Quando la morte svela la vita

17 gennaio 2009
Quella che segue è la – lunga, ma interessantissima – testimonianza del dottor Anthony Levantino di Troy (stato di New York) tenuta ad un convegno della Pro-Life Action League. Il dottor Levantino ha praticato aborti per diversi anni fino a quando…
Con il permesso di Pro-life Action League di Chicago

Buongiorno, sono relativamente nuovo nel movimento pro-vita. Anche mia moglie Cecelia è qui, e viviamo ad Albany, nello stato di New York. Siamo attivi nei Pro-Life circa da un anno e mezzo.
Una persona molto attiva nei Pro-Life di Albany, un uomo di nome Dennis Walterding (che è la persona più scrupolosa che avete mai visto) mi avvisò quando mi unii per la prima volta al gruppo locale e cominciò a dirmi che sarei diventato molto ben conosciuto molto rapidamente. Ne dubitavo allora, ma poco tempo dopo mi trovai a Chicago, ed aveva ragione.
Mia moglie mi precisò che avevo incontrato il dott. Randall per la prima volta due anni fa alla New York State Right-to-Life Convention, e non avevo compreso fino ad oggi che si era anche laureato all’Albany Medical Center ad Albany, New York. Penserete che ogni abortista del paese faccia tirocinio lì, ma non è vero.
Ho esercitato ostetricia e ginecologia privatamente dal 1980. Il mio tirocinio cominciò nel 1976, feci quattro anni di tirocinio fino al 1980 e poi cominciai l’attività privata, prima in Florida per un anno e poi nello stato di New York. Come parte del mio tirocinio, mi insegnarono ad effettuare aborti.
Ho sentito dire cose diverse dalle persone sui loro programmi di tirocinio. Molti mi hanno chiesto: Sei stato costretto a effettuare aborti? Hai subito pressioni per effettuare aborti durante il tuo tirocinio? E la risposta è no. Avendo parlato ad altra gente, ho scoperto che questa non è la situazione di diversi istituti. Evidentemente, molti tirocinanti di ostetricia e ginecologia subiscono molte, molte pressioni per effettuare aborti, ma questo non è stato il caso quando ho fatto tirocinio io. Nel nostro gruppo di sette, solo uno non voleva effettuare aborti e non li fece. Attualmente esercita a Boston.
A differenza di alcuni altri oratori, non sono mai stato coinvolto con una fabbrica di aborti su vasta scala, un affare (ed è un affare, non prendetevi in giro) che è stato messo su con il solo intento di effettuare aborti. Le mie esperienze sono forse un po’ più universali in termini di ostetrici e ginecologi del paese che sono stati addestrati ad eseguire aborti durante i loro tirocini e poi hanno continuato a farli come parte della propria pratica privata, ma neanche la parte più consistente. Certamente non è mai stato il maggior aspetto della nostra pratica privata.
Il mio socio ed io, comunque, eravamo relativamente importanti nella zona di Albany per un fatto famigerato, del quale tuttora mi rammarico. Il nostro gruppo era quasi l’unico gruppo che eseguiva aborti tardivi, procedure D&E, Dilatation and Evacuation [dilatazione e svuotamento]. E ci venivano inviate pazienti da tutta l’area della nostra parte dello stato non solo dai medici di Albany e Schenectady, ma anche da contee vicine distanti da 70 a 80 miglia [110-130 chilometri]. Avevamo tante pazienti.
Non li ho mai contati veramente. Sono lieto di non poter dire di essere responsabile di più di 50’000 aborti, ma so di avere effettuato centinaia di procedure con un coinvolgimento manuale diretto, come ha detto Scheidler, con il forcipe in mano, andando dentro l’utero di qualcuno e facendo a pezzi un bambino.
La gente chiede: Perché i medici eseguono aborti? Molte ragioni sono già venute fuori, ed io le amplificherò. È redditizio, c’è molto denaro! Un modo per rendere l’aborto meno disponibile è renderlo non redditizio, e ci sono probabilmente tanti modi per farlo.
Sono curioso di parlare con alcuni degli altri oratori riguardo al tema dell’assicurazione di responsabilità. Non so come sono le leggi da qualche altra parte, ed è un interessante punto da seguire. Ma nello stato di New York non c’è alcuna sanzione di assicurazione per nulla. Si paga una tariffa fissa; vi posso dire che è una tariffa alta. Ma paghi una tariffa alta per l’assicurazione e poi puoi fare ogni cosa. Puoi fare chirurgia radicale per il cancro; puoi fare parti; puoi fare aborti finché non ti escono dalle orecchio. Non c’è alcuna sanzione da parte dell’assicurazione nello stato di New York.
Perché i medici eseguono aborti? Perche io eseguivo aborti? C’è una cosa filosofica che viene per prima. Come mi piace dire alla gente – se sei pro-choice o, come molta gente ama dire, moralmente neutra sull’argomento (se esiste una cosa simile, e non penso veramente che esista) – se sei pro-choice e ti capita di essere un ginecologo, sta a te prendere gli strumenti in mano e d eseguire attivamente un aborto. È l’associazione più naturale del mondo. E lo fai come parte del tuo addestramento. C’è molto da imparare dall’aborto. Sembra terribile, ma è vero. C’è un mucchio di cose mediche che puoi imparare facendo aborti che si traspongono anche nel resto della tua pratica… come fare un buon D&C [Dilatation & Curettage, dilatazione e raschiamento], come fare un buon D&C in circostanze difficili. Un D&C durante l’aborto è più pericoloso di un D&C fatto per un qualsiasi altro scopo. Mi insegnarono ad effettuare aborti salini durante il mio tirocinio. Assumerò che la maggior parte della gente qui sia abbastanza sofisticata e sappia che cosa comportano queste procedure. Quando tengo discorsi nella mia città, ho una serie di slide perché molta gente non sa che cosa sia l’aborto. Non sanno che cosa venga abortito, e non sanno come viene fatto. Ma fare un aborto salino ti insegna come fare bene l’amniocentesi. Penso di fare le migliori amniocentesi in città, e l’ho imparato facendo aborti.
In ogni caso, se sei convinto che, sì, le donne hanno la possibilità di scegliere; e si ti hanno venduto questa bufala e ci credi, e sei un ginecologo, allora li fai.
Lungo la strada scopri che fai tanti soldi facendo effettuando aborti. Ora, puoi fare tanti soldi facendo comunque il medico, e non cercherò di fregarvi e dire che non è vero. Guadagno molto bene. Spero che sia sempre così. Ma non voglio guadagnare un centesimo effettuando un aborto! Non ne vale la pena per me.
C’è una discrepanza molto grande nei tipi di onorario che i medici guadagnano. Non sono sempre calcolati in un qualche modo logico. Vi darò un esempio. Quando devo far partorire un bambino, avrò quella donna nel mio ufficio per sette-otto mesi; lei avrò un numero illimitato di visite in studio. Ricevo chiamate in tutte le ore del giorno e della notte. Più spesso che no, mi alzo nel cuore della notte. Nella parte orientale di New York vi posso dire che, in questo periodo dell’anno, non è una cosa particolarmente divertente da fare. Uscire in mezzo alla bufera ed andare in auto all’ospedale, sedere presso un letto per ore osservando una donna che ha le doglie, facendo svolgere il parto, pregando Dio che tutto vada bene, come di solito avviene. E poi seguirla dopo; le visite di controllo nello studio. E poi aspetti e ti aspetti che tutto sia finito. In genere è finito, ma a volte no. Sei o sette anni dopo improvvisamente ricevi la richiesta di un avvocato che vuole le cartelle cliniche perché il bambino ha un problema di un certo tipo. Questo non vuol dire che ne sei responsabile, ma questa nazione è fatta in modo che le famiglie, se hanno un bambino deforme o non sano, e i costi delle cure sono quelli che sono, quando hai un figlio disabile (chiunque qui che ne abbia uno ve lo può dire), le tue spese mediche saranno facilmente dell’ordine dei decine di migliaia di dollari, e possono salire a cifre molto elevate. Non hai rifugio; non hai altra fonte di soldi che andare a far causa alle persone che hanno effettuato il parto, in primo luogo. È una grande responsabilità. Potrei fare l’oftalmologo ed eseguire una cataratta; mi ci vorrebbero 30 minuti e ci guadagnerei 2000 dollari. Ci sono discrepanze nel modo in cui questi onorari vengono calcolati.
O posso eseguire un aborto. Posso lavorare in una clinica per aborti, dalle 9 alle 17. Non mi seccano mai di notte; non devo andare fuori nei weekend; faccio più denaro dei miei fratelli ostetrici. E non devo affrontare la responsabilità. Questo è un grande fattore, un enorme vantaggio.
Nella mia pratica, facevamo in media tra i 250 ed i 500 dollari ad aborto, ed era denaro contante. Questo è proprio il caso in cui come medico puoi dire: o mi paghi subito o non mi prenderò cura di te. È del tutto facoltativo. Quando una donna viene da me ed è incinta, e suo marito ha perso il lavoro e forse la loro assicurazione non è in corso di validità, non la mandiamo via. Ma quando una donna vuole abortire, è una procedura facoltativa. O hai il denaro o non lo fai, e loro se lo procurano.
Puoi entrare di lunedì mattina, fare tre o quattro aborti (la procedura in sé non dura più di cinque o sei minuti), rimettere a posto la stanza, lasciare spazio per la prossima paziente, farla entrare. Uscirò da lì dopo due ore; sarò a casa in tempo per il pranzo; nessuno mi chiamerà di notte; e non dovrò mai, mai preoccuparmi che il suo avvocato possa mai seccarmi. E farò la stessa quantità di soldi che farei con un parto con tutti quei mesi di lavoro. Ora, chi è lo sciocco? L’ostetrico pro-life o quello abortista?
Ci sono altri motivi che forse non sono meno importanti. Ho sentito dire tante volte da altri ostetrici: Beh, non sono proprio pro-aborto, sono pro-donna. Quante volte l’avete sentito dire? I gruppi di donne in questo paese, non sono i soli, ma hanno fatto davvero un buon lavoro di dare a bere alla popolazione questa bufala. Che talvolta distruggere la vita è essere pro-donna, ma tanti ostetrici usano questa giustificazione con loro stessi e vi dico che tanti di loro ci credono. Anch’io ci credevo. Non è difficile convincersene.
Vado spesso ai gruppi. Quando fai questi discorsi, chiunque ve lo può dire, rendi un’assemblea o amichevole od ostile. Questa è un’assemblea amichevole. In verità, preferisco le assemblee ostili; sono più divertenti. Ma quando vai ad un’assemblea ostile – ho fatto un dibattito con una giovane donna che lavorava da Planned Parenthood alla State University of New York ad Albany – senti gli stessi argomenti. L’argomento pro-donna viene sempre fuori; che in qualche modo rifiutando di effettuare aborti reprimo le donne. Mi dicono che costringo le donne a fare le incubatrici. Non l’ho costretta ad essere incinta. Non ero da nessuna parte della stanza! Ma senti queste cose tutte le volte. Un argomento che potete usare (è molto semplice e lo uso tutte le volte, e almeno le ferma per due secondi) è: ehi, lavorate sodo per sostenere i diritti delle donne. Cosa mi dite delle 750’000 donne che muoiono a causa della procedura abortiva ogni anno? Perché le dimenticate? È molto difficile rispondere a questa domanda.
Molti medici non si sentono poi tanto a loro agio a fare aborti. Ancora, non conosco le esperienze di tanti medici. Non mi sono mai guadagnato da vivere solo facendo aborti. Questo sarebbe un po’ difficile se tu fai diverse centinaia di migliaia di dollari all’anno, e posso dirvi che è ben dentro l’ambito delle possibilità. O Cielo, se una che lavora in una clinica può guadagnare 150’000 dollari all’anno e non è nemmeno medico, immaginatevi solo ciò che guadagna il medico. È molto difficile se l’intero reddito dipende dall’aborto, ma quando non è così (e i medici che eseguono aborti sono la maggioranza in questo paese), loro non dipendono dall’aborto per il loro reddito. È un entrata facile, ma non ne dipendono. Tanti medici non si sentono molto a loro agio.
Come ho detto, una buona parte del mio discorso è la mia presentazione a slide, ed è molto semplice perché consiste nel mostrare slide di feti da 24 settimane in giù. Come sapete, la sentenza Roe v. Wade consente l’aborto per tutta la gravidanza, in un qualunque periodo della gravidanza. Tecnicamente, gli ultimi tre mesi sono per motivi di “salute”, che non è definita nella legge. Ma si può abortire fino a sei mesi anche senza nessun motivo, solo perché lo si vuole. Così comincio allo stadio di sei mesi e vado indietro nella mia presentazione, e la gente è sorpresa di vedere che, eccetto la grandezza, non c’è poi tanta differenza tra un feto di 24 settimane ed uno di 8 settimane, ed io li faccio tornare indietro.
Sapete, con i medici è diverso. Loro lo sanno. Non posso fare questo discorso ai medici. Glielo fanno al primo anno di studi di medicina. Si chiama embriologia; tutti la studiamo. E sanno dannatamente bene che aspetto ha un feto di 6 settimane, e uno di 8 e uno di 10. E sanno che questi bambini sono formati. Posso dirvi (almeno riguardo alla mia esperienza con la gente con cui ho lavorato), molti di loro sono un bel po’ a disagio con l’aborto. Non è qualcosa che amino fare particolarmente. Dirò che in questi casi (non parlo delle grandi cliniche per aborti; lì c’è un problema reale e devi lavorarci sodo), ma per il medico medio delle vostre comunità, e potrebbe non essere così difficile farli smettere. Come dico sempre, ci è voluto un quattro e quattr’otto nella mia testa per farmi smettere, e ne parlerò tra breve. Potrebbe non essere così difficile perché scoprirete che probabilmente non amano particolarmente farli. È sciatto. È sporco. Loro lo sanno.
In ogni caso, ci sono tanti motivi per cui i medici li fanno, e nel caso almeno di un medico come me, che non ricava una parte sostanziale del suo reddito dal fare aborti, potete arrivarci. Non è così difficile, ma richiede uno sforzo.
Eseguii aborti nel mio studio e all’ospedale, inclusi aborti D&E nella pratica privata, nell’area di Detroit dal 1981 al 1985. Le mie esperienze non sono per niente uniche. Non ero tanto a mio agio con gli aborti. Avevo alcune ragioni personali per cui non ero a mio agio.
Cominciando il mio tirocinio, stavo imparando il mestiere di ostetricia e ginecologia. È un’abilità che si sviluppa. È come qualsiasi altra cosa: impari soprattutto con la pratica e più fai più diventi bravo. Andavamo alla clinica per aborti all’Albany Medical Center una volta alla settimana. Lasciatemi dire: era piena. Erano prenotati per mesi. Infatti facevano continuamente entrare donne come casi d’emergenza perché stavano andando così avanti che non sarebbero state più in grado di abortire. Prenotavamo un mucchio di pazienti, su base settimanale, attraverso quella clinica per aborti D&E e per aborti salini e per aborti con prostaglandine.
Durante il mio tirocinio, tra il 1976 ed il 1980, non c’erano ancora gli aborti D&E. Dovevano ancora venire. So che veniva fatto in pochi posti, ma era una procedura difficile che poche persone avevano appreso, certamente nessuno nella mia zona. Infatti era veramente grigia perché se qualcuna veniva dopo 12 settimane ma non ancora 16, in genere le facevamo aspettare un mese finché il bambino fosse abbastanza grande per fare un aborto salino, che era la procedura standard.
Almeno una volta alla settimana – a volte due – era il medico interno che aveva l’incarico di sedersi e fare i quattro, cinque o sei aborti D&C per aspirazione quel mattino. Quando si finisce un aborto D&C per aspirazione, il medico deve aprire un piccolo sacchetto e deve letteralmente riassemblare il bambino. Bisogna farlo per essere sicuri che non abbia lasciato niente dentro.
Ho avuto complicazioni, come chiunque altro. Ho perforato uteri. Ho avuto tutti i tipi di problemi: sanguinamenti, infezioni, Dio sa quante di quelle donne sono sterili ora. Ricordo di essere stato chiamato nel mio ufficio di direttore perché una giovane donna a cui avevo praticato un aborto si era fatta visitare a Troy – stato di New York – (dove ora lavoro) e l’aborto era stato incompleto. Non avevo fatto bene il mio lavoro, e le erano usciti un braccio ed una gamba ed era uscita di testa perché non capiva che cosa fosse successo.
Il mio disagio venne fuori a quel punto, perché c’era questo tremendo conflitto che proseguiva dentro di me. Stavo facendo i miei D&C, cinque-sei alla settimana, e facevo aborti salini di notte ogni qualvolta mi chiamavano. Il medico interno di turno ha il compito di fare gli aborti salini e ce n’erano abitualmente due tre di questi, ed erano orribili perché si vedeva un bambino intatto, integro che nasceva, ed a volte erano vivi. Questo era molto, molto spaventoso. Era un tipo di esistenza da dare il voltastomaco. Però lo facevo ed allo stesso tempo mia moglie ed io cercavamo di avere un bambino, ed avevamo delle difficoltà. Eravamo sposati da un paio d’anni e ancora nessun bambino. Improvvisamente capimmo che avevamo un problema di sterilità. Continuavo a fare aborti, non smisi. Ma era difficile. Stavamo diventando matti cercando un bambino da adottare, ed io li gettavo nella spazzatura al ritmo di 9-10 alla settimana. Mi capitò di pensare: vorrei che una di queste persone mi lasciasse avere il suo bambino. Ma non funziona così. Così il conflitto era lì. Ci sono altri conflitti che rendono scomoda la routine di un ostetrico-ginecologo.
La maggior parte del nostro lavoro non si svolgeva facendo aborti, ma fornendo cure ostetriche per persone che volevano i loro bambini. Il vostro ostetrico ha comunemente una macchina per ecografie. Scommetto che la maggioranza degli ostetrici ora ha macchine per ecografie in studio. Usiamo quotidianamente la macchina per ecografie. Come medico, tu sai che questi sono bambini. Vedi che sono esseri umani con braccia e gambe e teste e si muovono in giro e sono molto attivi. Questo te lo ricorda: ogni volta che metti la sonda sull’utero di una donna te lo ricorda. Perché vedi il bambino lì dentro, il cuore che batte, le braccia che si muovono. Ci divertiamo con lui. È molto divertente. Due giorni fa ho mostrato ad una madre il suo bambino che si succhiava il pollice. Era così chiaro; è chiaro che cosa stava succedendo, era di 14 settimane. Li puoi vedere anche prima. Abbiamo persone che vengono con sanguinamenti e che temono di avere un aborto spontaneo: ora questa è una persona che vuole il suo bambino. Non ci sono notizie migliori per me che mettere la sonda sull’utero di una donna e fare vedere un cuore che batte e dire: Il tuo bambino è a posto. Come ostetrico lo fai per tutto il tempo. E poi, un’ora dopo, vai in sala operatoria ed esegui un aborto. È difficile. Se hai un po’ di cuore, e non penso di essere una persona particolarmente buona o morale, ma se hai un po’ di cuore, ti tocca.
Fummo fortunati. Mia moglie ed io fummo molto fortunati perché eravamo passati per tutti i soliti enti per le adozioni, per i servizi sociali e gli enti statali cercando di trovare il nostro bambino. Andavamo da una strada all’altra finché improvvisamente ebbi una brillante idea (e non so perché non ci avevo pensato prima). Conosco di persona 45 ostetrici in questa città. Non ditemi che nessuno di loro non avrà un bambino disponibile per un’adozione privata. Così, mettemmo l’annuncio. Abbiamo parlato con ogni ostetrico della città e abbiamo fatto centro. Ci vollero circa quattro mesi. Ma un giorno arrivò una telefonata. Ero in sala operatoria e non lo dimenticherò mai, stavo facendo un aborto, stavo assistendo un tirocinante. Qualcuno mi bussò dietro la spalla, mi girò e mi disse: Chiama così e così immediatamente. Questo fu tutto quello che diceva il messaggio, ma sapevo che cos’era. Per noi, fu una grande fortuna; fummo baciati dalla fortuna. Tre giorni dopo adottammo una piccola bambina sana. La chiamammo Heather.
Dopo la laurea, andai in Florida per un anno. Bel tempo, ma non era un posto per una giovane coppia con una figlia piccola, almeno il posto dove eravamo noi, così dopo un anno ce ne andammo. Penso che feci due aborti in tutto l’anno e questo perché c’era una popolazione più anziana lì. Non c’era molta richiesta, almeno nell’area dov’ero.
Mi ritrovai nell’area di Albany. Tornammo lì perché era lì che c’erano le nostre radici. Il mio socio faceva aborti D&E. Infatti era il centro dove indirizzavano gli aborti D&E della zona. Feci solo un aborto D&E come medico interno, e fu con lui perché all’epoca stava solo valutando l’idea di farlo. Normalmente gli interni non assistevano i medici mentre facevano gli aborti. Dissi: Ehi Bill, mi piacerebbe vedere anche solo una di quelle cose. Mi disse: Beh, perché non lo fai e ti faccio vedere come funziona, perché è diverso, non è come gli altri aborti, è molto diverso. Mai più l’aborto salino. Si va da un tipo di brutalità all’altra. Vi dirò una cosa sull’aborto D&E, non dovete mai preoccuparvi che un bambino possa nascere vivo. Questo è un suo aspetto positivo – se volete metterla in questo modo. Se nessuno di voi sa che cosa sia un D&E, non ne descriverò altro se non dicendo, come medico, che ci si siede a strappare – e voglio dire strappare, devi avere molta forza per farlo – le braccia e le gambe dai bambini e a metterle in una catasta sopra il tavolo. Se nessuno di voi sa com’è, vi invito caldamente a guardare il film del dott. Nathanson, Eclipse of Reason. Penso che sia un opera assolutamente superba, e quando quel film sarà finito voi saprete che cos’è un D&E.
Come interno ho fatto un D&E con il mio futuro socio. Non avevo idea che saremmo stati soci negli anni a venire. Cominciai la procedura. Seguii le sue istruzioni e in tre minuti perforai l’utero. Fu molto facile da fare. Riuscimmo a completare il D&E e, a parte l’infezione che le venne dopo, lei fu a posto. Credo che quella donna abbia avuto alcuni figli dopo, e di questo sono contento. Fu la mia prima esperienza di D&E.
Così imparai a fare aborti D&E. Ora avevo una famiglia per conto mio, e non c’era più nessuna pressione per adottare un figlio. Come spesso accade, anche se i libri dicono che non dovrebbe (non che non dovrebbe ma che statisticamente non fa alcuna differenza), dopo che avevamo adottato un figlio, dopo anni di tentativi, avemmo un figlio per conto nostro. Così avevamo un figlio ed una figlia, e ne eravamo perfettamente felici.
Possiamo parlare del perché i medici fanno aborti, e penso che i motivi tendono ad essere più o meno universali. Ma perché i medici cambino idea, almeno secondo me, è molto personale. È diverso da un medico ad un altro. Tutti noi siamo sottoposti a diversi tipi di pressione. Il nostro ufficio era picchettato. Il nostro ospedale era picchettato. È molto sgradevole avere gente che gira intorno per tutto il tempo e sai che lo rivolgono a te. Non sono carini come il signor Scheidler. Non mettevano i nostri nomi su striscioni od altro. Questo l’avrebbe reso peggiore. Era abbastanza brutto. È una seccatura guidare la tua Mercury lungo una fila di gente che ti porge volantini dal finestrino. Ma ce la facevamo. C’era una chiesa fondamentalista lungo la strada che aveva organizzato questa cosa ed erano lì ogni santo giorno: pioggia, sole, freddo, neve, loro c’erano. Andavano all’ospedale per fermare gli aborti. Vi do un suggerimento. Avevano un amministratore che era compassionevole. Ma andavano anche dalle infermiere nella sala operatorio. Sapete, un medico non può fare un aborto in sala operatoria senza un assistente, e quando raggiungevano tutte le assistenti, e facevano sì che tutte le donne nella sala operatoria che non volevano farlo più dicessero “non voglio farlo più”, non c’erano più assistenti. Ergo niente aborti. L’ospedale non fece più aborti. Riuscirono a questo riguardo, ma portammo semplicemente la nostra attività un po’ più in là. Devi bloccarli tutti in una volta. È difficile.
In questa atmosfera, andammo avanti felici e contenti per diversi anni. Come ho detto, le mie motivazioni per smettere furono molto personali, ma forse, spero, potrete ricavarne qualcosa.
La vita era bella fino al 23 giugno 1984. Quel giorno ero di turno, ma ero a casa in quel momento, e avevamo alcuni amici e i nostri figli stavano giocando nel retro del giardino. Alle 19,25 udimmo uno scricchiolio di freni davanti alla nostra casa. Corremmo fuori e Heather giaceva sulla strada. Facemmo tutto ciò che potevamo, e lei morì. (Vi prego di scusarmi, non ne ho mai parlato prima in una conferenza).
Sono andato ad un’assemblea cattolica nel Connecticut alcune settimane fa. Feci il mio solito discorso e non andai dentro ai perché, ed uno dei vescovi venne da me dopo. Mi disse: Non mi ha detto perché ha smesso. L’ho come evitato. Gli ho parlato, e lui mi ha incoraggiato dicendomi di raccontare la storia. Dovresti farlo sapere alla gente.
Fatemi dire una cosa. Quando perdi un figlio, tuo figlio, è molto diverso. Tutto cambia. Tutto di un colpo, l’idea della vita di una persona diventa molto reale. Non è più un corso di embriologia. Non è un paio di centinaia di dollari. È la realtà. È tuo figlio che hai sepolto. I vecchi disagi ritornano alla carica. Non potevo più neanche pensare ad un aborto D&E. In nessun modo. Io ho come portato avanti l’attività come sempre perché cerchi di andare avanti normalmente con la vita quando muore qualcuno, ed io ho eseguito aborti per alcuni mesi.
Mia moglie ha detto molte volte che vorrebbe avere delle videocassette di me in quel tempo. Eravamo abbastanza sotto sforzo, ma sapevo di avere un aborto programmato in studio il giorno dopo. Divenni molto scontroso. Era difficile esserci. Stavo diventando molto, molto brusco con il personale del nostro studio. Ogni volta che qualcuno veniva da me e diceva: “ho una paziente che ha bisogno di abortire. Puoi farglielo giovedì mattina?” mi arrabbiavo molto. Iniziai a sentire che la gente mi stava facendo qualcosa. Era ridicolo, lo stavo facendo io a me stesso. Dopo alcuni mesi così, cominci a capire che è il figlio di qualcuno. Ho perso mia figlia che mi era molto cara. E ora so che sto prendendo il figlio di qualcuno e lo sto strappando fuori proprio dal suo utero. Sto uccidendo il figlio di qualcuno.
Questo è ciò che mi occorse per cambiare. Il mio senso di autostima andò a terra. Cominciai a sentirmi un assassino prezzolato. È esattamente ciò che ero. Guardi i film; qualcuno va da qualcun altro, gli dà del denaro per uccidere qualcuno. È esattamente ciò che facevo. E quando il mio senso di autostima andò giù in cantina, questo fu tutto ciò che ci volle.
È vero che “le vecchie abitudini sono dure a morire”. Ma arrivai ad un punto, e Cic ed io ne parlammo insieme, che non ne valeva la pena. Non ne valeva più la pena per me. Il denaro non ne valeva la pena. Non mi importa. Questo mi sta uscendo fuori dalla pelle; mi costa molto. Mi costa molto personalmente. Neanche per tutto il denaro del mondo, non farebbe alcuna differenza. Così smisi. Dormii molto meglio alla notte dopo. Fece davvero differenza.
Forse è qui la chiave. Non tutti i medici abortisti perderanno un figlio o avranno qualcosa che influenzerà profondamente le loro vite; ma qui dentro, forse, c’è la chiave. Se puoi far sì che l’aborto costi all’ostetrico-ginecologo più di ciò che ne ricava. Ciò che ne ricava è il denaro. Posso dirvi che non ne ricava nient’altro. Non ne ricaviamo nessun gran senso di realizzazione, o almeno così fu per me. Anche se credi all’argomento pro-donna, io non ho mai avuto nessun sacro fuoco perché pensavo di aiutare le donne. Tutto ciò che ne ottiene è denaro. E come medico, può fare soldi in tanti modo. Non è costretto a farli così.
Come ho detto, essere picchettato è molto sgradevole. Vanno persino sul personale. Non ho mai avuto la mia casa picchettata. Non ho mai visto il mio nome su uno striscione, ma era molto sgradevole.
Facciamo parte di un gruppo di Albany di nome Citizens Concerned for Human Life [cittadini interessati alla vita umana]. È un gruppo pro-life tradizionale, formalmente esiste da tre anni. Una cosa che il nostro gruppo sta organizzando, che altri possono prendere in considerazione, è un boicottaggio dei ginecologi locali. Puoi influenzare un ginecologo economicamente (non c’è niente che amiamo di più del nostro reddito, almeno questo è quanto la gente ci dice di solito). Ma c’è bisogno di una tattica più forte quando si parla di cliniche per aborti. Quando parli di un ginecologo tradizionale, del tipo da cui vanno probabilmente tutte le donne di questa stanza, scopri se fa aborti. È facile. Digli come ti senti. Con un po’ di sforzo – non ci vuole molto sforzo – puoi organizzare le cose come abbiamo fatto noi. Fate la lista dei ginecologi nelle vostre aree. Potete reclutare delle donne che telèfonino. È il “Pronto sono Betsy Ross. Le mie ultime mestruazioni sono state due mesi fa. Sto pensando di abortire. Il dottore esegue aborti?”. L’abbiamo fatto. Penso che ci siano state due o tre telefonate. Non ci fidiamo di una sola telefonata. Facevamo tre telefonate: persone diverse, in orari diversi, tutte chiedevano dello stesso medico ed abbiamo documentato tutto molto accuratamente perché, ovviamente, quando il boicottaggio riesce le persone si arrabbiano. Potete produrre la documentazione e dire che nella tal data quella persona ha chiamato, e che nella talaltra data quella ha chiamato, e sappiamo che dottor “X” esegue aborti.
Do questo suggerimento alle donne che abbiano la voglia di farlo. Se avete un ginecologo che conoscete e di cui vi fidate, e di cui vi fidate da anni, dovete decidere se volete lasciare questo medico perché esegue aborti. Posso dirvi che se abbastanza donne vengono da voi – e vi ho detto che ci vogliono anni per mettere su uno studio – e dite: “penso che lei sia un bravissimo medico. Siamo andati molto d’accordo, ma non posso più venire da lei perché lei esegue aborti”. Questo può avere un effetto reale. Come ho detto, per la maggior parte dei ginecologi medi, l’aborto non è una grande parte dei loro affari. Se vedono un’altra parte dei loro affari andarsene via per questo, costerà loro più di quanto ne valga la pena. È una possibilità. Dovete decidere se vi sentite a vostro agio a farlo.
Solo perché un medico non esegue aborti non vuol dire che sia un buon medico. Lo vedo ogni giorno. La gente sembra pensare: “oh, non fa aborti? lei deve essere un buon medico”. Sono un essere umano. Faccio errori. Ho complicazioni. Penso di essere un buon medico. Chiedete alle mie pazienti. Loro ve lo possono dire. Ma questo è un modo. Ci sono altri modi. Potete renderlo meno vantaggioso, influenzarlo in altri modi, specialmente economicamente, potreste essere capaci di fare la differenza.
Ci sono un sacco di persone neutrali là fuori. Non tutti gli abortisti sono tipi con il sangue che cola dai denti e che guidano una Cadillac rivestita d’oro e tutto il resto. La maggior parte di loro sono gente comune, come me. Probabilmente potete fare la differenza. Non è poi così importante per loro.
Ci sono tanti altri modi per influenzare gli abortisti. Non comincerò nemmeno. Il signor Scheidler è l’esperto su questo con il suo libro “99 modi di fermare l’aborto”. Il suo libro ha un mucchio di suggerimenti buoni, validi.
Una cosa che sottolineo che io penso sia efficace è il concetto erroneo nella gente di che cosa viene abortito. Ne sento parlare sempre. Mi fa diventare matto. “È un ammasso di tessuto”. Quante volte l’avete sentito dire? Sempre. “È un ammasso di tessuto”. Uno dei miei migliori amici è un microbiologo laureato ed è ricercatore capo di una grande compagnia farmaceutica. Non è un bambolotto. Lui conosce. Lui mi conosce bene, e non è da me stare davanti a un gruppo di persone e prendere una posizione forte, eloquente, pubblica su qualche cosa, e lui lo sa. L’anno scorso, d’improvviso, ci vede, mia moglie ed io, che lo facciamo entrambi, e gli è venuta la curiosità. Così abbiamo avuto una discussione. Non sapevo proprio che cosa ne pensasse. Hanno un paio di figli, una bella famiglia, stanno bene. Non potevo crederci: un microbiologo laureato! Dovevi sentire questo tipo parlare dei nuovi farmaci per il cancro all’orizzonte, le cose che sta sviluppando. È molto istruito ed abile. Mi sono cascate le braccia quando ha detto: “Qual è il problema? è solo un ammasso di tessuto”. Questo era un laureato in microbiologia. Che cosa credi che pensi l’uomo della strada?” La gente proprio non lo sa.
La gente di questo paese, gli americani, hanno un cuore. Ce l’hanno davvero. Non conosco nessun altro in questo mondo che dà come noi quando la gente muore di fame in Etiopia o in un qualsiasi altro posto. Abbiamo i nostri problemi, un mucchio di problemi, ed io non sono d’accordo con tutto ciò che fa il governo e penso che noi facciamo un mucchio di cose cattive, ma questo paese ha un cuore. Quando Jessica, quella bambina di Midland nel Texas cadde nel buco, il paese impazzì. Ogni volta che accendevo la TV sentivo un altro resoconto orario sulla salute di Jessica. Questo è continuato per giorni. Tutto questo sforzo, tutta questa copertura giornalistica, tutta questa simpatia per una bambina. E le altre 750’000 bambine che vengono tritate negli aspiratori ogni anno? Penso che, almeno in parte, è così perché la gente non sa.
Ho fatto una presentazione nella mia chiesa ed ho fatto vedere un feto di 24 settimane. Fatemi dire, se mettete un’immagine di un feto di 24 settimane sullo schermo nessuno ha dubbi che quello sia un bambino. Nessuno. Potete lavorare indietro fino al punto in cui una donna sa per la prima volta di essere incinta, ed appare ancora un bambino a me, e a chiunque altro. Ho provato nella mia chiesa, è un territorio molto amichevole. La prima volta nella mia chiesa, una persona, un insegnante di inglese nel locale liceo, si era fatto l’idea di essere pro-choice. È ancora pro-choice, ma specialmente da questa persona, se tu lo incontrassi, sapresti che cosa voglio dire. Fu un grande complimento per me quando venne a dirmi: “sono un pro-choice e la penso ancora così, ma non avrei mai pensato che il suo discorso mi avrebbe influenzato tanto”. Ho attaccato bottone con quella persona e continuerò a stuzzicarla. C’erano altre persone nella chiesa che erano sedute alla presentazione, non così coriacee come lui, che hanno avuto lo stesso pensiero. Erano pro-choice quando sono entrati: ora non sono tanto sicuri. Potete istruire le persone. Io cerco di dirglielo. Voglio che la gente sappia ciò che sanno i medici. Che questa è una persona. Questo è un bambino. Questo non è un qualche tipo di ammasso di tessuto e questo fa la differenza. Questa è la mia parte.
La questione dell’assicurazione è di grande interesse per me. Ho preso giù alcune note perché è una cosa nuova. Non avevo compreso che altri stati facevano pagare una sanzione per l’assicurazione. È una cosa a cui dobbiamo pensare. Non è il caso nello stato di New York. La legislatura dà accesso al nostro gruppo ad alcuni legislatori un po’ meglio di certa altra gente nello stato.
Chiedendomi di venire qui oggi, il signor Scheidler mi disse che avrebbe voluto sentire alcune parole su cosa penso che il movimento pro-life faccia bene e che cosa facciamo meglio, e forse potrei criticare alcune cose. Dirò brevemente che una delle cose più gratificanti del lavorare tra i pro-life è stata incontrare e venire a conoscere alcune persone molto fini e scrupolose che hanno tanto cuore e vogliono mettersi in gioco in una causa impopolare per fare giustizia in qualcosa che vedono essere sbagliato. È un’esperienza meravigliosa per noi.
Se dovessi scegliere una cosa di cui penso di non essere contento dei pro-life, è la disorganizzazione. È terribile. C’è almeno un po’ di coordinazione tra gli uffici, ma la mia impressione è stata, parlando ad altre persone, che c’è stata tanta disorganizzazione. C’è un grande sforzo in atto, ma penso che molto dello sforzo venga sprecato perché non lavorate coordinati. NOW [organizzazione femminista] lavora in modo coordinato e Planned Parenthood lavora in modo coordinato. Siete contro forze molto, molto potenti che sono organizzate, finanziate, molto forti e molto influenti. Dovete cominciare a coordinare i vostri sforzi o sprecherete un mucchio della vostra energia.
Un’altra cosa che vorrei menzionare è una cosa di cui mi voglio liberare perché è una cosa che voglio apprendere dalla conferenza: lo stato delle leggi sul consenso dei genitori in altre zone. Facevamo aborti, va bene, ma vorrei dare a noi stessi una piccola pacca sulle spalle. Non avremmo mai, mai toccato un minore senza il consenso dei genitori. Non si può proprio fare. Non esegui operazioni su ragazzi senza il consenso dei genitori, consenso scritto. Abbiamo mandato via tante ragazze perché avevano 15 o 16 anni; abbiamo sorpreso alcune di loro che mentivano sull’età perché conoscevano la nostra politica, ma era così. Mi spiace, ma se non hai 18 anni non posso farlo senza consenso dei genitori. Poi ho cominciato a capire che non è così che funziona. Nella città di New York puoi andare in una fabbrica di aborti a 14, 15 anni e abortire. Nessun problema. Nessun medico di questo paese, per quanto ne so, può togliere legalmente le tonsille senza consenso dei genitori, e allora perché puoi eseguire un aborto senza il consenso dei genitori? Ma c’è una grande battaglia nello stato di New York proprio ora, ed è una in cui siamo coinvolti attivamente. Mi piacerebbe sentirne parlare di più perché penso che sia un argomento molto importante per un altro motivo. Un mucchio di gente sono, come ho detto, pro-choice, pro-donna. Non mi importa come volete chiamarli. Molta di questa gente pro-choice, forse inamovibili, hanno anche loro bambini. Non mi importa quanto siano pro-choice, ma ci scommetto quello che vuoi che se tu li inchiodassi al muro, non vorrebbero che nessuno toccasse i loro figli minori senza che loro lo sappiano, che siano pro-choice o no. Per me questa è una questione trasversale. Una su cui possiamo fare in modo che la gente di entrambi gli schieramenti concordi. È un passo che penso sia importante e su cui stiamo lavorando attivamente.

Il dott. Levantino descrive la procedura abortiva D&E
Video in streaming: il dott. Levatino mostra una procedura di aborto (22:00)
Il dottor e la signora Levantino al programma radio Catholic Answers – 23 giugno 2006: ascolta o scarica (MP3).

Attraverso la sua pubblica testimonianza a favore dei nascituri, il dott. Levantino ci aiuta a sollevare la nostra società fuori dall’oscurità di cui egli stesso era un tempo era prigioniero. Ed egli conosce la grazia ed il perdono di Dio. padre Frank Pavone

http://www.priestsforlife.org/testimonies/testimony.aspx?ID=1127

Annunci

¡Que viva Uruguay!

30 novembre 2008
Il presidente dell’Uruguay Tabaré Vázquez ha posto il veto su una legge che avrebbe legalizzato l’aborto su richiesta fino al terzo mese e l’aborto eugenetico anche oltre, similmente a quanto consente le legge italiana 194/78. Le motivazioni addotte dal presidente sono un manifesto delle motivazioni laiche a difesa della vita degli esseri umani più deboli ed indifesi. Le evidenziazioni sono mie.

MINISTERO DELLA SANITÀ

Montevideo, 14 novembre 2008

Signor Presidente della
Assemblea Generale:
Il Potere Esecutivo si rivolge a questo Organo nell’esercizio delle facoltà che gli conferisce l’articolo 137 e seguenti della Costituzione della Repubblica allo scopo di osservare i capitoli II, III e IV, articoli 7 e 20, del progetto di legge, con il quale si stabiliscono norme relative alla salute sessuale e riproduttiva, approvato dal Potere Legislativo.
Si osservano in modo totale, per ragioni di costituzionalità e convenienza, le citate disposizioni per le ragioni che si espongono qui di seguito.
C’è consenso sul fatto che l’aborto è un male sociale che deve essere evitato. Tuttavia, nei paesi in cui è stato legalizzato l’aborto, questi sono aumentati. Negli Stati Uniti, nei primi dieci anni si è triplicato, e il numero rimane stabile: si è instaurato il costume. La stessa cosa è avvenuta in Spagna.
La legislazione non può ignorare la realtà dell’esistenza della vita umana nello stadio di gestazione, così come in modo evidente rivela la scienza. La biologia si è molto evoluta. Scoperte rivoluzionarie, come la fecondazione in vitro e il DNA con il sequenziamento del genoma umano, mettono in evidenza che dal momento del concepimento c’è una nuova vita umana, un nuovo essere. Tanto che nei moderni sistemi giuridici – incluso il nostro – il DNA si è trasformato in “prova regina” per determinare l’identità delle persone, indipendentemente dall’età, anche nel caso di devastazione, ed anche quando praticamente non resta nulla dell’essere umano, anche dopo molto tempo.
Il vero grado di civiltà di una nazione si misura da come protegge i più bisognosi. Per questo deve proteggere maggiormente i più deboli. Perché il criterio non è il valore del soggetto in funzione degli affetti che suscita negli altri, o della utilità che ha, ma il valore insito nella sua sola esistenza.
Questa legge influisce sull’ordine costituzionale (articoli 7º, 8º, 36º, 40º, 41º, 42º, 44º, 72º e 332º) e gli accordi assunti dal nostro paese nei trattati internazionali, tra i quali il Patto di San José di Costa Rica, approvato dalla legge Nº 15.737 dell’8 marzo 1985 e la Convenzione sui Diritti del Bambino approvata dalla legge Nº 16.137 del 28 settembre 1990.
In effetti, disposizioni come l’articolo 42 della nostra Costituzione, che obbliga espressamente a proteggere la maternità, e il Patto di San José di Costa Rica – convertito poi in legge interna come maniera di riaffermare l’adesione alla protezione e validità dei diritti umani – contengono precise disposizioni, come l’articolo 2 º e l’articolo 4 º, che obbligano il nostro paese a proteggere la vita dell’essere umano fin dal suo concepimento. Inoltre gli conferiscono lo status di persona.
Anche se una legge può essere abrogata da un’altra legge, questo non avviene con i trattati internazionali, che non possono essere abrogati da una successiva legge interna. Se l’Uruguay intende seguire una linea giuridico-politica differente da quella stabilita dalla Convenzione Americana dei Diritti Umani, dovrebbe rescindere dalla citata Convenzione (art. 78 della suddetta Convenzione).
D’altra parte, regolando l’obiezione di coscienza in modo inadeguato, il progetto approvato genera una fonte di ingiusta discriminazione tra i medici che ritengono che la propria coscienza impedisce loro di eseguire aborti, né tantomeno permette di esercitare la libertà di coscienza di chi cambia parere e decide di non efettuarlo più [la legge prevedeva che la scelta dovesse essere fatta una volta per tutte senza possibilità di cambiare idea, ndT].
La nostra Costituzione ammette disuguaglianze davanti alla legge solo se si basano sui talenti e sulle virtù delle persone. Qui, inoltre, non si rispetta la libertà di pensiero in un ambito oltretutto profondo e intimo.
Questo testo inoltre influisce sulla libertà di impresa e di associazione, quando impone a istituzioni mediche con statuti approvati secondo la nostra legislazione, e che sono in funzione in qualche caso da più di cento anni, di eseguire aborti andando espressamente contro i propri principî fondamentali.
Il progetto, inoltre, qualifica erroneamente e in modo forzato, contro il comune sentire, l’aborto come un atto medico, disconoscendo dichiarazioni internazionali come quelli di Helsinki e di Tokyo che sono state assunte nell’ambito del Mercosur [“Mercado Común del Sur” – patto economico tra diversi paesi dell’America del Sud ndT], che sono oggetto di recepimento espresso nel nostro paese dal 1996 e che sono riflesso dei principî di medicina ippocratica che caratterizzano il medico nell’agire a favore della vita e dell’integrità fisica.
In accordo con la sensibilità del nostro popolo, è più adeguato cercare una soluzione basata sulla solidarietà che permetta di sostenere la donna e la sua creatura, fornendole la libertà di potere scegliere altre vie e, in questo modo, salvare tutti e due.
È necessario affrontare le vere cause dell’aborto nel nostro paese e che nascono dalla nostra realtà socio-economica. C’è un gran numero di donne, particolarmente nei settori più poveri, che portano da sole il carico della famiglia. Per questo, bisogna circondare la donna abbandonata dell’indispensabile protezione solidale, invece di renderle più facile l’aborto.
Il Potere Esecutivo saluta questo Organo con la sua massima considerazione.

Dr. TABARÉ VÁZQUEZ
Presidente della Repubblica

Documento originale
Post: Cosa sta succedendo in Uruguay


Ciò che Obama finse di non sentire

11 novembre 2008
Quella che segue è la testimonianza di Jill Stanek. Essa fu ripetuta davanti ad una commissione parlamentare dell’Illinois ed a Barack Obama, allora governatore dello stato. Quest’ultimo non ne fu minimamente toccato e votò ripetutamente contro il Born Alive Infanct Protection Act, la legge che protegge i bambini nati vivi dopo un tentato aborto.

Lavoravo da un anno al Christ Hospital a Oak Lawn, nell’Illinois, come infermiera professionista nel reparto travaglio e parto, quando sentii dire che stavamo effettuando l’aborto di un bambino con sindrome di Down al secondo trimestre. Fui completamente shockata. Avevo infatti scelto specificamente di lavorare al Christ Hospital perché era un ospedale cristiano e non era implicato, così pensavo, negli aborti. Mi fece molto male sapere che il luogo dove questi aborti venivano effettuati era proprio un ospedale chiamato col nome del mio Signore e Salvatore Gesù Cristo. Fui ulteriormente addolorata dal sapere che gli affiliati religiosi dell’ospedale, la chiesa evangelica luterana d’America e la chiesa unita di Cristo, erano pro-aborto. Non pensavo proprio che una qualsiasi denominazione cristiana potesse essere pro-aborto!
Ma la cosa più sconvolgente fu conoscere il metodo che il Christ Hospital usava per gli aborti, chiamato aborto a travaglio indotto, ora chiamato anche “aborto a nascita di bambino vivo”. In questo tipo di procedura abortiva i medici non cercano di uccidere il bambino nell’utero. L’obiettivo è semplicemente far partorire un bambino che muore durante la nascita o poco dopo.
Per eseguire l’aborto a travaglio indotto, un medico inserisce un farmaco nel canale del parto della madre, vicino alla cervice. La cervice è l’apertura alla base dell’utero che normalmente rimane chiusa fino a che una madre è incinta di circa 40 settimane ed è pronta a partorire. Questo farmaco irrita la cervice e la stimola ad aprirsi precocemente. Quando questo avviene, il piccolo bambino pienamente formato del secondo o terzo trimestre cade fuori dall’utero, talvolta vivo. Per legge, se un bambino abortito nasce vivo, devono essere redatti sia i certificati di vita e di morte. Ironicamente, al Christ Hospital la causa di morte spesso indicata per i bambini abortiti vivi è “estrema prematurità”, un’ammissione da parte dei medici che sono stati loro a causare questa morte.
Non è infrequente che un bambino abortito vivo tiri avanti per un’ora o due o anche di più. Al Christ Hospital uno di questi bambini abortiti vivi sopravvisse per un intero turno di otto ore. Alcuni bambini abortiti sono sani, perché il Christ Hospital effettua aborti per la vita o per la “salute” della madre, ed anche per stupro o incesto.
Nel caso in cui un bambino abortito nasca vivo, lui o lei riceve “cure di conforto”, che consistono nel tenere il bambino al caldo in una coperta finché muore. I genitori possono tenere in braccio il bambino se lo desiderano. Se i genitori non vogliono tenere in braccio il bambino abortito mentre muore, un membro dello staff se ne prende cura finché muore. Se lo staff non ha il tempo o la voglia di prendere in braccio il bambino, questi viene portato alla nuova Stanza di Conforto del Christ Hospital che è munita di una macchina fotografica per la prima foto se i genitori vogliono immagini professionali del loro bambino abortito, di ciò che serve per il battesimo, vesti, certificati, attrezzatura per prendere le impronte dei piedini e braccialettini da bambino per ricordini, ed una sedia a dondolo. Prima che fosse istituita la Stanza di Conforto, i bambini venivano portati a morire nella Stanza Ripostiglio.
Una notte, una collega infermiera stava portando un bambino con la sindrome di Down, che era stato abortito vivo, alla nostra Stanza Ripostiglio perché i genitori non volevano tenerlo in braccio e lei non aveva tempo per tenerlo con sé. Non potevo sopportare il pensiero di questo bambino sofferente che moriva da solo in un ripostiglio, così l’ho cullato e dondolato per i 45 minuti che visse. Era tra le 21 e 22 settimane, pesava circa 250 grammi ed era lungo circa 25 centimetri. Era troppo debole per muoversi molto, ed usava ogni energia che aveva per cercare di respirare. Verso la fine era così quieto che non riuscivo a stabilire se era ancora vivo. Lo tenni verso la luce per vedere attraverso il suo petto se il cuore batteva ancora. Dopo che fu dichiarato morto, chiudemmo i suoi braccini sul petto, lo avvolgemmo in un piccolo sudario e lo portammo all’obitorio dell’ospedale dove vengono portati tutti i nostri pazienti morti.
Dopo aver tenuto in braccio quel bambino, il peso di ciò che sapevo divenne troppo grande da sopportare. Avevo due scelte. Una era di andarmene dall’ospedale ed andare a lavorare in un ospedale che non eseguisse aborti. L’altra era di tentare di cambiare la pratica abortiva del Christ Hospital. Allora lessi un brano delle Scritture che parlò direttamente a me ed alla mia situazione. Proverbi 24,11-12 dice: Libera quelli che sono condotti alla morte e salva quelli che sono trascinati al supplizio. Se dici: «Ecco, io non ne so nulla», forse colui che pesa i cuori non lo comprende? Colui che veglia sulla tua vita lo sa; egli renderà a ciascuno secondo le sue opere. Decisi che lasciare l’ospedale sarebbe stato un gesto irresponsabile e di disubbidienza verso Dio. Certo, sarei stata più a mio agio a lasciare l’ospedale, ma i bambini avrebbero continuato a morire.
Il viaggio in cui Dio mi aveva portata, da quando per la prima volta sono uscita in ubbidienza per combattere l’aborto in un ospedale chiamato col nome del Suo Figlio, è stato travolgente! Ora viaggio per tutto il paese, descrivendo ciò di cui io od altri membri del personale siamo stati testimoni. Ho testimoniato per quattro volte davanti a sottocommissioni parlamentari nazionali e dell’Illinois [ed anche davanti a Barack Obama, che non fece una piega ndT]. Si stanno varando leggi per fermare questo tipo di aborto che di fatto è un infanticidio. Il Christ Hospital e l’aborto a nascita di bambino vivo hanno ricevuto molta attenzione da parte della gente. Ora sono state fatte descrizioni di “aborti a nascita di bambino vivo” sulla televisione nazionale, alla radio, sulla stampa, e presso legislatori locali e nazionali. Tra le centinaia di esempi ci sono:

  • La trasmissione radio di Padre Frank Pavone ed il programma televisivo Difendere la vita su EWTN
  • I programmi O’Reilly Factor, Hannity and Colmes della Fox Cable News
  • Il programma radio Breakpoint di Chuck Colson
  • Il programma televisivo Dr. Laura
  • Il programma televisivo Listen America del dr. Jerry Falwell
  • Articoli ed editoriali in U.S. News and World Report, World Magazine, the Washington Times, NY Times, Newsweek, Christianity Today e Focus on the Family Citizen Magazine, per dirne alcuni.

Anche un’altra infermiera del Christ Hospital ha testimoniato con me a Washington. Allison disse di essere entrata nella Stanza Ripostiglio in due diverse occasioni e di avervi trovato bambini abortiti vivi lasciati nudi su una bilancia o su un piano metallico. Ho testimoniato riguardo ad un membro del personale che buttò via accidentalmente nella spazzatura un bambino abortito vivo. Il bambino era stato lasciato sul banco della Stanza Ripostiglio avvolto in un asciugamano usa e getta. Quando la mia collega comprese che cosa aveva fatto, cominciò ad esaminare la spazzatura per trovare il bambino ed il bambino cadde fuori dall’asciugamano sul pavimento.
Altre colleghe mi hanno raccontato tante storie sconvolgenti di bambini abortiti vivi di cui si sono prese cura. Mi hanno raccontato di un bambino abortito che si pensava avesse la spina bifida, ma fu partorito con la spina dorsale intatta. Un’altra infermiera è ossessionata dal ricordo di un bambino abortito che venne fuori e pesava più di quanto ci si aspettasse, quasi un chilo. Ne è ossessionata perché non sa se ha sbagliato a non prestare assistenza medica a quel bambino.
Altri ospedali ora hanno ammesso di effettuare aborti a nascita di bambino vivo. Evidentemente non è una forma rara di aborto. Ma il Christ Hospital è stato il primo ospedale negli USA ad essere messo pubblicamente allo scoperto perché effettuava questo tipo di aborto.
Il 31 agosto 2001, dopo una battaglia di due anni e mezzo con l’ospedale, fui licenziata. Ora sono libera di discutere apertamente degli orrori dell’aborto, avendoli visti con i miei occhi. Posso testimoniare personalmente il fatto che uno + Dio = maggioranza. Ognuno di noi ha una voce che dobbiamo usare per fermare l’atrocità dell’aborto.
C’è qualcosa di molto sbagliato in un sistema legale che dice che i medici sono obbligati a dichiarare morti dei bambini ma non sono obbligati a visitare i bambini per farli vivere e stimare le probabilità di sopravvivenza. In altri termini, le nostre leggi dicono attualmente che i bambini non hanno diritto a controllo medico fino a quando sono morti. Noi guardiamo dall’altra parte e facciamo finta che questi bambini non siano umani mentre sono vivi, ma umani solo dopo essere morti. Stiliamo per questi bambini sia il certificato di nascita e di morte, ma in realtà è solo il certificato di morte che conta. Non vi sono altri bambini in America altrettanto abbandonati come questi.
L’aborto è un cancro che sta letteralmente uccidendo l’America. È l’uccisione dei nostri figli e nel contempo l’uccisione delle nostre coscienze. È cominciato quando abbiamo messo Dio al di fuori delle nostre decisioni ed abbiamo dichiarato che i piccoli esseri che crescono dentro le donne sono “prodotti del concepimento” e non bambine e bambini. Chi dovrebbe sorprendersi del fatto che continuiamo a spostare in là il limite, così che ora abortiamo questi “prodotti del concepimento” vivi? Lavoro persino in un ospedale che si chiama “Christ” che fa proprio questa cosa! Va oltre la mia comprensione il fatto che noi stiamo facendo ciò che stiamo facendo, così non riesco neanche ad immaginare a quali maniere orribili penseremo in futuro per torturare i nostri figli.

Jill Stanek

Jill ha fornito alcune foto della “Stanza di Conforto” del Christ Hospital:

  1. ingresso della Stanza di Conforto;
  2. l’apparecchio della “Prima foto”, per foto professionali del bambino abortito;
  3. i bambini vengono dondolati fino alla morte in questa sedia;
  4. alla malvagità dell’infanticidio viene data un ornamento spirituale, con l’opzione del battesimo per il bambino che viene ucciso;
  5. la bilancia per pesare i bambini abortiti.

Video-testimonianza di Jill Stanek: «Quando ho raccontato la mia esperienza davanti ad una commissione del Senato dell’Illinois, Obama rimase impassibile.»

http://www.priestsforlife.org/testimony/jillstanektestimony.htm
http://www.priestsforlife.org/testimony/stanekbakercongress.htm
Blog di Jill Stanek


Sono una sopravvissuta all’aborto e non posso più rimanere zitta

20 giugno 2008
Un giorno, quando ero in terza elementare, mia mamma e mio papà mi chiesero di sedermi per parlare. Cominciarono col dirmi che, siccome ero molto piccola, i miei genitori mi trovavano che dormivo rannicchiata strettamente in posizione fetale, sepolta sotto le coperte e sempre in un lato del letto. Avevo l’incubo ricorrente di essere intrappolata in una stanza con una finestra bloccata da un coltello e dicevano di trovarmi spesso a parlare al mio “altro sé”. Mia mamma disse di pensare che questi erano segni che la invitavano a confessarmi qualcosa che aveva fatto e sperava che l’avrei perdonata.
Mi parlò di quando, a 39 anni, con cinque figli già grandi (il minore aveva 19 anni e due erano al college) si era trovata incinta. Aveva ricevuto pressioni da un’amica in particolare di abortire perché era troppo vecchia e sarebbe stato “ridicolo” avere un bambino alla sua età. Questo accadeva nel 1952, e la sua amica le insegnò un metodo per abortire da sola. Lei rimandò il suo aborto fino alla fine di giugno, al compleanno di Elliott, il figlio maggiore. Era incinta di circa tre mesi.
Cominciò a piangere e mi disse di non credere quando ti raccontano che non è un bambino, ma solo un ammasso di tessuto. Faceva fatica a continuare. “Era un maschietto perfetto”. Pianse disperatamente sul freddo pavimento del bagno e chiese a Dio di perdonarla e Gli promise che, se mai fosse rimasta incinta, non avrebbe MAI abortito il bambino. Fece andare il suo piccolo figlio giù per il water e disse che stette sdraiata sul freddo pavimento fino ad essere stordita.
Nessuno lo sapeva, tranne lei e la sua cosiddetta “amica”. Poi, sentì ancora di essere incinta. Il medico disse che io ero probabilmente un tumore o un’ulcera. E, agli inizi di settembre, le diedi un calcio! Il medico fu sorpreso che io fossi stata una gemella nascosta e fossi sopravvissuta al tentativo di aborto. Mia mamma non parlò con nessuno della sua gravidanza se non con mio padre, ed in seguito con il mio fratello più giovane Fred, che aveva 19 anni.
Avrei dovuto nascere il 21 gennaio 1953, però indussero il parto un mese prima, il 19 dicembre 1952 e, dopo tre giorni di travaglio, nacqui nell’Ora della Misericordia, alle 15,30 di domenica 21 dicembre 1952. Lei mi chiese di perdonarla. Le chiesi se mi amava ADESSO perché non mi conosceva allora. Lei continuò a singhiozzare e disse: “Sì, ti amo come la mia vita”. Dissi: “OK” e, dirigendomi dalla sala verso la mia camera, continuavo a sentire i suoi singhiozzi che mi spezzavano il cuore. Quando mio papà si affrettò a prendermi il braccio mi sussurrò: “Non l’ho fatto io”, ed indicando la mamma disse: “È stata lei”. E credo che lo Spirito Santo, attraverso di me, gli disse: “Ma il tuo amore avrebbe dovuto farla sentire sicura di avermi”. Queste parole colpirono il suo cuore e gli impedirono di venire ancora. (Nota: non ho mai più dormito rannicchiata o avuto incubi dopo quel giorno).
Gli anni passarono. La “malattia” senza nome di mia mamma era ciclica e la facevano stare a letto dalla fine di giugno all’inizio di settembre. A volte aveva accessi d’ira, o girava in casa di notte, o andava a fare spese pazze. Soffriva di paranoia, e s’ingozzava delle pillole prescritte dal medico. Questo la portò ad essere ricoverata in ospedali psichiatrici, imbottita di farmaci psicotropi e sottoposta a dolorosi elettroshock. Parte della terapia consisteva nel dirle che era una vergogna – l’aborto allora non era legale – perché avrebbe potuto andare al college, fare carriera… e non sprecare i suoi talenti. Ricordo quando guardai in profondità nei suoi occhi drogati e le dissi in un giorno d’estate: “So che mia mamma c’è da qualche parte, ed un giorno quando sarò cresciuto scoprirò che cos’è questa malattia!”. Tutti noi soffrivamo. Attorno a me vedevo altre mamme con problemi ed ossessioni simili. Ora viviamo nei giorni di Roe v. Wade [la sentenza che ha legalizzato l’aborto negli USA]. Pensate alla vastità del dolore di mia mamma dovuta ad un solo tentativo di abortire, ed ora le donne abortiscono diverse volte! Tre mesi prima che mia mamma morisse, le chiesi perché tutti gli esaurimenti capitavano da giugno a settembre ogni anno. Perché? Scoppiò a piangere e disse che fu nel giorno del compleanno di Elliott (fine di giugno) che lei aveva abortito mio fratello e, quando Elliott morì tragicamente a 27 anni, lei sentì di aver causato la morte del suo primogenito quando aveva abortito il suo ultimogenito. A settembre lei si ricordava del giorno in cui l’avevo calciata e di quanto era felice, e questo la faceva uscire dalla depressione. Non poteva fidarsi di se stessa e si odiava per aver abortito suo figlio! Come poteva perdonarla Dio? Era una forma di autopunizione per un crimine che sentiva non potesse essere perdonato. Le dissi che per questo Gesù era morto e che Dio l’aveva perdonata quando lei aveva scoperto di essere incinta di me. Egli si era fidato di lei per darmi la vita. Non ci aveva mai pensato fino al giorno in cui glielo dissi. Tre mesi dopo morì, ma in pace, e perdonata.
Allora ed adesso, col silenzio dal pulpito, le comunità mediche e psichiatriche continuano a far andare questa industria di morte. Ora abbiamo un nome per la “malattia”. È la sindrome post aborto. Ma i medici ed i cosiddetti “gruppi per i diritti” delle donne non la riconoscono nemmeno. Tante donne soffrono in silenzio, cercando aiuto. Tuttavia viviamo in un’epoca in cui i gruppi di Progetto Rachele, i ritiri dei Ministri di San Raffaele e le organizzazioni pro-life stanno facendo breccia nella barriera di silenzio ed aiutando tutte le vittime dell’aborto a trovare guarigione attraverso la croce di Gesù ed i sacramenti che danno vita, specialmente la Riconciliazione.
Non posso più rimanere zitta. Sono una sopravvissuta all’aborto. La vita non è mai uno sbaglio; la vita è sempre una benedizione di Dio. Ogni persona ha una missione divina che lei sola può compiere.
La Bibbia dice: “…e un fanciullo li guiderà”. È il peggiore dei tempi per il grande peccato, ma è il migliore dei tempi per l’abbondanza della grazia di Dio. L’amore è decisione. Decidiamo di non stare più zitti.
Audrey

http://www.priestsforlife.org/testimony/audreytestimony.html


Io, Sarah Smith, sopravvissuta all’aborto

13 giugno 2008
Il 24 aprile 1996 Sarah Smith tenne il seguente discorso ad un convegno pro-life internazionale tenutosi a Roma. Il convegno si chiamava “Un congresso per la vita”. Era stato organizzato per festeggiare il primo anniversario della lettera enciclica Evangelium Vitae (il Vangelo della Vita) di Giovanni Paolo II. Il convegno si tenne al seminario dei Legionari di Cristo a Roma e vide la presenza di circa 500 uomini e donne compresi: leader pro-life, leader politici, rappresentanti dei mass-media, sacerdoti e seminaristi. Quel che segue è il discorso tenuto da Sarah Smith

Mi chiamo Sarah Smith e desidero ringraziare tutti voi, vostre eminenze, e tutti i meravigliosi Legionari di Cristo per averci permesso di essere con voi oggi. Non ho saputo dell’aborto fino a 12 anni. Sono cresciuta sentendo che ero come i miei amici, tranne per il fatto che avevo avuto numerosi interventi chirurgici e complicanze fisiche. L’unica differenza che sentivo era un’incredibile solitudine e il sapere che mi mancava qualcosa. Non mi sono mai sentita intera. Ho combattuto con una grave depressione e mi sono ritrovata a morire di anoressia nervosa, e allora mia madre comprese che era giunto il momento di dirmi la verità.
Lei si sedette vicino a me, prese la mia mano, mi guardò negli occhi e disse: “Sarah, sei una gemella. Ho abortito tuo fratello ed ho cercato di abortirti. Ti prego sappi che non sapevo ciò che stavo facendo e prego che un giorno tu possa perdonarmi. Ti amo e ho bisogno che tu sappia che sei una parte benvenuta della nostra famiglia.”
In quel momento seppi di che cosa avevo sentito la mancanza per tutta la vita, e che ero stata chiamata a qualcosa di molto più grande di quanto potessi sapere. Immediatamente sentii il dolore opprimente del sapere che avrei dovuto essere morta. Come sono qui davanti a voi oggi, sono dolorosamente consapevole che questo è possibile solo perché il mio fratello gemello ha preso il bisturi per me, ed io sto al suo posto e ricordo, dandogli onore ed un volto.
Siamo stati bombardati di statistiche nella nostra lotta per la vita. Trentadue milioni di bambini sono stati uccisi nei soli Stati Uniti. Però ognuno aveva un volto, una vita, un creatore che l’amava e l’aveva creato a Sua immagine. Mentre oggi mi guardate, comprendete che non sono assolutamente diversa da voi, però oggi sono qui davanti a voi a rappresentare dei morti, a rappresentare le vite innocenti che oggi possono perdere la vita. Chi parlerà per loro?
Le parole di Cristo sono chiare: “ciò che avete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Voi ed io siamo chiamati ed incaricati di prenderci cura di questi piccoli proprio come se ci prendessimo cura di Gesù Stesso. Andare via e dire che questo non è il mio problema è andare via da Gesù Stesso.
Molte persone dopo aver saputo dell’aborto mi chiedono come mi sento, o a che cosa si possa paragonarlo. La sola cosa a cui posso paragonare la mia vita è quella di un ebreo innocente fatto camminare per le strade della Germania nudo davanti a tanta gente e dentro una stanza da cui sa che non verrà mai fuori. Nel mio caso, purtroppo, le persone che mi portavano in quella stanza sono mia madre e mio padre. Tuttavia la gente che sta a guardare è gente come voi. Ed io vi chiedo oggi: alzerete la voce o volgerete via silenziosamente lo sguardo mentre un’altra persona che ha bisogno del vostro aiuto viene condotta alla morte?
Ho perdonato i miei genitori tanto tempo fa, ricordando le parole che Gesù disse mentre era appeso, sanguinante e pieno di lividi, dalla croce: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”. Le Sue parole riguardano i peccati di aborto. La maggior parte degli uomini e delle donne che sono coinvolti nell’aborto non sanno ciò che stanno facendo, come non lo sapevano i miei genitori.
Molte donne che pretendono il diritto di abortire dicono: “È il mio corpo, è la mia scelta”. Permettetemi di fare chiarezza su una cosa oggi: la scelta di mia madre era la mia condanna a morte. Non è solo del corpo di una donna che stiamo parlando, a proposito di aborto. È della carne ed ossa di qualcuno come me.
Poi abbiamo la questione del personale medico che afferma che è solo tessuto. Chiunque abbia mai studiato biologia sa che non è vero. Prima che una qualsiasi donna sappia di essere incinta, suo figlio ha già un cuore che batte a 20 giorni. Mostratemi un pezzo di tessuto o di cancro, che pensate debba essere rimosso, con un cuore che batte. Mostratemi un fegato o un rene che abbia il suo gruppo sanguigno. Quel bambino è perfetto dal primo giorno. Tutto ciò di cui ha bisogno è tempo, ossigeno e nutrimento.
Un altro fatto sorprendente è che nelle riviste mediche sia scritto che il feto può sentire il dolore a 8 settimane di gravidanza. In America, la grande maggioranza degli aborti è eseguita tra 10 e 12 settimane, ben dopo quando il bambino può sentire l’intera procedura. Quindi non venite a raccontarmi che l’aborto è una semplice procedura che espelle un pezzo di tessuto e non fa male a nessuno. Io c’ero. Ero a meno di due centimetri di distanza dal mio fratello gemello innocente quando il suo corpo fu fatto a pezzi, e lui sentì tutto. Avevamo da 14 a 16 settimane, eravamo nel secondo trimestre. Ecco come si intendeva porre fine alla mia vita.
Però sono stata risparmiata per stare qui davanti a voi oggi e dirvi, a nome di quelli che non hanno voce, che se voi rimanete zitti, solo nel mio paese una persona proprio come voi e me morirà ogni 20 secondi di ogni giorno. Siamo stati incaricati da Gesù di levare la voce per coloro che non possono parlare per se stessi e siamo anche stati incaricati dal Santo Padre, che ho avuto il privilegio di incontrare poche ore fa.
Mentre gli raccontavo la mia storia mi guardava tanto intensamente, come se mi dicesse: “Dì il messaggio! Proclama la Verità”. E mi ha baciato e mi ha dato la benedizione per andare a parlare della vita. E questo è ciò che dice a tutti voi, benedicendoci e baciandoci con la sua enciclica. Predicate il vangelo, la buona notizia della vita. Qual è il dono più grande? Quando Gesù allungò le Sue braccia e disse: “Questo è il mio corpo dato per voi”. Immaginate se Gesù fosse stato egoista col Suo corpo e non avesse dato così gratuitamente la Sua vita a voi e me. Dove saremmo oggi? Saremmo nulla. Il dono del corpo di una madre per 9 mesi della sua vita è uno dei più bei doni di tutta la vita. Dobbiamo lottare per proteggerlo.
Mentre sto qui da sola, sapendo che ho mio fratello come caro angelo custode che è sempre con me, so che la mia vita è un dono. E oggi desidero renderla a voi convenuti ed alla Chiesa, come simbolo del potere divorante della redenzione di Dio e della Sua vita e verità. Voi ed io rappresentiamo la vita, ed insieme estenderemo quella vita ad un mondo dolorante e morente. Noi daremo loro la verità della vita e non staremo mai in silenzio.
Vi amo e Dio vi benedica.

http://www.prolife.com/SARAH2.html


Mi dicevo: “Tutto questo non sta accadendo”

4 giugno 2008
Ciò che segue sono brani del discorso di Brenda Pratt Shafer al National Right to Life Conference ’96 e del discorso tenuto il 21 marzo 1996 davanti ad una sottocommissione del Congresso USA. Shafer, infermiera professionista, ha partecipato a tre aborti a nascita parziale. Prima di questa esperienza era “pro choice”.

Attenzione, ciò che segue potrebbe darvi molto fastidio, leggete solo se vi sentite preparati.

… Lavoravo per un’agenzia infermieristica a quel tempo e facevano ogni cosa: davano personale alle cliniche, agli ospedali, alle case di cura, ed io facevo l’intera gamma. E mi chiamarono un giorno e mi dissero: “Brenda, vuoi lavorare in questa clinica per aborti a Dayton?” ed io dissi: “Bene, che cosa fanno?” – “Beh, fanno aborti, fanno aborti D&C [Dilatation and Curettage, una tecnica abortiva in cui il bambino viene fatto a pezzi ed estratto dall’utero]. Questo è ciò che mi dissero. Non avevo mai sentito parlare dell’aborto a nascita parziale prima di entrare là. Così dissi loro che l’avrei fatto. Non avevo problemi, ero pro-choice e la pensavo così. Quando andai alla clinica mi fecero persino fare un colloquio sulle mie opinioni perché volevano essere sicuri, immagino, a quel punto che non fossi un ‘infiltrato’.
Aborti D&C
Il primo giorno che ero lì facemmo aborti D&C. È un aborto per aspirazione di bambini attorno alle sei settimane. La cosa che davvero si impresse nella mia mente quel giorno, fu che c’era una ragazza di 15 anni che faceva il suo terzo aborto e rideva per tutto il tempo. Ed io pensavo, immaginate, che poteva essere la mia figlia di 15 anni ad essere seduta su quel letto e facendo questo aborto.
Aborto tardivo D&E
…l’aborto a nascita parziale è una procedura di tre giorni… nei primi due giorni le donne vengono fatte entrare ed eseguono su di loro una procedura in cui inseriscono una cosa che si chiama laminaria – sembra un tampone ma è fatto di alga – e lo inseriscono nella cervice e quando diventa umida si espande, dilatando la cervice. Perché quando una donna ha le doglie e i dolori del parto, questo è ciò che succede, la cervice si sta dilatando per allargarsi per far uscire il bambino. Dobbiamo farlo anche in un aborto perché non riesci a tirarlo fuori da una cervice non dilatata… Entravano, le inserivano la laminaria, e le mandavamo a casa o in un hotel della zona con un numero telefonico d’emergenza.
Il secondo giorno, le facevamo rientrare e cambiavamo la laminaria, dilatando ancora di più, ed anche il secondo giorno facevano ciò che si chiama aborto D&E. E in questo aborto… portavano l’ecografo e lo mettevano sulla pancia della donna, e tu vedevi il bambino, vedevi il cuore battere. E questo per le gravidanze fino a quattro mesi e mezzo, è fino a quanto si può andare circa, con questo metodo. Ed io stavo a fianco del medico, a circa un metro da lui, e lo vedevo prendere il forcipe e salire dentro l’utero e strappare letteralmente il bambino membro a membro. Entrò e strappò via un braccio e lo gettò nella vaschetta, entrò e strappò via una gamba e la gettò nella vaschetta. Continuò finché non arrivò alla testa, allora andò su con il forcipe, schiacciò la testa e la tirò fuori. Ed io stavo a guardare, guardavo nella bacinella in cui aveva messo il corpo, e penso tra me e me: Aspetta un attimo, dov’è il mucchio di cellule, dov’è l’ammasso di tessuto? Vedo un braccio, vedo una gamba, con dita nei piedi e nelle mani, e la cosa ha veramente cominciato a darmi fastidio a quel punto.
E cominciai a pensarci… arrivai a casa e pensai, bene, se è così brutto al secondo giorno, non voglio vedere che cosa succede al terzo giorno. E mi spiegarono un po’ che cosa sarebbe accaduto. Il terzo giorno entrai, il primo aborto che vidi era di una donna incinta di 26 settimane e mezzo. Il bambino aveva la sindrome di Down. E l’infermiera lo chiamava il loro caso speciale. Ed io dissi: “Perché è un caso speciale?” – “Beh, al medico non piace farlo oltre le 26 settimane e lei è un po’ oltre.”
Alcune donne non vogliono abortire…
Questa signora in particolare non voleva abortire. Aveva questo bambino con la sindrome di Down, non era sposata, il suo ragazzo non voleva il bambino ed io suoi genitori non volevano il bambino. Pianse per tutti e tre i giorni che restò lì. Così facemmo lei per prima per farla finita con lei. La portammo dentro, la preparammo, cominciammo una flebo di Valium per farla star calma. Non usammo l’anestesia generale per tramortirla… Portammo l’ecografo e lo fissammo alla sua pancia.
Vedevo il bambino…
Vedevo il bambino. Vedevo il battito del cuore. E il medico voleva che stessi proprio vicino a lui, perché voleva che vedessi tutto quanto riguarda l’aborto a nascita parziale. Così stetti lì. Entrò, guidato dall’ecografo. Prese il forcipe, entrò e girò il bambino perché non era in posizione allora. Trovò un piede e tirò il piede del bambino giù per il canale del parto, tirandolo giù, e prese un altro piede e cominciò letteralmente a tirare fuori il bambino, in posizione podalica, prima i piedi. E continuava a tirare giù ed io vedo questo bambino che viene tirato fuori dalla mamma, il suo sederino, il torace e poi fece uscire entrambe le braccia. E la signora ha le gambe legate alle staffe come quando si partorisce un bambino o c’è un esame ginecologico. Ed il bambino, l’unica cosa che sosteneva il bambino era il medico che lo stava tenendo con due dita, tenendo il collo così che la testa era appena dentro la mamma.
Ed il bambino stava scalciando i piedi, appeso lì, muovendo i suoi ditini ed i braccini. Non potevo crederci – non so che cosa pensavo lo avrebbe ucciso in quei tre giorni – ma si muoveva ed io continuavo a guardare il bambino che si muoveva. E continuavo a dirmi, questo non sta accadendo, e pensavo che sarei svenuta. E continuavo a dirmi: Sono una professionista, posso farcela, questo è giusto, dovrebbe esserlo, ed io dovrei farcela, sono un’infermiera. Poi lui prese un paio di forbici e le affondò nel retro della testa del bambino. Ed il bambino ebbe un sussulto, come un riflesso di sorpresa, come fa un bambino quando lo lanci un po’ su e lui salta. E allora il bambino divenne proprio rigido. Il dottore poi aprì le forbici per fare un buco. Prese una potente macchina aspiratrice con un catetere e la conficcò in quel buco ed aspirò fuori il cervello. Ed il bambino divenne completamente floscio.
L’ho rivisto nella mia mente mille e più volte…
E l’ho rivisto nella mia mente mille e più volte quel bambino che guardavo mentre la vita ne veniva prosciugata. Fui molto colpita da ciò che vidi. Per molto tempo, a volte ancora oggi, ho avuto incubi su cosa ho visto in quella clinica quel giorno. E come ho detto prima, ho visto bambini morire tra la mie mani, ho visto gente morire tra le mia mani, gente menomata in incidenti d’auto, ferite di pistola. Ho visto procedure chirurgiche di ogni tipo. Ma in tutti gli anni di professione non ho mai assistito a niente del genere. E stavo per vomitare sul pavimento. Stavo letteralmente solo respirando e dicendomi: “non vomitare, non vomitare, sarai imbarazzata se lo fai”. Così cercai di non farlo.
Tirò fuori la testa, tagliò il cordone ombelicale e lo gettò in una bacinella, fece uscire la placenta e la gettò nella stessa bacinella, e vi gettò anche gli strumenti che aveva usato. Vidi il bambino muoversi nella bacinella. Chiesi ad un’altra infermiera e mi disse che erano solo “riflessi”.
Bene, questa mamma voleva vedere il suo bambino. Ed il medico ci aveva detto in anticipo, ci aveva detto: “Cercate di dissuaderla dal vedere il suo bambino”. Non gli piace. Ma lei aveva il diritto di vederlo. Così lo pulirono e la pulimmo e la accompagnammo fuori dalla sala operatoria, la portammo in una stanza e le demmo il bambino.
Lei teneva quel bambino tra le braccia e urlava e pregava Dio… di perdonarla, e per farsi perdonare dal bambino lo teneva e lo dondolava, e gli diceva che lo amava. Ed io guardai il volto del bambino, ed aveva il volto più angelico e perfetto che abbia mai visto, e continuavo a pensare: È un angelo adesso, è in cielo. E non ce la facevo. Dopo tutti gli anni in cui ho fatto l’infermiera, [per la prima volta] non ce l’ho fatta. E chiesi scusa, e mi scusai, e corsi al bagno e piansi e pregai.
…ne vidi altri due quel giorno, di circa 25 settimane. Ma ero in stato di shock. Stavo lì e sapevo che stava accadendo ma non volevo essere lì. Stavo camminando in una spiaggia alle Hawaii da qualche parte, cercando di pensarmi fuori da quella stanza… Le altre due erano donne perfettamente sane con bambini perfettamente sani. Una era una donna di 40 anni che aveva un figlio di 19 anni e stava divorziando, e quindi non voleva il bambino. L’altra era una mamma adolescente che aveva tenuto nascosta la gravidanza ai suoi genitori, e poi i genitori l’avevano scoperto e l’avevano fatta abortire il bambino. Dopo essere uscita quel giorno, non ritornai mai più.
Il presidente Clinton ha posto il veto su questa legge (il Partial-birth abortion Ban Act, che vieta questo tipo di aborto). Vorrei che il presidente Clinton fosse stato dov’ero io. Non penso che avrebbe posto il veto alla legge.
…Molta gente fuori dice che non ho visto quello che ho visto. Credetemi, l’ho visto ed ho avuto tanti incubi. E questo è un modo di guarire, di cercare di superarlo, ed insegnare alla gente la verità di che cosa accade veramente. Vorrei non avere visto ciò che ho visto, perché è stato molto terrificante. Ciò che ho visto quel giorno non dovrebbe essere consentito in questo paese.
La gente mi chiede perché l’ho fatto, perché sono andata a fondo e mio marito mi ha sempre detto: “È meglio accendere una sola candela che maledire l’oscurità”. E questo è ciò che cerco di fare, accendere una candela. E magari dalla mia candela io posso accendere la candela di qualcun altro e loro accenderanno quella di qualcun altro e così via. Perché una sola persona può fare la differenza. E questa è una grande cosa. Ognuno di voi può fare la differenza. Se voi lo dite ad una persona, al vostro vicino, e loro lo dicono ad una persona, dobbiamo, dobbiamo far venire fuori la verità e dobbiamo dirgliela.
E uno di questi giorni ogni persona qui dentro starà davanti a Dio ed Egli vi chiederà: “Che cosa hai fatto per Me sulla Terra?” e voi direte: “Signore, non ho fatto molto, ma ho acceso una candela”. Ed egli vi dirà: “Però oh, quanto splende”.

http://suewidemark.netfirms.com/shafer2.htm
http://www.priestsforlife.org/testimony/brendatestimony.html


Io, Gianna Jessen, sopravvissuta all’aborto

21 maggio 2008
Oggi la testimonianza non è di una donna che ha abortito, ma di una che è stata abortita, ed è miracolosamente sopravvissuta.

Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

(Lc 19,39-40)


Mi chiamo Gianna Jessen. Vorrei dirvi grazie per la possibilità di parlare oggi. Non è una piccola cosa dire la verità. Dipende unicamente dalla grazia di Dio il poterlo fare. Ho 23 anni. Sono stata abortita e non sono morta. La mia madre biologica era incinta di sette mesi quando andò da Planned Parenthood nella California del sud e le consigliarono di effettuare un aborto salino tardivo. Un aborto salino consiste nell’iniezione di una soluzione di sale nell’utero della madre. Il bambino inghiottisce la soluzione, che brucia il bambino dentro e fuori, e poi la madre partorisce un bambino morto entro 24 ore. Questo è capitato a me! Sono rimasta nella soluzione per circa 18 ore e sono stata partorita VIVA il 6 aprile 1977 alle 6 del mattino in una clinica per aborti della California. C’erano giovani donne nella stanza che avevano appena ricevuto le loro iniezioni ed aspettavano di partorire bambini morti. Quando mi videro, provarono l’orrore dell’omicidio. Un’infermiera chiamò un’ambulanza e mi fece trasferire all’ospedale. Fortunatamente per me il medico abortista non era alla clinica. Ero arrivata in anticipo, non si aspettavano la mia morte fino alle 9 del mattino, quando sarebbe probabilmente arrivato per il turno d’ufficio. Sono sicura che non sarei qui oggi se il medico abortista fosse stato alla clinica dato che il suo lavoro è togliere la vita, non sostenerla. Qualcuno ha detto che sono un “aborto mal riuscito”, il risultato di un lavoro non ben fatto. Fui salvata dal puro potere di Gesù Cristo. Signore e Signori, dovrei essere cieca, bruciata… dovrei essere morta! E tuttavia, io vivo!
Rimasi all’ospedale per circa tre mesi. Non c’era molta speranza per me all’inizio. Pesavo solo nove etti. Oggi, sono sopravvissuti bambini più piccoli di quanto lo ero io. Un medico una volta mi disse che avevo una gran voglia di vivere e che lottavo per la mia vita. Alla fine potei lasciare l’ospedale ed essere data in adozione.
Per via di una mancanza di ossigeno durante l’aborto vivo con la paralisi cerebrale. Quando mi fu diagnosticata, tutto quello che potevo fare era stare sdraiata. Dissero alla mia madre adottiva che difficilmente avrei mai potuto gattonare o camminare. Non riuscivo a tirarmi su e mettermi a sedere da sola. Attraverso le preghiere e l’impegno della mia madre adottiva, e poi di tanta altra gente, alla fine ho imparato a sedere, a gattonare e stare in piedi. Camminavo con un girello e un apparecchio ortopedico alle gambe poco prima di compiere quattro anni. Fui adottata legalmente dalla figlia della mia madre adottiva, Diana De Paul, pochi mesi dopo che cominciai a camminare. Il Dipartimento dei Servizi Sociali non mi avrebbe rilasciato prima per essere adottata.
Ho continuato la fisioterapia per la mia disabilità e, dopo in tutto quattro interventi chirurgici, ora posso camminare senza assistenza. Non è sempre facile. A volte cado, ma ho imparato a cadere con grazia dopo essere caduta per 19 anni.
Sono così grata per la mia paralisi cerebrale. Mi permette di dipendere veramente solo da Gesù per ogni cosa.
Sono felice di essere viva. Sono quasi morta. Ogni giorno ringrazio Dio per la vita. Non mi considero un sottoprodotto del concepimento, un pezzo di tessuto, o un altro dei titoli dati ad un bambino nell’utero. Non penso che nessuna persona concepita sia una di quelle cose.
Ho incontrato altri sopravvissuti all’aborto. Sono tutti grati per la vita. Solo alcuni mesi fa ho incontrato un’altra sopravvissuta all’aborto. Si chiama Sarah. Ha due anni. Anche Sarah ha la paralisi cerebrale, ma la sua diagnosi non è buona. È cieca ed ha delle gravi crisi . L’abortista, oltre ad iniettare nella madre la soluzione salina, la inietta anche nelle piccole vittime. A Sarah l’ha iniettata nella testa. Ho visto il punto della sua testa dove l’ha fatto. Quando parlo, non parlo solo per me stessa, ma per gli altri sopravvissuti, come Sarah, ed anche per quelli che non possono parlare…
Oggi, un bambino è un bambino, quando fa comodo. È un tessuto o qualcos’altro quando non è il momento giusto. Un bambino è un bambino quando c’è un aborto spontaneo a due, tre, quattro mesi. Un bambino è chiamato tessuto o massa di cellule quando l’aborto volontario avviene a due, tre, quattro mesi. Perché? Non vedo differenza. Che cosa vedete? Molti chiudono gli occhi…
La cosa migliore che posso farvi vedere per difendere la vita è la mia vita. È stata un grande dono. Uccidere non è la risposta a nessuna domanda o situazione. Fatemi vedere come possa essere la risposta.
C’è una frase incisa negli alti soffitti di uno degli edifici del parlamento del nostro stato [la California]. La frase dice: “Ciò che è moralmente sbagliato, non è corretto politicamente”. L’aborto è moralmente sbagliato. Il nostro paese sta spargendo il sangue degli innocenti. L’America sta uccidento il suo futuro.
Tutta la vita ha valore. Tutta la vita è un dono del nostro Creatore. Dobbiamo ricevere e conservare i doni che ci sono dati. Dobbiamo onorare il diritto alla vita.
Quando le libertà di un gruppo di cittadini indifesi sono violate, come per i nascituri, i neonati, i disabili e i cosiddetti “imperfetti”, capiamo che le nostre libertà come NAZIONE e Individui sono in grande pericolo.
Vengo oggi a parlare in favore di questa legge a favore della protezione della vita. Vongo a parlare per conto dei bimbi che sono morti e per quelli condannati a morte. Learned Hand, un giurista americano rispettato (del nostro secolo) disse: “Lo spirito della libertà è lo spirito che non è troppo sicuro di essere giusto; lo spirito della libertà è lo spirito che cerca di capire le opinioni degli altri uomini e donne; lo spirito della libertà è lo spirito che pesa i loro interessi insieme ai propri, senza pregiudizi; lo spirito della libertà ci ricorda che neanche un passero cade a terra inosservato; lo spirito della libertà è lo spirito di Colui che, circa 2000 anni fa, ha insegnato all’umanità la lezione che non ha mai imparato, ma non ha mai dimenticato; che c’è un regno dove gli ultimi saranno ascoltati e considerati accanto ai più grandi.”
Dov’è l’anima dell’America?! Voi membri di questo comitato: dov’è il VOSTRO cuore? Come potete trattare le questioni di una nazione senza esaminare la sua anima? Uno spirito omicida non si fermerà davanti a nulla finché non avrà divorato una nazione. Il Salmo 52,2-4 dice: “Lo stolto pensa: «Dio non esiste». Sono corrotti, fanno cose abominevoli, nessuno fa il bene. Dio dal cielo si china sui figli dell’uomo per vedere se c’è un uomo saggio che cerca Dio. Tutti hanno traviato, tutti sono corrotti; nessuno fa il bene; neppure uno.”
Adolf Hitler una volta disse: “L’abilità ricettiva delle grandi masse è solo molto limitata, la loro comprensione è piccola; d’altro lato la loro smemoratezza è grande. Essendo così, tutta la propaganda efficace deve essere limitata a pochissimi punti che a loro volta dovrebbero essere usati come slogan finché l’ultimo uomo sia capace di immaginare che cosa significhino tali parole”. Gli slogan di oggi sono: “Il diritto di una donna di scegliere”, “Libertà di scelta”, eccetera.
C’era una volta un uomo che parlava dall’inferno (ne parla il capitolo 16 di Luca) che disse: “Sono tormentato da questa fiamma”. L’inferno è reale. Così lo è Satana, e lo stesso odio che crocifisse Gesù 2000 anni fa, ancora si trova nei cuori dei peccatori oggi. Perché pensate che questa intera aula tremi quando menziono il nome di Gesù Cristo? È così perché Egli è REALE! Egli può dare grazia per il pentimento e perdono a voi ed all’America. Noi siamo sotto il giudizio di Dio – ma possiamo essere salvati attraverso Cristo. Dice la Lettera ai Romani: 5,8-10: “Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati per il suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo NEMICI, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.”
La morte non ha prevalso su di me… ed io sono così grata!!!

Testimonianze di Gianna Jessen rilasciate il 22 aprile 1996 ed il 20 luglio 2000 davanti al Sottocomitato Giudiziario del Congresso sulla Costituzione
http://www.abortionfacts.com/survivors/giannajessen.asp
http://www.godandscience.org/doctrine/jessen.html
GiannaJessen.com

Altri video
Dio sta usando Gianna per ricordare al mondo che ogni essere umano è prezioso per Lui. È bello vedere la forza dell’amore di Gesù che Egli ha riversato nel suo cuore. La mia preghiera per Gianna, e per tutti quelli che la ascoltano, è che il messaggio dell’amore di Dio ponga fine all’aborto con il potere dell’amore.
Madre Teresa di Calcutta