavaggio del cervello mi aiutava a capire perché dovessero abortire. Ci avevano detto che come assistenti medici eravamo lì per aiutare le donne, qualunque fossero le ragioni. Molte donne non potevano permettersi finanziariamente di avere bambini, così usavamo esempi, come il prezzo delle scarpine, dei vestitini, quanto costa tirare su un figlio. Se non avevano finito gli studi, l’ostacolo che avrebbe avuto sugli studi, come avrebbero trovato un baby-sitter: chi si sarebbe preso cura di quel bambino per loro? Trovavamo le loro debolezze e lavoravamo su di esse.
Dopo le domande di base, veniva detto loro brevemente che cosa sarebbe accaduto loro dopo la procedura. Tutto ciò che veniva detto loro sulla procedura era che avrebbero avuto dei lievi crampi simili ai crampi mestruali, e tutto finiva lì. Non si parlava loro dello sviluppo del bambino. Non si parlava loro del dolore che il bambino avrebbe provato o degli effetti fisici o degli effetti emotivi che avrebbe avuto su di loro. Non avevano idea di chi le avrebbe aiutate quando sarebbero andate in pezzi in seguito. Venivano portate nella stanza e, come ho detto, non veniva offerta nessuna assistenza psicologica. Queste donne fondamentalmente non avevano idea in che cosa si stavano mettendo dentro. Veniva detto loro solo di sdraiarsi sul tavolo; erano svestite.
Alcune donne ne erano un po’ preoccupate. Ci avevano detto che nel parlare a loro non potevamo mai usare la parola “bambini”. Era sempre del tessuto, tessuto o cellule o grumi di cellule o prodotti del concepimento. Poi cominciavamo la procedura.
C’erano tre procedure fondamentalmente che usavamo, e andrò un po’ più nel dettaglio al riguardo.
Metodo di suzione
La prima è la procedura utilizzata più comunemente, ovvero il raschiamento per aspirazione. Da alcune ricerche che sono state fatte, è stato spiegato che la suzione di queste macchine è 49 volte più forte di quella del vostro aspirapolvere. Comprendo che molti di voi hanno familiarità con molte delle procedure che effettuiamo, ed alcuni forse non lo sono. Ma per quelli che lo sono, vi prego di sopportarmi e pensare soltanto a quello che sto dicendo. Io l’ho visto, e sono qui per riaffermare ciò che avete udito, perché tutto quello che ne leggete è la verità. Niente di tutto questo è una bugia. Non stiamo facendo alcuna esagerazione.
Il raschiamento ad aspirazione normalmente viene eseguito tra 6 e 8 settimane di gravidanza. Lo strumento è inserito nell’utero della donna ed il bambino viene risucchiato fuori dall’utero. Lei prova dolore ed il bambino viene spinto nel barattolo. Lo tiravamo fuori dalla piccola sacca e lo mettevamo nella bacinella. Il medico veniva ad esaminarlo. Se gli sembrava che fosse abbastanza tessuto, prendevamo il bambino, lo mettevamo in un barattolo e lo mandavamo al laboratorio se la madre aveva l’assicurazione. Se non aveva l’assicurazione, il bambino veniva semplicemente gettato via per lo smaltimento rifiuti.
Metodo di smembramento (D&E)
La seconda procedura comune a cui ho assistito è la D&E, cioè dilatazione (dilation) e svuotamento (evacuation). Questa è eseguita normalmente tra le 9 e 16 settimane di gravidanza. Ho notato molte volte che si parla di laminaria nella descrizione. Ma, nella mia esperienza, non usavamo sempre la laminaria. L’usavamo a volte. La laminaria veniva inserita il giorno prima, ed il giorno dopo le donne ritornavano per subire la procedura. Tuttavia, su quelle che non avevano la laminaria, usavamo strumenti che sono come lunghe aste di metallo e ogni estremità è un po’ più larga dell’ultima che era stata inserita nella cervice per aiutare a dilatarla. Naturalmente, durante la procedura, la donna sente parecchio dolore. Le viene fatta un’endovena di Valium o di Sublimaze per aiutarla a rilassarsi, ma lei è sveglia durante tutta la procedura.
La procedura comincia con l’aspirazione del fluido, poi il medico usa il forcipe per entrare e fare a pezzi gli arti del bambino. Avvenne un incidente in cui venne fuori un pezzo bianco e chiesi più tardi al medico che cos’era, ed era il cranio del bambino. Le donne sentono dolore. Non è che soltanto dopo la procedura che comprendono che cosa capita al loro bambino o a loro stesse. Il novanta percento di queste donne cominciano a piangere dopo, e non per il dolore
Iniezione salina
Il terzo tipo di aborto è quello salino, che viene effettuato dopo 16 settimane di gravidanza. Questo deve essere fatto in ospedale per via delle complicazioni che possono insorgere: non che non possano insorgere le altre volte, ma di più in questo metodo. Il liquido salino è iniettato nel grembo della donna, ed il bambino la inghiottisce. È una soluzione di sale. Il bambino comincia a morire di una morte lenta, violenta. La madre sente ogni cosa. Molte volte è a questo punto che capisce, o è davanti alla realtà, che ha in realtà un bambino vivo dentro di lei, perché il bambino comincia a lottare violentemente per la sua vita. Corre e lotta dentro perché sta bruciando. Potete immaginare il dolore? Versatevi un po’ di acido sul dito e capirete quanto dolore deve provare quel bambino, solo che lui ce l’ha in tutto il corpo. Questa non è una piccola percentuale degli aborti. Avviene molto frequentemente.
Alle donne non venivano mai date alternative all’aborto. Si assumeva automaticamente che loro sapevano ciò che volevano. Non si parlava mai loro delle agenzie per l’adozione. Non si parlava mai della gente là fuori che era desiderosa di aiutarle a dar loro case in cui vivere, di prendersi cura di loro e persino dare loro sostegno finanziario. Gli eufemismi che sono usati – ammasso di cellule, prodotti del concepimento, o solo semplice tessuto – sono tutte bugie.
Io ci sono stata, e ho visto questi bambini completamente formati già a 10 settimane, lunghi cinque centimetri e senza un braccio o con la testa staccata. Queste sono cose con cui dovrò vivere ora. So che il Signore mi ha perdonata, ma non potrò mai cancellare queste cose dalla mia mente. Il suono di quelle ossa che si rompono, la vista di quei bambini. Mi sembra che più vado avanti a lavorare con la gente pro-life, più mi colpisce. Capisco la realtà di un bambino dentro di te, un bambino completo che sta crescendo.
Tra 18 e 24 giorni il cuore del bambino comincia a battere. Prima ancora che la donna sappia di essere incinta, il cuore di questo bimbo sta battendo. A sei settimane si possono rilevare le onde cerebrali. I suoi braccini e i le sue gambine si muovono intorno. Ad 8 settimane ha già un palmo ed impronte digitali. Il suo sistema nervoso è sviluppato ad 8 settimane. Questo è quando tutti gli aborti vengono effettuati. Ditemi che questo bambino non sente nulla: io vi dirò diversamente.
A 10 settimane si possono contare tutte le dita, ogni dito dei piedi ed anche le piccole costole. Ho visto le piccole gabbie toraciche, ed è così chiaro. A 12 settimane ha tutti gli organi e stanno tutti funzionando. Può dormire; ha l’udito; ha il gusto. Stiamo aspettando che cresca. È esattamente come siete voi ora, solo minuscolo.
Una delle famose frasi che la moglie del medico era solita usare dopo la procedura, quando andava dalle donne che piangevano e dava loro delle pacche sulle spalle era: “È tutto a posto, cara, tutti facciamo errori, ecco perché le matite hanno le gomme.” Come fai a cancellare quel pensiero dalla mente? Dove sarà lei quando quella donna è a rischio di suicidio perché capisce di aver ucciso suo figlio e niente glielo porterà indietro? Dove sarà allora? Lei sarà altrove, a contare il suo denaro ed a comprare auto nuove, o qualcos’altro. A lei non importa.
Mentre ero a Nuremberg (Pennsylvania), mi sono imbattuta in una storia interessante, che ripeto sempre quando parlo, sul piccolo Josh. Sua madre aveva divorziato ed aveva avuto una storia poco dopo. Rimase incinta e fu costretta ad abortire. In seguito, continuò a sentire dolore, così andò dal medico. Non aveva avuto altre storie dopo quella. Così sapeva di non poter essere ancora incinta perché aveva abortito e non aveva avuto altre relazioni. Quel medico le disse che ciò che era successo era a causa dell’aborto, aveva sviluppato un tumore e che avrebbero dovuto farle una isterectomia. Era sul tavolo, pronta per l’operazione quando il medico fece un altro esame e scoprì che non era un tumore. Di fatto lei era ancora incinta. Proseguì la gravidanza ed il piccolo Josh fu di per sé un miracolo. Al programma aveva una felpa con scritto: “Sono sopravvissuto all’olocausto dell’aborto”. Purtroppo, a causa della procedura, aveva una cicatrice da un lato del capo ed era leggermente limitato nell’udito e nella vista. Quello che pensano sia successo è che avrebbe potuto avere un gemello che fu, in realtà, abortito.
Ci sono diversi punti con cui controbattevo, quando lavoravo alle cliniche, alla gente pro-life, come lo stupro. Che dire a proposito di un caso di stupro, quando una ragazza viene sequestrata e, contro il suo volere, concepisce un bambino? Innanzitutto, il dato di fatto è che solo l’1% di tutti i casi di stupro finiscono con una gravidanza. Se sapete qualcosa di genetica o dello sviluppo di queste cose, saprete che quando il corpo di una donna subisce un’esperienza traumatica, come uno stupro, il corpo ovulerà o rilascerà un ovulo molto raramente. Perciò, la gravidanza avviene molto raramente. Ma è questa percentuale molto piccola che la gente pro-aborto ama usare come parte delle proprie tesi. Non credo proprio che l’1% sia abbastanza per giustificare l’uccisione di tutti quei bambini innocenti. Il bambino non ha niente a che fare con lo stupro. È una vittima innocente. Se ti senti così contraria alla gravidanza, c’è gente pronta ad aiutarti. Puoi sempre dare il tuo bambino in adozione e dare una buona casa al bambino.
L’altro argomento famoso sono gli abusi sull’infanzia. Sapevate che la maggioranza dei casi di abusi su bambini riguardano tutti gravidanze volute? Cercate di usare questo dato a vostro favore la prossima volta che qualcuno parla di abusi sull’infanzia. L’aborto è l’estremo abuso sull’infanzia.
Avevamo un gruppo piuttosto interessante di persone fuori dalla nostra clinica: quelli che facevano picchettaggio. Erano là fuori ogni giorno con le loro insegne, a camminare avanti e indietro, e ci apparivano veramente ridicoli. Ci avevano detto di ignorarli perché erano sciocchi, non sapevano che cosa stavano facendo. Non capivano le giustificazioni di queste donne e, naturalmente, io ci credevo. Così quando andavo alla macchina, ogni giorno che erano lì, guardavo in basso, non li guardavo per niente. Temevo quello che avrebbero potuto dirmi. Ma scoprii che erano tutte persone veramente amorevoli. Una in particolare è Lynn Mills. Lei è la direttrice di Pro-Life Action League del Michigan. Da allora siamo divenute grandi amiche.
Un giorno decidemmo d’incontrarci in un ristorante del posto con una delle mie colleghe, e lei aveva portato con sé una delle sue amiche. Dibattemmo tutte quelle questioni che pensavo facessero sì fosse una cosa giusta abortire. Lynn aveva una ragione od una risposta per ogni domanda che le facevo. Tornai. Ci volle un po’ più di tempo, ma alla fine centrò il segno. E più di questo, penso che ci fosse il Signore che lavorava su di me allora. Penso davvero che mi ha dato la forza di sopportare tutto quello che vidi in quella clinica. Stetti lì solo per sei mesi, ma penso che c’era una ragione per questo, perché ora posso andar fuori e raccontare a tutti ciò che ho visto.
Sapevate che nel 1973 l’aborto ha ucciso quasi due milioni di bambini? Ci sono stati più bambini uccisi dall’aborto di tutta la gente uccisa in tutte le nostre guerre.
Ci sono alcune esperienze di cui voglio parlare prima che me ne dimentichi. Ci fu l’incidente di un bambino che era circa di 16 settimane. Una delle ragazze mi aveva chiamato nel laboratorio mentre stava ripulendo, e all’estremità della cannula, cioè lo strumento all’estremità del tubo, c’era il piedino di un bambino. Era lungo circa un centimetro. Questo piede era perfettamente formato. Non potevo crederci. Fui così sorpresa dal vederlo. Era tutto nero e blu. Quando lasci cadere qualcosa sul tuo piede ed il tuo piede rimane livido, generalmente è a causa del dolore. Il corpo del bambino era stato completamente fatto a pezzi dall’aborto.
In un altro incidente, il tubo si separò con uno scoppio dalla macchina e il sangue ci schizzò tutto addosso. La povera donna era sdraiata e piangeva. Era troppo tardi per ognuno di noi per fare qualsiasi cosa. Il bambino era morto.
Mi hanno detto che uno dei problemi dei pro-life è che parliamo troppo dei bambini che vengono fatti a pezzi [questo non sembra essere un “problema” italiano, ndT]. Mostriamo queste terribili immagini, indugiamo troppo su di esse. Cosa dovremmo fare? Questa è la realtà dell’aborto. Dovremmo dire: Oh, non andare ad abortire, il tuo feto o tessuto, diverrà deceduto? Non ha senso. Tu dici loro la verità, i fatti. Sì, i bambini appaiono così dopo l’aborto. E sì, fa male al tuo bambino e, più di tutto, colpisce le donne.
Ci fu l’incidente di una ragazza quattordicenne la scorsa primavera, era incinta. Sua madre la costrinse ad abortire. Il medico fece un pasticcio e adesso lei è sterile. Quella madre cosa risponderà alla ragazza quando crescerà e capirà che non potrà mai avere un bambino?
Ci fu il caso di una signora che venne alla clinica, era sposata con uno straniero. Questo fu molto interessante perché ancora, ancora oggi, non capisco come esistesse questo matrimonio. Lui non parlava inglese e lei non parlava la sua lingua. Immagino che ci fosse una qualche comunicazione, ma non abbastanza. Lei gli disse che voleva fare un bambino. Lui non sapeva che cosa stava facendo ed alla fine lei rimase incinta. Quando lei gli disse che aspettavano un bambino, lui si arrabbiò. Non voleva un bambino. Non sapeva che era questo ciò che stava facendo. Allora, lei venne ed abortì. Così, senza ragione. Non voleva un bambino adesso. Tutto qui.
Venne un’altra donna alla clinica per il suo nono aborto. Aveva circa 40 anni. Nove! Non c’è giustificazione per questo. Proprio non lo capisco. Rimango a volte sbigottita a ripensarci [meglio non parlarle del caso della donna italiana che ha abortito 40 volte ndT].
Vorrei sollevare un punto interessante riguardo al picchettaggio presso le case dei medici che è anche davvero imbarazzante per me. La prima esperienza di picchettaggio che ho mai fatto fu quando Lynn mi trascinò alla casa del mio medico. Per tutta la strada ero in lacrime. Me ne stavo con le mani in mano: Ti prego Signore, fammi andare via, fa’ che passi, fa’ che non sia a casa. Non voglio proprio vedere questo tipo. Ed eccoci lì, facendo picchettaggio. La gente stava venendo a parlare con noi. Improvvisamente uscì un vicino e disse che non viveva più lì, si era trasferito in California. Tutto quanto per nulla!
I nostri medici erano soliti lavorare anche nel campo degli uteri in affitto, cosa che sta diventando molto diffusa per i pazienti sterili. Non potevo capire come poteva andare in una stanza ed uccidere un bambino, e poi andare nella stanza vicina e sforzarsi al massimo per cercare di fecondare un’altra donna per una coppia che non può avere bambini. Era ancora più strano perché una volta ogni tanto ricevevamo una lettera da, ad esempio, una coppia della California che non poteva avere bambini. Mandavano lettere a diversi studi, sperando di ottenere una risposta da una donna incinta che volesse dare il suo bambino in adozione a loro. Il medico non considerava per niente tutto questo. Gliene accennai. Dissi che questa coppia era così bella, una bella foto, una bella casa, e facevano dei bei soldi. Potevano offrire tutto a un bambino. Chiesi al medico: Perché non indirizziamo una delle nostre donne a loro? Mi disse che non potevamo farlo, le donne erano lì perché questo è ciò che vogliono e non dovevamo interferire con la loro decisione. Questa era risposta che ci veniva sempre data.
È apparso un articolo su un giornale di Livonia un po’ di tempo fa. La clinica per cui avevo lavorato era stata evidentemente venduta ad un altro medico, e aveva messo un annuncio sul giornale con un tagliando per uno sconto sugli aborti. Prendemmo il telefono e cominciammo proprio ad insistere. Dovemmo fare del nostro meglio. L’annuncio fu tolto la settimana dopo e non lo rimisero più.
Probabilmente la cosa più efficace che mi ha fatto cambiare idea fu un incubo che feci una notte, poco dopo avere incontrato Lynn. Feci questo sogno in cui ero nella stanza per gli esami con il medico, ed avevamo appena terminato un aborto. Accanto al tavolo c’era un altro piccolo tavolo ed avevamo un piccolo bambino circa altrettanto lungo. Non ho mai veramente fatto questa esperienza, ma questo bambino era nato. Era sdraiato al bordo del tavolo. La sua gambina stava penzolando fuori dal bordo ed il suo corpo era coperto con un panno di carta. La madre lo guardò e disse: “Devo stare sdraiata qui e guardare questo bambino?”. Il medico mi chiese di portare il bambino al laboratorio. Presi il bambino, era uno di quei sogni in qui c’è un salone senza fine, vai avanti, avanti, e non raggiungi mai la tua destinazione. Tutto quello che sentivo nella mano era questo bambino grande. Mi svegliai, piangevo ed ero sudata. Niente nella mia vita mi ha mai scosso di più. È stata l’esperienza più terribile che abbia mai fatto. Per la prima volta della mia vita compresi che ero implicata nell’uccisione di bambini innocenti. Non effettuavo l’aborto in sé, ma avrei ugualmente potuto farlo. Diedi quegli strumenti al medico. Ho ancora incubi, non così frequenti e non tanti, ma penso sia un promemoria per ricordarmi che devo andare avanti per quei bambini e, con l’amore ed il sostegno che ho dai miei nuovi amici pro-life, sono in grado di farlo.
Spero che qui nel nostro convegno ci siano degli infiltrati perché ciò che dico è vero. Voglio che ci pensiate. Quando andate a casa ed avete degli incubi su quei bambini morti, è perché li state uccidendo. Questo è quanto. L’aborto è un omicidio. Non c’è altro modo di girarla. Speriamo che chiamerete uno di noi e, vi garantisco, noi saremo a braccia aperte per salutarvi ed aiutarvi in questa terribile esperienza.

Questa testimonianza fu data da Deborah Henry originariamente ad un seminario/laboratorio “Meet the Abortion Providers” (ti presento gli abortisti) sponsorizzato dalla Pro-Life Action League di Chicago, diretta da Joe Scheidler. Priests for Life offrono il loro video “Inside the Abortion Industry” (dentro l’industria degli aborti), contenente brani delle testimonianze di diversi ex-abortisti.

http://www.priestsforlife.org/testimony/henry.htm


Nella bacinella c’era un piccolo bambino rosso perfettamente formato

2 giugno 2008
Ho 35 anni, non mi sono mai sposata. Diciassette anni fa rimasi incinta di uno fra due uomini. Non parlai loro della gravidanza visto che non ero in stretto contatto con nessuno dei due. La mia promiscuità ed instabilità mentale mi avevano messo in un pasticcio. Vivevo con i miei genitori, siamo sempre stati una famiglia cattolica pro-life. Mamma accettò la mia gravidanza e disse che avremmo tirato su il bambino.
Ebbi un esaurimento nervoso a circa tre mesi di gestazione. Fui ricoverata e messa sotto terapia medica. Sembrava che non migliorassi.
Lo psichiatra aiutò la mia salute. Voleva aumentare la terapia per farmi stare bene. Poiché ero incinta, aveva paura di aumentare il mio dosaggio perché avrebbe nuociuto al mio bambino non ancora nato. Cercò di convincere la mia famiglia che l’aborto era la miglior soluzione. Io non volevo sentire.
Finalmente, a 4-5 mesi di gravidanza, cedetti. Nei momenti in cui mi supplicavano cambiai idea. Avevo grande amore e rispetto per il mio psichiatra che allora si mostrava amichevole con la mia famiglia.
Fui ammessa all’ospedale militare, che effettuava aborti allora. Mi misero la flebo. Fu messo un ago nel mio addome e cominciò l’avvelenamento salino. Dopo mezz’ora chiesi all’infermiera se fosse troppo tardi per cambiare idea. Disse che era troppo tardi. Più tardi cominciai a sentire i crampi e mi misero in una stanzetta. Ricordo che giacevo su un freddo tavolo metallico. Ma sorella e mia madre entrarono qualche volta, ma perlopiù ero sola. I crampi cominciavano a far male. Sentivo il bisogno di andar di corpo. L’infermiera mi portò una bacinella. Spinsi. Guardai e gridai: “È il mio bambino!”. Nella bacinella c’era un piccolo bambino rosso [il colore è dovuto alle bruciature causate dal sale] perfettamente formato. L’infermiera lo portò in fretta via da me. Le chiesi che cos’era. Disse che era un maschietto.
Poi fui messa in una stanza. Il medico controllò il mio utero. Non furono dette molte parole.
Avevo emozioni contrastanti immediatamente dopo. Sollevata da una parte, pietrificata dall’altra, triste e con sensi di colpa. Nel mio 19° anno mi sentivo morta dentro. Dopo l’aborto fui presto dimessa dall’ospedale. Mi sembrava di essere uno zombie con tutte quelle medicine che prendevo. Mamma mi aiutò a smettere.
Cominciai a vedere uno psichiatra con frequenza settimanale. Era molto gentile e piuttosto sciapo; non parlò mai dell’aborto.
La mia famiglia non parlava mai dell’aborto. C’era della tristezza. La mia promiscuità continuava. Lasciavo che gli uomini usassero il mio corpo, non sapevo dire “no”. Nel profondo avevo bisogno di essere amata e volevo un fidanzato.
Alla fine andai a confessarmi. [Anni dopo,] fui battezzata nello Spirito Santo. Un amico pregava con me interpretando i ricordi. Cominciai ad aprirmi agli incontri di Preghiera Carismatica e pregavo anche in piccoli gruppi per lodare il Signore ed essere sanata.
Un anno e mezzo fa ho cominciato a far volontariato una volta alla settimana in un centro di assistenza alla gravidanza. Do consigli alle donne che stanno pensando all’aborto e offro consolazione alle donne che hanno abortito.
Ho chiamato il mio medico abortista un anno fa per dirgli quanto l’aborto mi abbia causato più dolore di ogni altra cosa nella mia vita. Fa ancora aborti, e dice che sono la prima persona ad essersi lamentata. Gli ho detto solo che pregherò per lui, e che l’avevo perdonato.
[L’aborto] mi ha avvicinata a Dio. Tutti quelli di cui mi fidavo o che amavo mi hanno abbandonata. Nessuno ha cercato di dissuadermi dall’aborto. Ma sento che Dio era al centro del mio dolore. Si è proteso verso di me per offrirmi amore, compassione e perdono.
La mia vita non sarà mai più la stessa. Andy è il mio unico figlio. Non mi sono mai sposata. Forse un giorno lo farà, chi lo sa? Faccio l’infermiera per professione e la mia ultima occupazione è stata nel travaglio e nel parto. È bellissimo provare la gioia di un bambino che nasce.
Oggi sono assistente scolastica con bambini handicappati. Questi bambini appaiono diversi all’esterno, ma nei loro occhi c’è la luce di Cristo.
Essere una vittima dell’aborto mi ha insegnato a non stare mai zitta quando parlo apertamente della verità.

http://www.priestsforlife.org/postabortion/casestudyproject/casestudy1075.htm

Io, Gianna Jessen, sopravvissuta all’aborto

21 maggio 2008
Oggi la testimonianza non è di una donna che ha abortito, ma di una che è stata abortita, ed è miracolosamente sopravvissuta.

Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

(Lc 19,39-40)


Mi chiamo Gianna Jessen. Vorrei dirvi grazie per la possibilità di parlare oggi. Non è una piccola cosa dire la verità. Dipende unicamente dalla grazia di Dio il poterlo fare. Ho 23 anni. Sono stata abortita e non sono morta. La mia madre biologica era incinta di sette mesi quando andò da Planned Parenthood nella California del sud e le consigliarono di effettuare un aborto salino tardivo. Un aborto salino consiste nell’iniezione di una soluzione di sale nell’utero della madre. Il bambino inghiottisce la soluzione, che brucia il bambino dentro e fuori, e poi la madre partorisce un bambino morto entro 24 ore. Questo è capitato a me! Sono rimasta nella soluzione per circa 18 ore e sono stata partorita VIVA il 6 aprile 1977 alle 6 del mattino in una clinica per aborti della California. C’erano giovani donne nella stanza che avevano appena ricevuto le loro iniezioni ed aspettavano di partorire bambini morti. Quando mi videro, provarono l’orrore dell’omicidio. Un’infermiera chiamò un’ambulanza e mi fece trasferire all’ospedale. Fortunatamente per me il medico abortista non era alla clinica. Ero arrivata in anticipo, non si aspettavano la mia morte fino alle 9 del mattino, quando sarebbe probabilmente arrivato per il turno d’ufficio. Sono sicura che non sarei qui oggi se il medico abortista fosse stato alla clinica dato che il suo lavoro è togliere la vita, non sostenerla. Qualcuno ha detto che sono un “aborto mal riuscito”, il risultato di un lavoro non ben fatto. Fui salvata dal puro potere di Gesù Cristo. Signore e Signori, dovrei essere cieca, bruciata… dovrei essere morta! E tuttavia, io vivo!
Rimasi all’ospedale per circa tre mesi. Non c’era molta speranza per me all’inizio. Pesavo solo nove etti. Oggi, sono sopravvissuti bambini più piccoli di quanto lo ero io. Un medico una volta mi disse che avevo una gran voglia di vivere e che lottavo per la mia vita. Alla fine potei lasciare l’ospedale ed essere data in adozione.
Per via di una mancanza di ossigeno durante l’aborto vivo con la paralisi cerebrale. Quando mi fu diagnosticata, tutto quello che potevo fare era stare sdraiata. Dissero alla mia madre adottiva che difficilmente avrei mai potuto gattonare o camminare. Non riuscivo a tirarmi su e mettermi a sedere da sola. Attraverso le preghiere e l’impegno della mia madre adottiva, e poi di tanta altra gente, alla fine ho imparato a sedere, a gattonare e stare in piedi. Camminavo con un girello e un apparecchio ortopedico alle gambe poco prima di compiere quattro anni. Fui adottata legalmente dalla figlia della mia madre adottiva, Diana De Paul, pochi mesi dopo che cominciai a camminare. Il Dipartimento dei Servizi Sociali non mi avrebbe rilasciato prima per essere adottata.
Ho continuato la fisioterapia per la mia disabilità e, dopo in tutto quattro interventi chirurgici, ora posso camminare senza assistenza. Non è sempre facile. A volte cado, ma ho imparato a cadere con grazia dopo essere caduta per 19 anni.
Sono così grata per la mia paralisi cerebrale. Mi permette di dipendere veramente solo da Gesù per ogni cosa.
Sono felice di essere viva. Sono quasi morta. Ogni giorno ringrazio Dio per la vita. Non mi considero un sottoprodotto del concepimento, un pezzo di tessuto, o un altro dei titoli dati ad un bambino nell’utero. Non penso che nessuna persona concepita sia una di quelle cose.
Ho incontrato altri sopravvissuti all’aborto. Sono tutti grati per la vita. Solo alcuni mesi fa ho incontrato un’altra sopravvissuta all’aborto. Si chiama Sarah. Ha due anni. Anche Sarah ha la paralisi cerebrale, ma la sua diagnosi non è buona. È cieca ed ha delle gravi crisi . L’abortista, oltre ad iniettare nella madre la soluzione salina, la inietta anche nelle piccole vittime. A Sarah l’ha iniettata nella testa. Ho visto il punto della sua testa dove l’ha fatto. Quando parlo, non parlo solo per me stessa, ma per gli altri sopravvissuti, come Sarah, ed anche per quelli che non possono parlare…
Oggi, un bambino è un bambino, quando fa comodo. È un tessuto o qualcos’altro quando non è il momento giusto. Un bambino è un bambino quando c’è un aborto spontaneo a due, tre, quattro mesi. Un bambino è chiamato tessuto o massa di cellule quando l’aborto volontario avviene a due, tre, quattro mesi. Perché? Non vedo differenza. Che cosa vedete? Molti chiudono gli occhi…
La cosa migliore che posso farvi vedere per difendere la vita è la mia vita. È stata un grande dono. Uccidere non è la risposta a nessuna domanda o situazione. Fatemi vedere come possa essere la risposta.
C’è una frase incisa negli alti soffitti di uno degli edifici del parlamento del nostro stato [la California]. La frase dice: “Ciò che è moralmente sbagliato, non è corretto politicamente”. L’aborto è moralmente sbagliato. Il nostro paese sta spargendo il sangue degli innocenti. L’America sta uccidento il suo futuro.
Tutta la vita ha valore. Tutta la vita è un dono del nostro Creatore. Dobbiamo ricevere e conservare i doni che ci sono dati. Dobbiamo onorare il diritto alla vita.
Quando le libertà di un gruppo di cittadini indifesi sono violate, come per i nascituri, i neonati, i disabili e i cosiddetti “imperfetti”, capiamo che le nostre libertà come NAZIONE e Individui sono in grande pericolo.
Vengo oggi a parlare in favore di questa legge a favore della protezione della vita. Vongo a parlare per conto dei bimbi che sono morti e per quelli condannati a morte. Learned Hand, un giurista americano rispettato (del nostro secolo) disse: “Lo spirito della libertà è lo spirito che non è troppo sicuro di essere giusto; lo spirito della libertà è lo spirito che cerca di capire le opinioni degli altri uomini e donne; lo spirito della libertà è lo spirito che pesa i loro interessi insieme ai propri, senza pregiudizi; lo spirito della libertà ci ricorda che neanche un passero cade a terra inosservato; lo spirito della libertà è lo spirito di Colui che, circa 2000 anni fa, ha insegnato all’umanità la lezione che non ha mai imparato, ma non ha mai dimenticato; che c’è un regno dove gli ultimi saranno ascoltati e considerati accanto ai più grandi.”
Dov’è l’anima dell’America?! Voi membri di questo comitato: dov’è il VOSTRO cuore? Come potete trattare le questioni di una nazione senza esaminare la sua anima? Uno spirito omicida non si fermerà davanti a nulla finché non avrà divorato una nazione. Il Salmo 52,2-4 dice: “Lo stolto pensa: «Dio non esiste». Sono corrotti, fanno cose abominevoli, nessuno fa il bene. Dio dal cielo si china sui figli dell’uomo per vedere se c’è un uomo saggio che cerca Dio. Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti; nessuno fa il bene; neppure uno.”
Adolf Hitler una volta disse: “L’abilità ricettiva delle grandi masse è solo molto limitata, la loro comprensione è piccola; d’altro lato la loro smemoratezza è grande. Essendo così, tutta la propaganda efficace deve essere limitata a pochissimi punti che a loro volta dovrebbero essere usati come slogan finché l’ultimo uomo sia capace di immaginare che cosa significhino tali parole”. Gli slogan di oggi sono: “Il diritto di una donna di scegliere”, “Libertà di scelta”, eccetera.
C’era una volta un uomo che parlava dall’inferno (ne parla il capitolo 16 di Luca) che disse: “Sono tormentato da questa fiamma”. L’inferno è reale. Così lo è Satana, e lo stesso odio che crocifisse Gesù 2000 anni fa, ancora si trova nei cuori dei peccatori oggi. Perché pensate che questa intera aula tremi quando menziono il nome di Gesù Cristo? È così perché Egli è REALE! Egli può dare grazia per il pentimento e perdono a voi ed all’America. Noi siamo sotto il giudizio di Dio – ma possiamo essere salvati attraverso Cristo. Dice la Lettera ai Romani: 5,8-10: “Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo NEMICI, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.”
La morte non ha prevalso su di me… ed io sono così grata!!!

Testimonianze di Gianna Jessen rilasciate il 22 aprile 1996 ed il 20 luglio 2000 davanti al Sottocomitato Giudiziario del Congresso sulla Costituzione
http://www.abortionfacts.com/survivors/giannajessen.asp
http://www.godandscience.org/doctrine/jessen.html
GiannaJessen.com

Altri video
Dio sta usando Gianna per ricordare al mondo che ogni essere umano è prezioso per Lui. È bello vedere la forza dell’amore di Gesù che Egli ha riversato nel suo cuore. La mia preghiera per Gianna, e per tutti quelli che la ascoltano, è che il messaggio dell’amore di Dio ponga fine all’aborto con il potere dell’amore.
Madre Teresa di Calcutta